Gli invisibili del PARA-LAVORO

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C’è una moltitudine crescente di occupati oggi in Italia che difficilmente può essere incardinata nei modelli del lavoro tradizionali.
Una platea di para-lavoratori che non è né totalmente subordinato né totalmente autonomo ma che sta nel mezzo dell’uno e dell’altro: sfuggente e poliedrica. Un universo di occupati che resta in gran parte ai margini di un sistema di tutela ancora troppo strutturato su modelli tradizionali, che hanno fatto ormai il loro corso e che, proprio perché fragile nella struttura, è quello su cui l’attuale congiuntura fa maggiormente ricadere i rischi di espulsione dal mercato.

Così l’istituto CENSIS delinea questa realtà: “C’è un popolo senza visibilità, quello del lavoro autonomo e della piccola imprenditorialità, che esprime la realtà degli “invisibili”, porzione di popolazione (gruppo di persone!) fatta anche di giovani dal futuro incerto, “qualcosisti” impiegati in un terziario dai contorni confusi, che insieme compongono un mosaico spesso ignorato dalle statistiche ufficiali”.

Si tratta di 4 milioni 628 mila “para lavoratori”, ovvero occupati a termine (2 milioni 323 mila), collaboratori a progetto (370 mila), collaboratori occasionali (95 mila), titolari di Partita Iva (827 mila) e semi professionisti (1 milione). Costituiscono il 20% dell’occupazione italiana e sono quelli su cui ricadono maggiormente i costi della crisi.

E’ un universo ampio, all’interno del quale sono presenti diverse anime e modalità di organizzazione della propria dimensione professionale: pur essendo una quota significativa (il 43,1%) costituita da giovani con meno di 35 anni, questa risulta molto più alta tra i lavoratori a termine (58,2%), tra i collaboratori occasionali (51,4%) e in parte a progetto (48,1%), che non tra le partite Iva e i semi-professionisti, dove al contrario, l’età media tende a spostarsi più in avanti.

I collaboratori, a progetto e occasionali, trovano quasi esclusivamente occupazione nelle professioni legate al terziario avanzato, ovvero nei servizi alle imprese (vi lavora il 25,6% dei primi e il 23,2% dei secondi) e nel terziario sociale: istruzione e sanità (22,7% dei collaboratori a progetto), servizi sociali e ricreativi (12,2% dei collaboratori a progetto e 22% degli occasionali) e nella pubblica amministrazione.
Tale profilo, giustifica anche la presenza di un livello di istruzione molto alto, essendo, tra i collaboratori a progetto, il 37,4% laureati e il 40,5% in possesso di un diploma superiore.

Sono i lavoratori di oggi e, comparati alla generazione prossima alla pensione, di domani.

Sgobbano e si sobbarcano difficoltà che le generazioni precedenti non si immaginavano nemmeno: pagati di meno, senza garanzie di continuità professionale, si pagano i contributi previdenziali e affrontano la vita con la logica del “vivere alla giornata” perché del “doman non v’è certezza”.

Il Ministro del Welfare Sacconi dichiara però che “il Governo non guarda tanto a questi, quanto agli ultracinquantenni che rischiano il posto di lavoro; non è colpa loro ma hanno scelto percorsi di studi sbagliati, come Scienze della Comunicazione, per cui devono adattarsi…”

Caro ultracinquantenne Ministro Sacconi, questi poveri “invisibili” si stanno facendo carico di una bella crisi economica e dell’enorme debito pubblico che Lei ha contribuito a creare (o è colpa solo degli “altri”?). Hanno inoltre un piccolo onere biologico: è a questa età che si procrea, che si mette su famiglia ma, essendo “invisibili”, beneficiano di pochi spiccioli, pur pagando a volontà perché Lei possa pagare le pensioni di chi è già o sta andando a riposo.

Provi a fare il Ministro a progetto, a 800 euro al mese, adattandosi…

Tommaso Botto

1 comment

  1. […] L’occupazione femminile, nell’ultimo triennio è diminuita in regione di 1000 unità, percentuale pari allo 0,2 per cento delle unità al lavoro nel Friuli Venezia Giulia, che nel 2010 erano 218 mila. Una diminuzione di molto inferiore rispetto alla media nazionale (- 1,1 per cento) e del Nord Est (-1,3 per cento). […]

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