FVG amministrato da ladri, furbi ed incapaci

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Estratto della relazione del Procuratore regionale della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia, Tiziana Spedicato.
L’amara impressione è che si tratti solo della punta dell’iceberg…


CORTE DEI CONTI FVGImpegnativa è stata l’azione della Procura, nel Friuli Venezia Giulia, nel settore relativo alla mala gestione dei contributi pubblici, tanto di provenienza comunitaria, quanto nazionale e regionale. Le istruttorie sulle fattispecie di frodi nella percezione e nell’illecito impiego dei finanziamenti rivelano anche gravi criticità e debolezze nel sistema generale e di controllo, riscontrate nell’attività investigativa e giudiziaria.
La Procura segnala la necessità di una riflessione finalizzata ad interventi pubblici, non di sua competenza, sulle modalità di erogazione delle misure di sostegno, a partire dal modello procedimentale fino ad arrivare ai meccanismi di controllo, da attuarsi auspicabilmente in corso di realizzazione dell’iniziativa finanziata e non limitatamente all’esame della documentazione di spesa.

Il controllo meramente cartolare non ha consentito, se non marginalmente, l’emersione, tra le tante, di una fattispecie criminosa – particolarmente grave perché ripetuta in altre Regioni del nostro Paese – sulla quale la Sezione locale ha emesso sentenza di condanna al risarcimento di euro 84.500,00 (n. 30 del 2015). Una società a responsabilità limitata, con sede a Bolzano e unità operativa simulatamente presente a Trieste, ha beneficiato di un co-finanziamento (Stato, Regione, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) rientrante nelle misure di sostegno territoriale destinate alle imprese concretamente operative nella Regione FVG e finalizzato ad assistere la realizzazione di progetti di ricerca, ma, ben prima di chiudere la ricerca e produrne il rendiconto, era già scomparsa dalle zone assistite dalle risorse pubbliche. Quello che, peraltro, ha rendicontato la società beneficiaria non è risultato essere il progetto di ricerca esaminato e finanziato, perché meritevole, dalla Regione, ma qualcosa di profondamente diverso, in assenza di comunicazione delle variazioni sostanziali agli enti finanziatori. La ricerca scientifica è apparsa inadeguata e frettolosa e, peraltro, realizzata (per quel poco effettivamente realizzato) non dalla società di ricerca, cui la società beneficiaria l’aveva affidata (la quale appare inserita in un carosello di società variamente collegate tra loro in una movimentata attività di acquisizione, in più regioni del territorio nazionale, di contributi pubblici destinati a progetti di ricerca applicata), ma da soggetti responsabili di ricerca per conto di un’altra società ancora (ulteriormente finanziata con risorse pubbliche). Il danno, contestato alla società di capitali beneficiaria, ad un amministratore della stessa e al direttore di ricerca, è stato ritenuto, dalla Procura e dalla Sezione, pari all’importo complessivo del finanziamento. La sentenza di condanna risulta appellata.

Un’altra fattispecie, oggetto di un atto di citazione per danno rilevante (euro 540.000,00), si è concretizzata in un’acquisizione di pubbliche contribuzioni (della Regione FVG, della Provincia, del Comune e della Camera di Commercio, Industria, Artigianato di Trieste) illecite, in quanto dolosamente ottenute attraverso l’artificiosa creazione di un soggetto giuridico, un’associazione, che era entità solo strumentale ai fini di una società a responsabilità limitata, e che, apparentemente rappresentando una connotazione solo sportiva e in mancanza di fini di lucro, era destinata a chiedere e conseguire le misure di sostegno pubblico per quello che, in realtà, si è rilevato un progetto imprenditoriale (il cui finanziamento, ove possibile, avrebbe dovuto soggiacere alla regola comunitaria del “de minimis”) e il fine di lucro della società a responsabilità limitata, delle cui quote erano proprietarie le stesse persone formalmente socie dell’associazione sportiva. La Sezione Giurisdizionale, dopo aver rigettato l’istanza di sospensione del giudizio in attesa della pronuncia delle SSUU della Corte di Cassazione sul ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione (e la Procura ha notificato controricorso) presentato da uno dei convenuti e riconosciuto la giurisdizione, ha emesso sentenza di condanna (n. 83 del 2015) per l’importo richiesto.

La Procura ha emesso un invito a dedurre, che ha riguardato la distrazione di parte di un contributo, concesso dal Comune di Trieste, destinato ad una manifestazione organizzata nell’ambito del territorio comunale, per la quale la responsabilità è stata contestata al Presidente del Comitato promotore e organizzatore della manifestazione.

