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FVG. Lavoro e disoccupazione: statistiche furbe, fiacchi rimedi e belle fiabe
25 Giugno 2013 Inchieste
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Fra sei mesi è Natale: a questo punto, facciamoci già gli auguri! (Magari a Sappada…)

lavoratori

Bankitalia dice questo: “Il protrarsi dell’attuale fase di debolezza ciclica si è riflessa anche sulle dinamiche del mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia. Secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, nella media del 2012 il numero degli occupati si è ridotto dello 0,8 per cento rispetto al 2011, raggiungendo il valore più basso dall’inizio della crisi (quasi 507 mila unità). Il calo è stato più severo rispetto a quello registrato a livello nazionale e nel Nord Est (rispettivamente -0,3 e -0,1 per cento) e si è concentrato nel comparto delle costruzioni e nel commercio.
Il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni è sceso dal 64,2 al 63,6 per cento, pur continuando a mantenersi superiore alla media italiana (56,8 per cento). La diminuzione è stata particolarmente intensa per i giovani tra i 15 e i 34 anni (-3,9 punti percentuali), a fronte dell’aumento di 4,5 punti percentuali per la classe 55-64 anni anche in connessione all’innalzamento progressivo dell’età di pensionamento. Il tasso di occupazione è calato di circa mezzo punto percentuale sia per la componente maschile sia per quella femminile (rispettivamente al 71,2 e al 56,0 per cento) riflettendo la riduzione dell’occupazione rispettivamente dello 0,7 e dell’1,0 per cento.
La ricomposizione dell’occupazione a favore del lavoro dipendente si è arrestata: dopo quattro anni consecutivi di flessione, i lavoratori autonomi sono aumentati del 4,8 per cento, riportandosi sui livelli del 2010. Il numero di lavoratori dipendenti, dopo un biennio di crescita, è diminuito del 2,3 per cento; nella media del 2012 i lavoratori dipendenti della regione sono stati 396 mila, pari al 78 per cento degli occupati complessivi e al 50 per cento della popolazione residente in età da lavoro.
Nel 2012 le forze di lavoro, pari a circa 543 mila unità, sono aumentate dello 0,9 per cento rispetto all’anno precedente. Il tasso di attività della popolazione tra i 15 e i 64 anni è salito di mezzo punto percentuale al 68,3 per cento; quello femminile, in crescita dal 2004, ha raggiunto il 61,0 per cento, quello maschile il 75,7 per cento.
Le persone in cerca di occupazione sono state circa 37mila, quasi 9mila in più rispetto all’anno precedente (erano in media 20 mila nel periodo pre-crisi 2004-07). Il tasso di disoccupazione è aumentato di 1,6 punti percentuali al 6,8 per cento, raggiungendo il valore massimo dall’inizio della crisi; all’incremento hanno contribuito sia la componente maschile che quella femminile.
Nel 2012 le ore di Cassa integrazione guadagni (CIG) autorizzate in Friuli Venezia Giulia, oltre 24 milioni, hanno ripreso a crescere (10,8 per cento); tale dinamica è ascrivibile sia alla componente ordinaria che a quella in deroga, cresciute rispettivamente del 40,5 e 69,5 per cento. Nei primi quattro mesi del 2013 le ore autorizzate di CIG, circa otto milioni, sono aumentate del 22,2 per cento rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.
Nel 2012, secondo i dati forniti dall’Osservatorio sul Mercato del Lavoro della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, sono entrati in mobilità circa 10.200 lavoratori delle aziende presenti in regione, nuovo massimo dall’inizio della crisi.
I licenziamenti individuali o effettuati dalle piccole imprese hanno continuato a contribuire per circa i due terzi del totale”.

 

