GELO: chiesto stato di calamità per la pesca

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Centinaia di migliaia di euro: a tanto ammonterebbero le perdite che la filiera della pesca del Friuli Venezia Giulia avrebbe subito a causa del maltempo e delle mareggiate dei giorni scorsi.
Le mareggiate e le temperature estreme hanno da un lato danneggiato le coltivazioni di mitili, ma anche fatto congelare le valli da pesca provocando le morie di pesci (orate e branzini, soprattutto).

Confcooperative Fvg-Federcoopesca Fvg, che associa le cooperative della pesca e della mitilicoltura della regione, ha richiesto quindi all’assessore alle risorse rurali, Claudio Violino, di dichiarare lo stato di calamità naturale.

Dai dati in possesso di Confcooperative, infatti, risulta che la quasi totalità del pesce allevato in valle è andata perduta, e seri danni si sono avuti anche nei filari di mitili, specie nella zona di Punta Sottile, in comune di Muggia (Trieste).

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La situazione, inoltre, potrebbe essere aggravata dal maltempo previsto nel prossimo fine settimana.

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Il freddo polare ha procurato danni enormi a vallicoltori e pescatori delle aree site nei comuni di Grado (GO) e Marano Lagunare (UD): l’enorme moria di varie specie di pesce, anche pregiato, ha creato una situazione economica pesantissima per tutti gli operatori.

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Lo sottolinea, con preoccupazione, il consigliere regionale del Partito Pensionati Luigi Ferone, che condivide la decisione del presidente della II Commissione Federico Razzini (LN) di programmare un incontro urgente con gli operatori del settore per delineare nel modo più chiaro possibile il quadro della situazione.

Una definizione della situazione – sottolinea Ferone – è necessaria per porre in essere al più presto tutti quegli interventi specifici che possano andare incontro a chi ha visto vanificato il proprio lavoro a causa dell’inclemenza atmosferica.

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Il punto sulla situazione della pesca in generale e della vallicoltura nella laguna di Marano e Grado, in ginocchio dopo quindici giorni di ghiaccio, bora e mare con una temperatura sotto i 4 gradi mai raggiunta negli ultimi cinquant’anni, è stata fatta alla II Commissione del Consiglio regionale – presieduta da Federico Razzini (LN) – da una folta rappresentanza delle Associazioni vallicoltori di Marano e Grado e vallicoltori della Laguna, della Cooperativa pescatori di Marano Lagunare e di Coldiretti Gorizia e Udine.

Innanzitutto i dati della vallicoltura: una quarantina di aziende, una superficie di 1500 ettari, un prodotto annuo di 1600 quintali (il 2% dell’intero prodotto nazionale), una settantina di addetti.

Le valli di pesca ghiacciate – è stato evidenziato – hanno subito seri danni perché non c’è la possibilità di combattere le avversità atmosferiche dati i troppi vincoli ambientali.

Gli aiuti finanziari per ripartire con l’attività sono importanti, ma ciò che chiedono gli addetti è una revisione normativa che consenta di utilizzare pratiche già attuate in passato, come vasche di sverno e impianti di geotermia, affinché situazioni come questa non si verifichino di nuovo.

Una stima veloce, ma abbastanza esaustiva, parla di un fenomeno che ha comportato la moria del 95% di certe specie, come le orate, mentre per altri pesci più resistenti la perdita non è inferiore al 70%, con un danno di alcuni milioni di euro dovuti alla perdita immediata e al fatto che il prodotto nuovo sarà pronto per essere venduto fra non meno di tre anni.

Discorso a sé, anche se simile, va fatto per la molluschicoltura, una delle eccellenze di questo settore, con la produzione di molluschi bivalvi, soprattutto vongole veraci, che sta dando ottimi risultati.
I danni sono oggi difficili da valutare per la difficoltà a girare per una laguna ghiacciata.
Anche in questo caso, comunque, servono tre anni affinché una vongola raggiunga le dimensioni commerciabili e, analogamente, la richiesta è di un aiuto immediato per ripartire, ma viene sottolineata l’importanza di poter attuare interventi strutturali.

La pesca, con 170 imprese e 200 associati, lamenta un danno da mancato guadagno – stimato prendendo come valore comparato lo stesso periodo del 2011 – di 250/300.000 euro, ai quali si aggiungono la sofferenza dell’indotto e i danni a strutture e impianti.

Redazione

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