Nel corso del 2015 è stato depositato un atto di riassunzione riguardante il caso di una Fondazione che aveva ottenuto dalla Regione contributi per la realizzazione di un museo poi non realizzato. Il rappresentante legale della stessa è stato assolto in sede penale perché il fatto non sussiste, il processo contabile sarà discusso a breve.

L’attività istruttoria della Procura ha riguardato nel 2015, e dovrà riguardare nel 2016, la gestione di fondi in agricoltura (FEOGA, FEAGA, FEASR) per euro 10.390.122,85 e di fondi di sviluppo infrastrutturale di provenienza comunitaria, nazionale e regionale (FESR – fondi Ministero Sviluppo Economico, fondi regionali) per euro 4.949.295,83.

Tra gli inviti a dedurre emessi nel 2015 si segnalano, in punto, tre inviti formulati in materia di mancato versamento del prelievo supplementare dovuto da cooperative lattiere (precisamente una società agricola, una srl e due cooperative) in ragione dello sforamento delle quote latte. Poiché il mancato versamento era stato approvato dalle assemblee dei soci in sede di deliberazione di bilancio, gli inviti hanno riguardato oltre ai rappresentanti legali delle persone giuridiche anche tutti i soci risultati presenti e votanti nelle predette assemblee per complessivi 45 destinatari. Il danno contestato nelle tre vertenze ammonta complessivamente a circa 8.840.000 euro.

Nel 2015 si è continuata l’attività investigativa, anche attraverso la disposizione di nuovi supplementi istruttori, con riferimento a due altre fattispecie di condotte di gestione incidenti su fondi a destinazione vincolata anche comunitari: i legali rappresentanti delle imprese esaminate si occupavano di presentare dichiarazioni mendaci e falsa documentazione, mediante la costituzione di nuove società o con l’utilizzo di società “sconosciute” all’amministrazione finanziaria, ai fini dell’indebita percezione di contributi pubblici per complessivi euro 361.517,07.

L’attività della Procura si è estesa anche alla mala gestione di fondi pubblici realizzata con colpa grave.

Un atto di citazione, nei riguardi del Segretario di un Comune, ha riguardato un contributo erogato ad un funzionario comunale con fondi della cosiddetta Agenda 21, programma comunitario di sviluppo del territorio, per un’affermata attività di progettazione, attività in realtà insussistente in quanto effettuata dalla ditte già destinatarie di finanziamento. La Sezione ha emesso sentenza di condanna (n. 1 del 2016).

Un’altra vicenda ha riguardato la chiamata in causa del rappresentante legale di un’Associazione con finalità di promozione scientifica, destinataria di un contributo da parte del Ministero della Pubblica Istruzione per l’allestimento di due mostre nell’ambito del progetto denominato “Science Centre Trieste”, la cui finalità era quella di mettere a disposizione del grande pubblico un punto fisico dove entrare in contatto con la ricerca scientifica avanzata. L’acconto del 60% del contributo era stato interamente speso in brevissimo tempo, sostanzialmente per spese di funzionamento dell’Associazione, senza realizzare, nemmeno in minima parte, le iniziative assistite da contributo. La Sezione ha condannato il convenuto, con sentenza n. 108/2015, al risarcimento del danno nella misura di euro 110.000,00.

Sono molteplici le istruttorie in corso. La maggior parte riguarda contributi erogati dalla Regione e dalla Comunità Europea, ma vi sono anche istruttorie relative a benefici concessi dagli Enti locali e dallo Stato.

Una delle fattispecie da esaminare nel 2016 è la vicenda relativa alla errata realizzazione di un impianto di biomassa e teleriscaldamento in un comune della Carnia tanto da rendere l’impianto non funzionante se non con significativi interventi modificativi. L’intervento era assistito da contributo comunitario erogato dalla Regione e poi revocato. Attualmente la revoca è stata impugnata.

Di grande rilievo è la fattispecie interessante i contributi concessi dalla Regione ad un Consorzio, ente pubblico economico, per la realizzazione di opere rientranti nei piani dei porti e utilizzati per il pagamento di stipendi, utenze e rate di mutui (danno di circa 11 milioni di euro). A carico del medesimo Ente risultano pure irregolarità nell’acquisto di terreni a prezzo più elevato rispetto al loro reale valore e inutili consulenze. Sono in corso di accertamento eventuali responsabilità.

Un’altra fattispecie ha riguardato un finanziamento pluriennale (10 anni, 100.000 euro annui), erogato, ai sensi della l.r. 1/2007, dalla Regione FVG ad una fondazione (ex IPAB). Il contributo, finalizzato alla realizzazione di interventi a supporto del completamento degli immobili a servizio di attività assistenziali, erogato per un importo complessivo pari ad 800.000 euro, risulta destinato a scopi diversi da quelli normativamente individuati. La Regione ha revocato le restanti due annualità di finanziamento.

