GENERALE MARIO MORI: “SBAGLIAI A CATTURARE TOTO’ RIINA”

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Dirompente ammissione dell’ex direttore del Sisde sul contrasto a Cosa Nostra

mario mori gorizia 2016

“Quando entrai nei servizi, negli anni ’70, trovai un’organizzazione ch’era ferma agli anni ’30”, dice il generale Mario Mori, la ‘mente’ dell’intelligence italiana nel recentissimo e travagliato passato.
Parla con linearità e chiarezza di fenomeni e dinamiche che risulterebbe d’impaccio espositivo a molti: “Eravamo incapaci di comprendere fenomeni nuovi, come i Brigatisti. Fu allora che il generale Dalla Chiesa sviluppò un nuovo sistema di condurre le indagini. Fu, in verità, l’uovo di Colombo…”.

Gli occhi vivi e attenti, mentre parla, sembrano ripercorrere istantaneamente il suo lungo vissuto, le tante storie, i tanti personaggi, le vere verità dell’Italia alle prese con il terrorismo (anche quello odierno) e con la questione mafiosa, con Cosa Nostra.
“Si stabilì allora, in primis, di iniziare a parlare il ‘loro’ linguaggio, di comprendere ad esempio come e in nome di cosa parlavano ed agivano i terroristi; quindi, si decise, una volta entrati in contatto con un brigatista, di lasciarlo libero, di non catturarlo subito, per seguirlo, per apprendere le sue relazioni e farci svelare tutta l’organizzazione.”
Giunge subito al sodo, il generale Mori: “La magistratura non era preparata alla lotta al terrorismo ed al crimine organizzato”, lasciando capire che il reo, una volta scoperto, andava immediatamente ‘preso’, catturato, per poi interrogarlo e proseguire le indagini.

Distintivo_ROS carabinieri
Io sono una vittima di questo contrasto, tra il necessario nuovo modo di condurre le indagini e la magistratura” ancorata al codice. Mori è stato infatti indagato, rinviato a giudizio, assolto in primo grado, appellato etc. per una serie di reati, contestati a lui e ad altri ‘suoi’ uomini: dal favoreggiamento, all’associazione mafiosa.
In molti hanno urlato alla macchina del fango, alcune testimonianze a suo carico sono risultate false, la “trattativa Stato-Mafia” ha assunto una luce nuova nell’opinione pubblica: da non avrebbe dovuto esserci a probabilmente non c’era altro metodo.

Ma la verità per l’opinione pubblica non è la verità processuale che a sua volta con collima con la verità dei fatti.
La Procura di Palermo vuole condannarlo per la particolare autonomia del generale nel condurre le indagini su Cosa Nostra, riferendosi ad un fatto specifico ed eclatante: il favoreggiamento per non avere arrestato subito, dopo le bombe e le stragi del ’92, nel 1995, il boss Bernardo Provenzano, la cui latitanza durò poi sino al 2006.
Ma Mori, evitando ultronee giustificazioni, è risoluto e afferma ben di più: “Avrei dovuto essere coerente, andare fino in fondo: sbagliai ad arrestare Salvatore Riina”, capo di Cosa Nostra, diabolica mente delle stragi e catturato nel gennaio 1993 dai ROS (Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, reparto disegnato dalla stesso Mori).

“Se non l’avessimo subito arrestato, se avessimo continuato a seguirlo, avremmo preso tutta la Commissione regionale, tutto il Gotha di Cosa Nostra. Abbiamo sbagliato a vivere alla giornata. Abbiamo fatto come fa il bravo contadino: tagliando i rami secchi, la vigna si rinvigorisce, cresce più forte”.

Tommaso Botto

2 commenti

  1. vituzzo says:

    Mag 1, 2016

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    e intanto la mafia si frega le mani

  2. Sesselift says:

    Mag 1, 2016

    Rispondi

    e il Capitano Ultimo? non l’hanno fatto fuori gli stessi carabinieri (in senso figurato)?

Commenti

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