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha detto questo: “Lavoro e occupazione, assieme alle proposte per affrontare la perdurante e drammatica crisi, sono stati i temi affrontati dalle Commissioni I e II del Consiglio regionale in seduta congiunta – presiedute rispettivamente da Renzo Liva (PD) e Alessio Gratton (SEL) – assieme agli assessori di riferimento, con l’obiettivo di definire le linee di un documento di carattere propositivo da discutere in Aula nella sessione già fissata per il 30/31 luglio e primo agosto. Così Loredana Panariti, responsabile del lavoro e formazione, ha ricordato la costante perdita di occupazione, soprattutto nel manifatturiero, l’aumento delle persone che hanno un sostegno al salario e delle ore di cassa integrazione, mentre registriamo 1433 imprese in meno. La notizia positiva di oggi, però, è che l’Inps ha comunicato che potremo riprendere la decretazione sugli ammortizzatori per ulteriori 1,5 milioni. E domani a Roma la Regione avrà un incontro a livello politico per ripartire ulteriori risorse messe a disposizione per gli ammortizzatori sociali. Gli uffici – ha precisato – istruiscono tutte le richieste di ammortizzatori sociali che vengono presentate, e appena viene comunicata una disponibilità finanziaria l’autorizzazione a erogare avviene immediatamente. E se Il Friuli Venezia Giulia è la seconda Regione italiana come capacità di spesa sul Fondo sociale europeo, siamo andati comunque a Bruxelles per vedere se c’è la possibilità di usare tutta una serie di risorse per le politiche attive del lavoro. Per cercare di affrontare al meglio i problemi del lavoro e dell’occupazione – ha concluso Panariti – bisogna assolutamente mettere insieme i diversi soggetti che sono coinvolti a queste problematiche. A giudizio di Sergio Bolzonello, vicepresidente dell’Esecutivo e assessore alle attività produttive, c’è bisogno di un disegno di sistema complessivo, mentre la situazione attuale vede questo sistema molto frammentato e con una serie di crepe profonde, dal livello europeo sino a quello regionale, con responsabilità che non vanno imputate solo alla politica. Disegno di sistema significa che in un momento di profonda crisi dobbiamo dedicare molto tempo alla semina e alla sistemazione di situazioni salvabili e in grado di essere rilanciate. Rimane la centralità del manifatturiero nelle politiche economiche di questa regione – ha detto Bolzonello – accanto al quale dev’esserci una crescita dell’agroalimentare e del turismo, due settori che finora sono stati trattati separatamente rispetto agli altri settori produttivi, mentre devono entrare in un discorso complessivo. C’è poi il problema del credito: il sistema bancario di questa regione non è in grado di supportare le grandi scelte che abbiamo di fronte e le nostre aziende hanno assoluto bisogno di certezze. Il coinvolgimento della macchina regionale per ridurre i tempi di intervento per le istruttorie – ha concluso – è indispensabile per garantire il non superamento dei 60/90 giorni, mentre i 120 giorni dovrebbe essere l’eccezione. Dando segnali positivi potremo avere anche risposte importanti. Nel dibattito che ne è seguito, Renzo Tondo (Misto) ha preso atto di due cose che vorrebbe fossero ribadite: il Friuli Venezia Giulia è la seconda regione in Italia per capacità di spesa del Fondo sociale europeo, e allora l’Amministrazione precedente non ha fatto poi così male; la crisi non è tutta colpa della politica, e allora per venirne fuori dovrà prevalere il senso di responsabilità di tutti. Per Renata Bagatin (PD) è giunto il tempo delle proposte operative, dove ognuno dovrà dare qualcosa, le imprese, le organizzazioni sindacali, la politica. Non può essere che le aziende e i loro lavoratori si sentano soli, dovremo coinvolgere anche le comunità perché la crisi investe tutti. Abbiamo una condizione di disparità rispetto ai Paesi confinanti, così Riccardo Riccardi (Pdl), e allora dovremmo mettere assieme tutte le regioni che subiscono questa situazione. Nelle dinamiche di natura economica – ha aggiunto – il pubblico deve riappropriarsi di questo spazio e assumersi le sue responsabilità: la riforma delle partecipate può diventare l’occasione propizia per avviare questo percorso. Quando vi è una situazione di grave crisi come l’attuale, per Mauro Travanut (PD) spetta alla classe politica definire il taglio di quel che si vuole, trovando spazi comuni per risolvere i problemi. E le variazioni di bilancio potrebbero essere un primo tracciato di sostanza. Enio Agnola (PD) ha auspicato, in un momento di risorse limitate, che si possa ritrovare la capacità di selezionare. Accanto a ciò la Regione dovrà assolutamente ammodernare il suo sistema istituzionale, senza il quale non si può costruire alcun tipo di rilancio, così come dovrà essere ammodernato il sistema del credito. A giudizio di Renzo Liva (PD) la politica deve fare tutto ciò che è in suo potere per rendere un’area più produttiva, competitiva e per renderla attrattiva nei confronti degli investitori. In questo contesto ognuno deve recitare la sua parte, la politica, l’impresa, il credito. I tempi delle risposte della pubblica amministrazione – ha evidenziato Enzo Marsilio (PD) – non sono in linea con le esigenze del mondo del lavoro e così viene a mancare il clima di fiducia. Il dato della capacità di spesa riferito al Fondo sociale europeo non basta, ci sono altri programmi europei dove siamo drammaticamente lenti. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, i lavoratori che ne beneficiano garantiscano alcune ore al giorno di lavori socialmente utili. Riusciremo a dare un contributo a questa grave crisi, ha affermato Pietro Paviotti (Citt), se saremo capaci di stilare un documento con indicazioni concrete, poche cose ma realizzabili, priorità. Dove rivolgere le attenzioni? Verso il sostegno all’impresa, la limitazione della burocrazia, le infrastrutture e i trasporti come volano per l’occupazione. In termini di azioni concrete e veloci, così Elena Bianchi (M5S), la riduzione dei costi della politica ci dà due possibilità immediate: recuperare risorse da reimpiegare subito attraverso gli strumenti che già ci sono e affrontare in maniera più ampia il problema dei costi della macchina burocratica. L’agroalimentare e il turismo sono settori da incentivare tenendo conto anche dell’aspetto culturale. Per Gino Gregoris (Citt) gli interventi regionali possono essere di portata limitata e in questo contesto bisogna pensare a come ottimizzarli, cercando di aiutare chi produce lavoro e di attirare nuovi investitori. A giudizio di Cristian Sergo (M5S) questa regione ha un problema dovuto al gran numero e al proliferare di centri commerciali, ai quali bisognerebbe avere il coraggio di dare uno stop immediato. Invece di guardare a pochi nuovi posti di lavoro, si dovrebbe pensare ai tanti che vengono persi con la chiusura di molte piccole attività. Ha inoltre auspicato una rapida conclusione dell’iter per il passaggio di Sappada al Friuli Venezia Giulia, comune che ha potenzialità turistiche di assoluto livello. Luca Ciriani (Pdl) ha chiesto delucidazioni sulla riforma degli ammortizzatori sociali e sul reddito di cittadinanza, tema che distingue le posizioni di centrodestra e centrosinistra. Il senso di questa iniziativa politica, ha quindi precisato Alessandro Colautti (Pdl), è riferito alla consapevolezza della drammaticità della situazione, che ognuno deve affrontare con senso di responsabilità superando talune posizioni e abbattendo i tempi morti. Dobbiamo quindi valutare subito se siamo nelle condizioni di individuare gli strumenti che la specialità ci ha dato per affrontare l’emergenza lavoro e occupazione. È questo il contributo che vogliamo dare a un problema così importante”.