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Il danno da corruzione e illegalità nella Pubblica Amministrazione

La Procura ha svolto azione investigativa anche per contrastare, come già si è riferito, quelle forme di illegalità nella gestione dell’attività pubblica a rilevanza anche penale. Dalla relazione sull’amministrazione della giustizia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016 del Presidente della Corte di Appello si è appreso che, con riferimento ai delitti (artt. 314-320 c.p.) contro la Pubblica Amministrazione, le iscrizioni presso i Tribunali e gli uffici GIP del Distretto hanno manifestato un andamento generalmente allineato, con tendenza alla diminuzione, rispetto a quello del precedente periodo 2013/. Quanto alla Corte di Appello, si è registrata una diminuzione del dato complessivo delle sopravvenienze relative ai reati contro la Pubblica Amministrazione, in minima parte commessi da pubblici ufficiali.

In materia, è stata emessa una sentenza (n. 73 del 2015) di condanna del direttore dei lavori di fornitura, installazione e programmazione del sistema di comunicazione dati, fonìa e antintrusione di Villa Serravallo a San Daniele del Friuli, a risarcire un danno di circa 87.000 euro. Il direttore non è risultato garante della conformità dei lavori al progetto e al contratto, ma inadempiente ai suoi doveri funzionali, persino coinvolto in evidente rapporto di complicità di matrice corruttiva con l’impresa appaltatrice. Il danno contestato dalla Procura è consistito nel minor valore (in termini qualitativi e quantitativi) dei beni e dei lavori forniti dall’impresa rispetto a quanto contrattualmente previsto a causa della corruzione e della frode in pubbliche forniture commesse dalla direzione lavori e nel disservizio che ne è derivato, quantificato con riferimento alle maggiori spese per giudizi civili, penali e consulenze tecniche.

E’ stato condannato (sentenza n. 54 del 2015) a risarcire un danno di circa 13.000,00 euro anche un ragioniere comunale, responsabile dei servizi finanziari, per la condotta appropriativa di fondi comunali (aveva emesso, in proprio favore e con riferimento alle funzioni di economo, un mandato di pagamento senza mai far seguire a tale operazione l’emissione della reversale in entrata per la corrispondente somma del titolo di spesa), posta in essere in un più ampio contesto di illecite appropriazioni, oggetto della sentenza di condanna della Sezione n. 102 del 2013.

Sono stati recuperati, nel corso dell’attività istruttoria svolta dalla Procura, euro 20.000,00, di cui si era appropriato un dipendente comunale che gestiva fondi comunitari in ragione delle funzioni espletate nell’ente. Il dipendente ha risarcito il danno alle finanze e all’immagine del Comune.

E’ in corso un’istruttoria relativa alla sottrazione di fondi regionali da parte di un funzionario delegato della Regione che, attraverso la produzione di giustificativi falsi per i prelievi in contanti effettuati tra il 1998 e il 2012, è riuscito ad appropriarsi di circa 2 milioni di euro. I perpetrati illeciti, per i quali il dirigente è stato licenziato, hanno determinato, ulteriormente, l’emersione di sistematiche forme di assenza ingiustificata riconducibili a false missioni e false rilevazioni di entrata e uscita dal luogo di lavoro condivise anche con altri dipendenti.

Si è in attesa della conclusione delle indagini preliminari in sede penale, per acquisire elementi di valutazione in ordine ad una complessa fattispecie dannosa riguardante le spese riguardante le opere di bonifica dall’inquinamento, risultato inesistente, della laguna di Grado e Marano e le spese a tal fine sostenute per il mantenimento della struttura commissariale, per consulenze e per opere di dragaggio (che avrebbero potuto essere ordinarie e invece) commissionate d’urgenza nell’ultimo decennio.

In autonomia dal procedimento penale, si è dato impulso a determinate fattispecie, parte dell’istruttoria riferita.

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Il danno da omesso riversamento di proventi pubblici

E’ stato condannato a risarcire un danno di euro 124.000,00 circa (sentenza n. 36 del 2015) anche un dipendente di un’azienda speciale (Azienda Speciale “Trieste Benzina Agevolata”) della Camera di Commercio, Industria e Artigianato, agente contabile affidatario delle operazioni di acquisizione giornaliera degli incassi da emissione e vendita delle tessere regionali dei prodotti petroliferi anni 2012-2013 e dei riversamenti degli stessi presso l’istituto di credito cassiere. La Sezione ha affermato che gli ammanchi accertati con riferimento a tali proventi sono stati posti in essere, più che con grave colpa, con intenzione appropriativa.

