GENERALE VALDITARA: UN FULGIDO ESEMPIO PER L’ITALIA DI OGGI

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Negli ultimi tempi salgono alla ribalta troppi ‘ometti’: ‘gentuzza’ la chiamano in Sicilia, scapestrati arrivisti, ladri, mafiosi, squallidi figuri interessati solo al proprio personale tornaconto e a quello dei propri amici/clienti.
E’ ora di cambiare riferimenti, di prendere ad esempio Uomini che hanno dimostrato di avere la ‘U’ maiuscola.
Per questo vi proponiamo la lettura di “TRANS LIMES”, di Mattia Uboldi, Safarà Editore.

E’ la biografia, avvincente quanto intensa, del Generale di Corpo d’Armata Lorenzo Valditara.

Lorenzo Valditara - 1980

Ma non è solo una biografia: in tre volumi, ricchi di aneddoti, di curiosità storiche e di schede e nozioni militari, compresa la copia anastatica del libro del 122° Corso “Audacia”, quello che frequentò il generale all’Accademia di Modena dal 1940 al ’42, si riassumono una persona, una generazione d’Italiani e diversi momenti della Storia d’Italia, forse scomodi, spesso lasciati volontariamente nel dimenticatoio.

Trans Limes, nel raggio di trecento metri di competenza” -questo il titolo dell’opera principe dell’elegante e prezioso ‘cofanetto’ editoriale- è una curiosa e riuscita miscela, da più punti di vista.

artiglieri alpini

Innanzitutto miscela pensieri ed esperienze biografiche di Valditara con quasi un secolo di avvenimenti storici che hanno interessato -e spesso travolto- l’Italia: una sorta di compendio di quel che han fatto e visto Uomini nati negli anni ’20.

Il protagonista del libro, il Generale di C.A. Lorenzo Valditara, è stato ed è, si perdoni questa precaria sintesi da caserma, un Ufficiale con le palle quadrate: da Sottotenente d’Artiglieria da Montagna (capocorso in Accademia), rientra Tenente, con medaglia di bronzo al V.M. dalla terribile Campagna di Russia (la battaglia del Don, la ritirata, Nikolajewka!); dopo l’8 Settembre inizia la prigionia in Germania; rientra infine in Italia nell’agosto ’45; dopo importanti incarichi e comandi d’Unità, dal ’62 al ’66 è capo di Stato Maggiore della Brigata Alpina Julia; dal ’66 comanda il 2° Reggimento Art.Mont. sino al ’68, anno in cui diviene Capo di Stato Maggiore della Brigata Alpina Cadore, della quale diviene Comandante nel ’72. Promosso Generale di Corpo d’Armata nel ’77, nel ’78 diviene Comandante del IV Corpo d’Armata Alpino; nel 1981 assurge al grado di Comandante dell’Arma dei Carabinieri, tenendo tale incarico sino al 1984. Diciamo che medaglie e attestati d’onorificenza non mancano nella sua casa di Udine: un fulgido esempio di virtù umane e militari, diremmo. Basti, come assaggio, la motivazione della recente Croce d’Oro al Merito dell’Arma dei Carabinieri:

«Comandante generale dell’Arma dei carabinieri, con impareggiabile competenza, rara abnegazione e acuta lungimiranza, ha concepito soluzioni organizzative di straordinaria efficacia e ha esercitato una mirabile ed esemplare azione di comando, consentendo all’Arma di rafforzare il ruolo di istituzione di riferimento per la salvaguardia degli ideali di libertà’ e giustizia. Ufficiale generale di preclare qualità’ umane e professionali, con la sua opera saggia, appassionata e instancabile, ha contribuito, anche dopo la lunga e prestigiosa carriera militare, al progresso dell’Arma dei carabinieri, esaltandone spiccatamente il lustro e il decoro nell’ambito delle Forze armate e della nazione»

 

 

 

L’autore, Mattia Uboldi, è un Artigliere Alpino in congedo, di quasi sessant’anni più giovane del Generale, fiero ed abile taglialegna e commerciante di legnami, cultore della storia militare ed Alpina in particolare, con all’attivo diverse pubblicazioni. Già consigliere della sezione Ana di Udine, è stato radiato dall’Associazione Nazionale Alpini dopo un lungo ed imbarazzante processo che ha fatto emergere, grazie ad Uboldi, pesanti questioni ‘morali’ in seno alla (passata) dirigenza nazionale dell’Ana. Uno quindi che, come simpaticamente lo stesso dichiara, “è famoso per essere un grande insubordinato”. Il vostro cronista l’ha conosciuto ricevendo una minaccia di querela (poi finita in bicchieri di vino).

Quindi, cos’hanno in comune, dove trovano il feeling un ‘giovane’ artigliere semplice radiato dall’Ana ed un pluridecorato Generale inserito a pieno titolo nella Storia militare e non solo?

Il Generale Gianfranco Rossi, abile stratega di questo impegno storico e letterario, già Comandante della Brigata Alpina Julia, lo spiega così, sottilmente: “Il temperamento forte”.
E noi aggiungeremmo, conoscendo la storia del primo e personalmente il secondo: l’alpinità.

Gen Lorenzo Valditara con Gen Gianfranco Rossi - 2009

Fu così che si è da subito trovata una sintonia tra due burberi e risoluti caratteri, in numerosi incontri, in cui la cruda vivacità e lucidità del Comandante ha incontrato l’attenta ma sempre esuberante attenzione dell’intransigente Uboldi. Pare che sia nata una forte reciproca stima tra i due… E pesa come un macigno, non su Uboldi bensì sulla reputazione dell’Ana, quell’avventata radiazione ‘politica’.

Fatto sta che quest’equilibrio, teoricamente impossibile, tra una delle massime autorità militari e l’Artigliere Alpino trova la sua sintesi d’espressione proprio nel titolo dell’opera: “Trans Limes, nel raggio di trecento metri di competenza”.
Io vi racconto solo quello che vidi nei miei trecento metri di competenza!” ordinò, come premessa perentoria, il Comandante.
Ma Uboldi è riuscito, con garbata insubordinazione, a valicare questo confine impostogli, conquistando la fiducia del Generale, riuscendo a fornire al lettore un tesoro di storie, informazioni, personaggi (come l’allora Capitano Gallarotti) e documenti esclusivi, a volte contrastanti con le verità rivelate della dottrina storica ‘ufficiale’, come il falso storico sugli scarsi equipaggiamenti dell’Armir.

Ed in mezzo ad aneddoti e strategie (come il potere psicologico della formalità anche quando tutto sembrerebbe perduto), il sacrificio, il senso del dovere, la responsabilità suprema del comando: proprio quel che sta mancando all’Italia.

Tommaso Botto

1 comment

  1. Mattia Uboldi says:

    Nov 25, 2013

    Rispondi

    Caro Direttore. Il tuo pezzo mi ha piacevolmente sorpreso.

    E’ vero, la storia del Generale e di chi come lui ha vissuto la guerra è grande ed è patrimonio da non perdere.

    Appunto per questo, io non mischierei i miei trascorsi associativi con un simile tesoro.

    Mattia Uboldi

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