 

Noi, se permettete, diciamo questo:

Andiamo ancora dietro alle statistiche con le virgole (già vecchie quando escono) o apriamo gli occhi e guardiamo la miseria nera che avvolge il nostro bel Friuli Venezia Giulia?

L’economia è sommersa a tal punto che ci vuole un sommergibile!
(A proposito, senza cercare l’idraulico che piglia 80 euro per dieci minuti di lavoro e non rilascia fattura ‘altrimenti sono 100’: chi è quello stimatissimo presidente ‘udinese’ che fa lavorare in nero un artigiano e nemmeno lo paga?)

Con la disoccupazione allargata (è occupato chi guadagna 600 euro lordi al mese? È occupato chi lavora quattro mesi l’anno?), a quanto ammontano effettivamente le persone in seria difficoltà?
Ancora cassa integrazione? Ma a chi? A chi ha un lavoro… e chi non ce l’ha? 6 mesi di Inps? E poi?
E chi è pseudo-autonomo (va di moda la collaborazione occasionale, con contratto, il post co-co-co!) ? Cosa e a chi chiede? La pensione alla nonna?

Imprese: sapete quanti aprono una partita Iva per fare un lavoro dipendente a termine a tutti gli effetti?

E’ ridicolo tutto il sistema: non c’è lavoro (il 60% delle visite di questo sito parte da ricerche contenenti ‘lavoro’ o ‘occupazione’), chi dovrebbe trovarlo (Uffici per l’Impiego) non lo trova (se non a chi ci lavora), i progetti sviluppati sinora si risolvono in una gran presa per il culo (vedi: Reinserimento lavorativo, denaro pubblico per farsi prendere in giro ), impera la più totale anarchia giuslavoristica (vedi: Lavoro e committenti precari: il mobbing fiscale ), i vecchi hanno le pensioni, i giovani non hanno nulla, le caste resistono, e dobbiamo sentirci dire: “dobbiamo individuare gli strumenti”, “dobbiamo ottimizzarli”, “attraiamo investitori”, “viene a mancare il clima di fiducia”, “rinnoviamo leistituzioni”, “pigliamoci Sappada”…

Ma si! Tutti a Sappada, a palpare il crack di Pirelli Marti e don Fabbro!

 

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