E’ stato emesso un atto di citazione per l’importo di circa 17.000,00 euro, nei confronti del titolare di una ricevitoria del lotto sita nel territorio di un comune del pordenonese, al quale è stata contestata l’omissione del riversamento dei proventi della raccolta delle giocate. L’importo contestato con l’invito a dedurre era pari ad euro 40.681,92 dei quali il responsabile restituiva euro 20.000,00 e l’amministrazione provvedeva ad incamerare il deposito cauzionale pari ad euro 3.500,00. La Sezione Giurisdizionale ha emesso sentenza di condanna (n. 107 del 2015) per l’importo richiesto.

È stato emesso nel 2015 un invito a dedurre per una fattispecie riguardante un rilevantissimo ammanco realizzato da un dipendente di un’Agenzia fiscale. La contestazione del danno di oltre 480.000,00 euro è stata rivolta non solo nei confronti del dipendente che ha posto in essere la condotta appropriativa, ma anche nei confronti dei due ricevitori provinciali, che si sono succeduti nel tempo e che erano tenuti al controllo sull’attività del primo.

Con riferimento al mancato riversamento, da parte del concessionario, di somme riscosse, si deve segnalare un’altra fattispecie, a rilevanza nazionale, segnalata dalla Procura della Corte dei Conti per la Lombardia (segnalazione a 17 Procure). La vicenda riguarda la responsabilità contabile di una società di riscossione per la distrazione di ingenti somme di tributi (circa 7 milioni di euro in Italia), riscossi a titolo di imposta comunale di pubblicità (ICP). Il sistema fraudolento, posto in essere nel periodo 2008-2011 dal Presidente del CdA della società (interamente gestita dallo stesso e da un suo familiare per il tramite di partecipazioni societarie), consisteva nell’attivazione di due conti correnti bancari non censiti nella contabilità della società, sui quali venivano fatti illecitamente versare, direttamente dai contribuenti, importi dovuti per l’ICP, in modo che le somme non venissero rendicontate ai Comuni, in totale violazione della normativa in materia di contabilità pubblica. Il danno relativo alle condotte nel territorio regionale ammonta a circa 350.000,00 euro.

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Il danno all’immagine

E’ stato emesso un atto di citazione nei confronti di un dipendente del Comune di Trieste per il danno all’immagine connesso alla diffusione sui media di fattispecie definita in sede penale con sentenza di condanna. Il dipendente aveva alterato manualmente entrate ed uscite nel programma informatico di registrazione delle presenze. Tale danno è stato determinato in via equitativa in euro 5.000,00.

La Sezione Giurisdizionale ha emesso sentenza di condanna n. 51 del 2015 al risarcimento pari agli importi chiesti dalla Procura.

E’ stato condannato (sentenza n. 7 del 2015) a risarcire il danno all’immagine, quantificato in circa 13.000,00 euro, causato dalla corruzione di un dipendente dell’Azienda ospedaliera di Latisana, condannato penalmente per le illecite appropriazioni di monili e gioielli delle salme affidate alla sua custodia presso l’obitorio dell’ospedale e per le accettazioni corruttive di compensi in denaro da parte dell’impresa di pompe funebri al fine di favorire l’acquisizione di clientela da parte della stessa.

Un’altra sentenza di condanna (n. 39 del 2015) ha riguardato il danno, quantificato equitativamente in euro 4.000,00 (nonostante l’art. 1, comma 1 sexies, della l. n. 20 del 1994, aggiunto dall’art. 1, comma 62, della l. al n. 190 del 2012, si applichi solo a fattispecie, diverse da questa, realizzatesi in data successiva alla sua entrata in vigore) l’immagine conseguente alla condotta illecita di un medico primario di una struttura sanitaria accreditata che prospettando falsamente ad un paziente, vulnerabile psicologicamente per ovvie ragioni, tempi lunghi di attesa per l’intervento chirurgico cui doveva essere sottoposto, se avesse dovuto effettuarlo in regime di convenzione con il SSR, induceva l’interessato a consegnargli indebitamente 2.000 euro. Il procedimento penale si era concluso con una sentenza di applicazione di pena patteggiata.

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Il danno da assenteismo

L’art. 55 quinquies, comma 2, del d. lgs n. 165/2001, come introdotto dalla legge 27.10.2009, n. 150, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, ha inserito uno specifico obbligo risarcitorio (in realtà già desumibile dai principi generali in tema di responsabilità finanziarie) per il dipendente che “attesta falsamente la propria presenza in servizio mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente”, e, ciò, sia con riferimento alla lesione patrimoniale corrispondente ai compensi indebitamente erogati a titolo di retribuzione, sia in relazione alla lesione della propria immagine subita dall’Amministrazione.

La giurisprudenza della Corte ritiene sussistente questo secondo danno (inserito in una norma che contrasta i fenomeni di assenteismo) a prescindere dalla sussumibilità delle condotte illecite in una norma incriminatrice penale e, comunque, dalla presenza dei requisiti richiesti dall’art. 17, comma 30ter, del d.l. n. 78/2009 (anteriore alla l. n. 150/2009).

E’ stato emesso un atto di citazione nei confronti di un dipendente del Comune di Trieste per il danno all’immagine derivante dall’assenteismo (cfr. paragrafo “danno all’immagine”. La sentenza di condanna al risarcimento del danno (n. del 2015) ha riguardato anche il danno derivato all’Ente dalla mancata effettuazione della prestazione lavorativa.

E’ stato discusso nel 2015 un giudizio attivato nei confronti di tre dipendenti di un ente locale, poi sospeso dalla Sezione in attesa della sentenza penale di primo grado, che ha condannato solo uno dei tre dipendenti. Il giudizio è stato riassunto sempre nel corso dello scorso anno.

Sono in istruttoria altre fattispecie di danni da assenteismo, ampiamente riportati dalla stampa locale, posti in essere da dipendenti addetti al mercato ortofrutticolo del Comune di Trieste, della Regione FVG, della Soprintendenza per i Beni Architettonici e dell’Università degli Studi di Trieste. I danni, per queste due ultime fattispecie, sono in corso di recupero.

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I danni da disservizio

E’ stato condannato (sentenza n. 35 del 2015) un comandante di una Tenenza della Guardia di Finanza (presso l’Aeroporto di Ronchi dei Legionari) condannato penalmente per aver effettuato in più occasioni, al di fuori dei compiti d’istituto e per finalità personali, interrogazioni delle banche dati del Ministero dell’Interno e di quello dell’Economia, comunicando le relative informazioni a terzi, per il danno creato a tale ultimo Ministero. Allo stesso soggetto erano stati contestati anche il danno per la parte di retribuzione inutilmente percepita durante tale attività illecita e il danno all’immagine. Quest’ultima domanda non è stata accolta, tenuto conto delle vigenti disposizioni in materia.

Con sentenza della Sezione Giurisdizionale Friuli Venezia Giulia n. 5/2015 è stata accolta la richiesta di risarcimento per una vicenda riguardante una situazione di grave disservizio, oltre che di illecito diffuso, nell’ambito dell’Ufficio tecnico, in particolare nell’attività del settore urbanistico, del Comune di Pravisdomini. L’attività investigativa aveva portato all’emersione, oltre al disordine dell’ufficio anche nell’archivio, anche dell’illegittimità di provvedimenti edilizi concessori assentiti in mancanza delle autorizzazioni paesaggistiche o per volumetrie eccedenti i limiti consentiti e l’inerzia procedimentale mantenuta nelle pratiche relative a lavori pubblici soggetti a contributo regionale con rischio di perdita di contributo stesso. Tali criticità hanno richiesto una serie consistente di costosi interventi straordinari mediante impiego di risorse interne ed esterne per ricondurre a regolarità l’attività dell’Ufficio Tecnico. Sono stati condannati a risarcire i danni da disservizio e all’immagine dell’ente locale il capo dell’Ufficio Tecnico, il Sindaco e gli Assessori all’urbanistica, succedutisi nel tempo.

E’ stato depositato un atto di citazione (ad integrazione della chiamata in giudizio, con atto del 2014, della direttrice e di vari operatori sociosanitari e socio- assistenziali) per i danni da disservizio causati ad un’Azienda per i Servizi alla Persona della provincia di Udine da un’operatrice sociosanitaria in relazione alle condotte penalmente rilevanti, integranti il reato di maltrattamenti agli ospiti non autosufficienti.

Il danno da disservizio è stato quantificato, tenendo conto del fatto che il soggetto convenuto è stato retribuito per prestazioni di cura che non ha reso e per un servizio pubblico desostanziato delle caratteristiche di pubblica utilità.

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Il danno da simulazione di infermità

Vari atti di citazione sono stati emessi nei confronti di militari che hanno simulato infermità e truffato l’amministrazione al fine di percepire indebitamente compensi.

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I maggiori costi degli appalti di lavori pubblici

E’ stato emesso un atto di citazione nei confronti del progettista/direttore dei lavori per la realizzazione di un parcheggio multipiano a servizio del centro storico di un Comune in provincia di Udine. Gli inadempimenti in fase progettuale ed esecutiva sono stati accertati dal consulente tecnico d’ufficio, cui si era rivolto il Giudice adito contro il recesso dal contratto operato dalla stazione appaltante. Il danno contestato è quello derivante, ad avviso della Procura, da maggiori inutili spese, quali spese tecniche per la redazione di cinque perizie di variante in corso d’opera e la direzione dei lavori, per la progettazione e/o direzione dei lavori di completamento e di quelli di completamento esteriore, per spese di lite – e anche da minori entrate- mancato guadagno per ritardato utilizzo dell’immobile – causato all’ente locale in dipendenza dai gravi inadempimenti nell’esecuzione dell’incarico di progettazione/direzione lavori da parte del nominato.

Il danno contestato è risultato complessivamente pari ad euro 117.558,05. Il giudizio è pendente.

Altro atto di citazione, pari ad Euro 66.782,69, ha riguardato il danno subito da altro Comune in provincia di Udine in dipendenza dai vizi di un’opera – intervento di riqualificazione del borgo rurale di Joannis, derivanti – sulla base della CTU agli atti e dalla perizia acquisita dalla Procura in seguito a delega di accertamenti ad un architetto dirigente della Regione FVG – dalla condotta gravemente colposa del progettista e direttore dei lavori e del responsabile del Servizio Tecnico. La Sezione Giurisdizionale ha disposto, con ordinanza, l’acquisizione di CTU.

Nel corso del 2014 era stato emesso un altro invito a dedurre per maggiori inutili spese dell’appalto dei lavori di realizzazione di una caserma nel territorio di un comune della Provincia di Udine, danni derivanti dagli inadempimenti del direttore.

L’istruttoria è stata archiviata nel 2015 per intervenuto risarcimento di euro 83.404,45.

Le maggiori spese per il personale

E’ stato depositato un atto di citazione per il danno conseguito all’erogazione, da parte dell’ente locale, di corrispettivi economici conseguenti a progressioni orizzontali in violazione del blocco del pagamento delle stesse, per gli anni 2011, 2012 e 2013, posto dall’art. 9 del d.l. 78/2010, conv. in l. 122/2010.

Nel giudizio erano stati inizialmente coinvolti anche i sindacalisti che poi, in conseguenza dell’ordinanza n. 14689/2015 della Corte di Cassazione che ha escluso l’attività sindacale dall’ambito della giurisdizione della Corte dei Conti, sono stati estromessi dalla contestazione con relativa riduzione della parte di danno ipoteticamente agli stessi ascrivibile, valutata nel 40%. Il danno definitivamente contestato ammonta a circa 79.000 euro.

Sono stati convenuti in giudizio il Sindaco e il Segretario Generale di un comune di 1.900 abitanti all’interno del quale è stato conferito al Segretario l’incarico di Direttore generale nonostante l’esiguo numero di abitanti e l’insussistenza di gestioni unificate con altri Enti, con indicazione, nel decreto di originaria assegnazione dell’incarico risalente al 2005, soltanto di una generica responsabilità giuridica ed economica delle risorse umane. Il danno, pari a circa 22.000 euro, è consistito nei corrispettivi correlati all’incarico di Direttore Generale.

Con sentenza della Sezione Giurisdizionale Friuli Venezia Giulia n. 6/2015 è stata accolta la domanda di risarcimento avanzata dalla Procura nei confronti dell’ex Direttore Generale di un Comune della Provincia di Trieste che ha disposto l’illegittima maggiorazione dell’indennità di P.O. ad un funzionario responsabile dei servizi amministrativi. L’ex Direttore Generale è stato condannato per la cifra richiesta in citazione pari ad euro 6.800,00.

I danni da violazione dell’esclusività del rapporto di lavoro

E’ stato notificato invito a dedurre al Direttore Generale e ad un medico con rapporto di lavoro connotato da vincolo di esclusività in servizio presso una delle Aziende per i Servizi Sanitari della Regione. Il medico aveva stipulato un contratto d’opera con una società sportiva verso un corrispettivo mensile pari ad euro 10.400,00. Il danno contestato è risultato pari ad euro 63.080,55. L’istruttoria è stata definita con provvedimento di archiviazione per mancanza di colpa grave.

Con sentenza/ordinanza della Sezione Giurisdizionale Friuli Venezia Giulia n. 50/2015 è stata dichiarata la giurisdizione della Corte dei Conti nei confronti di un dipendente regionale che nel periodo compreso tra il 2003 e il 2012 aveva esercitato, pur in mancanza di autorizzazione, la libera professione di commercialista. L’ordinanza istruttoria rivolta all’Agenzia delle Entrate e alla Regione è volta a determinare, anche a fronte delle eccezioni della difesa, l’esatto ammontare dell’indebito percepito. Il giudizio risulta ancora pendente e la prossima udienza si terrà nell’aprile 2016.

Danni derivanti dal conferimento di incarichi professionali a soggetti esterni

Sono stati emessi due inviti a dedurre in relazione a due incarichi di supporto amministrativo per la gestione di progetti finanziati con fondi comunitari conferiti dalla Regione. Un supplemento istruttorio, conseguente all’audizione dei soggetti avvisati e di dirigenti regionali, ha consentito di ritenere la scelta discrezionale non arbitraria.

E’ stato, inoltre, emesso un invito a dedurre per un incarico conferito da un comune del pordenonese per la scelta del colore per la tinteggiatura del palazzo municipale. Successivamente all’audizione del soggetto ritenuto responsabile, la Procura ha archiviato l’istruttoria, poiché, sulla base dei nuovi elementi acquisiti, non ha ritenuto irrazionale la scelta discrezionale dell’ente.

E’ stato emesso un invito a dedurre per una fattispecie dannosa relativa ai compensi per un incarico di Dirigente del Servizio Vigilanza Ittico Venatoria di una Provincia, conferito ex art. 110 del d. lgs. 267/2000 su specifica indicazione del Vice Presidente della stessa ad un soggetto privo dei requisiti di eccezionale professionalità necessari a supportare il conferimento di un incarico dirigenziale in difetto della concorsualità ordinariamente deputata ad assicurare la migliore provvista di personale. Il danno contestato al Vice presidente e al Dirigente firmatario della determinazione di assunzione ammonta a circa 200.000 euro.

Altri inviti hanno riguardato il complesso di consulenze affidate da un’ATER regionale a ditte individuate a trattativa privata, con forme contrattuali prive di qualunque garanzia per l’Ente, per oggetti riguardanti funzioni rilevanti di gestione amministrativa e controllo dell’Ente, tra cui la previsione della pianta organica, l’organizzazione delle funzioni, il sistema dei controlli e l’informatizzazione delle attività, realizzando una sorta di esternalizzazione generalizzata dell’attività dell’ente a soggetti privati individuati senza la garanzia dell’evidenza pubblica. I predetti contratti sono stati dichiarati nulli dal Giudice civile adito dal CdA subentrato al precedente, senza che, a fronte delle risultanze della CTU, potesse essere riconosciuto alcun valore alle prestazioni rese dai consulenti. Il danno, pari a circa 250.000 euro, contestato al Direttore e ai componenti del CdA in carica pro tempore deriva dagli acconti non recuperabili erogati dall’ATER alle ditte.

La spesa sanitaria

Un atto di citazione ha avuto ad oggetto l’illegittima assunzione di una funzionaria con la qualifica di dirigente presso l’ASS 3 Alto Friuli, conseguente ad un provvedimento sottoscritto dal Direttore del personale. L’incarico dirigenziale, ad avviso della Procura, che ha espletato l’istruttoria in collaborazione con la Direzione Centrale della Salute della Regione FVG, sulla base dell’esercizio della facoltà di delega di accertamenti istruttori a funzionari pubblici, riconosciuta dai commi 4 e 4bis dell’art.2 del d.l. n. 453/1993 conv. in l. n.19/1994, è stato conferito in mancanza della necessaria autorizzazione regionale e in conseguenza di un sopravvalutato bisogno funzionale dei servizi amministrativi, cui corrispondevano, a maggiore evidenza dell’irrazionalità della scelta, carenze nei settori deputati a rispondere ai bisogni di servizio sanitario, quali ad esempio il Pronto Soccorso. Il danno contestato ammonta a circa 48.000 euro.

E’ stato notificato un invito a dedurre al medico di Pronto Soccorso responsabile di un’errata diagnosi. Il danno indiretto subito dall’azienda è pari al risarcito agli eredi.

Si segnala una misura di autocorrezione posta in essere da un’Azienda sanitaria nella quale, in esito a verifiche, è emerso un sovra utilizzo delle disponibilità finanziarie destinate al trattamento accessorio del personale della dirigenza medica e veterinaria. Risultano recuperati oltre 700.000,00 euro, ai quali si aggiungeranno le somme (altri 700.000,00 circa) da corrispondersi ratealmente a decorrere dal prossimo aprile.

Il danno da scelte incaute e/o inappropriate

Con sentenza della Sezione Giurisdizionale Friuli Venezia Giulia n. 64/2015 è stata integralmente accolta la richiesta di risarcimento della Procura per circa 22.000 euro relativa alle ingiustificate spese di lite, sostenute dal comune di Spilimbergo, per un’azione giudiziaria temeraria e perduta (per carenza di adeguate prove) per la rivendicazione della proprietà di un relitto viario, in disuso da decenni (viabilità inesistente), occupato da coltivazioni a frutteto.

Con sentenza n. 21 del 2015 non è stata accolta la domanda della Procura nei confronti di un dirigente medico INAIL con riferimento al danno derivante dal riconoscimento di prestazioni in favore di alcuni assicurati, che il Requirente, sulla scorta degli esiti degli accertamenti delegati al Sovrintendente Medico Generale dell’INAIL, ha ritenuto esorbitanti. La Sezione ha tenuto conto, nell’assolvere, dei contenuti di discrezionalità tecnica propri dell’esercizio della professione medica, non rinvenendo, negli elementi di prova raccolti dal PM, rilievi atti a fondare un giudizio di grave negligenza del dirigente medico.

Con un atto di citazione, tenuto conto dei costi, ritenuti ingiustificati dalla Procura, sostenuti da un Comune per acquisire un immobile in stato di grave degrado, al fine di realizzare un centro diurno per anziani, si è contestato il danno conseguente all’erogazione di una caparra senza alcuna garanzia in sede di preliminare non trascritto (350.000 euro), corrispondente a circa il 60% del prezzo e alla perdita della stessa in ragione del fallimento dell’impresa proprietaria dell’immobile.

I danni da squilibrio finanziario

La Procura ha dato nuovo impulso, nel corso del 2015, ad un’istruttoria riguardante le gravi irregolarità contabili, reiterate in diversi esercizi e causative di pesanti squilibri di bilancio, con conseguente disavanzo di amministrazione (euro 444.575,05), di un Comune della provincia di Udine. La Sezione Regionale di Controllo ha approvato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale presentato dall’ente locale.

I danni indiretti

E’ stato chiamato in giudizio un Dirigente regionale in relazione all’esborso per il risarcimento del danno a cui l’Amministrazione di appartenenza era stata condannata dal giudice civile, che ha accertato come la Regione FVG, per il tramite dell’Ispettorato per l’agricoltura (IPA) di Udine, avesse inoltrato con colpevole ritardo all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) la domanda di aiuti destinata alla produzione dei foraggi essiccati per la campagna 2002-2003 avanzata da una srl, facendo così perdere il beneficio contributivo alla ditta richiedente.

Il giudizio è stato già definito dalla locale Sezione Giurisdizionale con sentenza di condanna n. 101/2015 per un importo in 26.000 euro.

Un’ulteriore ipotesi di danno indiretto è stata posta alla base della chiamata in giudizio di un Dirigente INPDAP il quale, in un contesto di rapporti conflittuali con il personale, aveva provveduto a revocare l’incarico di posizione organizzativa ad un dipendente con motivazione inconsistente. Il Giudice del Lavoro ha dichiarato l’illegittimità della determinazione di revoca, il diritto del ricorrente alla riassegnazione all’incarico e il diritto a veder risarciti i danni sofferti per un ammontare complessivo di circa 45.000 euro, costituenti il danno (indiretto) oggetto dell’atto di citazione della Procura.

Si è recentemente conclusa una prima tranche di indagini da parte della GdF di Pordenone con riferimento ad un ingente danno causato dal Presidente e dai componenti dell’Organo di amministrazione di un Consorzio di bonifica dell’area pordenonese (Cellina Meduna) per il licenziamento ingiustificato di quattro dipendenti, tra cui l’ufficiale rogante, in conseguenza del quale l’Ente è stato condannato ad un risarcimento di circa 800.000 euro. A tale somma devono aggiungersi anche gli esborsi pari a circa 600.000 euro, che l’Ente ha sostenuto nel periodo per l’esternalizzazione delle funzioni sino al licenziamento svolte dell’ufficiale rogante.

Recuperi

Nel corso dell’attività istruttoria anteriore al giudizio sono stati nel complesso recuperati euro 341.674,49, così ripartiti: euro 210.227,98 (per spese di funzionamento di parte dei Gruppi consiliari regionali per gli anni 2010-2012 ed escluse le spese dei Gruppi già trattate nel 2014 con recupero di euro 197.094,55); euro 83.404,45 (per le maggiori spese per appalti di lavori pubblici; per euro 20.000,00 (da ascrivere ai fondi pubblici trattenuti per fini personali); per euro 23.500,00 (proventi pubblici incassati e non riversati); per euro 4.204,66 (relativo ai danni all’immagine); per euro 337,40 (per sanzioni amministrative pagate dall’ente per euro).

Nel terminare questa relazione la Procura Regionale esprime il suo ringraziamento alla Guardia di Finanza e in particolare ai Nuclei di Polizia Tributaria di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia per l’impegno e la professionalità con cui svolgono le numerose e complesse indagini affidate.

Rivolge un ringraziamento anche all’Arma dei Carabinieri e in particolare al Nucleo Antisofisticazioni per la collaborazione data in alcune delicate inchieste riguardanti settori di competenza.

Ringrazia il Collegio, le Autorità e tutti gli ospiti per aver ascoltato questa relazione.

Redazione

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