FRIULI, Lettera aperta a chi ha l’animo indipendentista

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Desidero l’indipendenza del mio paese perché sento che la mia gente è diversa. Non è migliore o peggiore, ha molti difetti ma anche molti pregi. È gente testarda ma caparbia, è gente prudente e anche timorosa, ma non molla mai. “Ten dûr” a si dîs. È gente riservata ma affidabile, fondamentalmente onesta e poco furba. Desidero l’indipendenza del mio paese perché le caratteristiche della mia gente mal si adattano alle caratteristiche tipiche dell’italianità. Non ho paura dell’indipendenza, perché dovrei averne paura?

INDIPENDENTISTI FRIULANI

Perché dovrei essere autonomista piuttosto che indipendentista? Essere autonomista significa comunque affermare di non essere capaci, di aver bisogno di essere mantenuti da altri. E l’idea di affermare di dover essere mantenuti da altri non può far parte della mentalità friulana. Dubitate veramente delle vostre capacità di arrangiarvi da soli? Dubitate veramente della capacità dei friulani di arrangiarsi?

Ci mancano forse le risorse energetiche? In una regione, che morfologicamente ha tutto, il deficit energetico è solo colpa dei politici. Il Trentino-Alto Adige che morfologicamente è simile all’alto Friuli ha un surplus energetico, l’Austria anch’essa morfologicamente simile produce il 25% dell’energia da fonti rinnovabili, noi il 7% e in più abbiamo pianura e mare. La dipendenza, tra l’altro poca, è solo colpa delle scelte politiche. Abbiamo forse carenza di risorse alimentari? Può un paese che da sempre è stato fondato sull’agricoltura avere carenze alimentari? Abbiamo forse scarse capacità imprenditoriali?

Dobbiamo smettere di pensare di essere un paese periferico all’estremo nordest di uno Stato di nome Italia e cominciare a pensare di essere, come siamo, un paese mitteleuropeo. Prendete la carta geografica e guardate dov’è il Friuli. Non dobbiamo aver timore e dichiararci indipendentisti, se l’indipendenza può portarci vantaggi perché non percorrere quella strada? E se non li portasse? Come possiamo saperlo se non ci proviamo? Iniziamo il percorso se ad ogni passo vedremo dei miglioramenti continuiamo il cammino, se ad un passo ci accorgiamo che non è la strada giusta allora facciamo un passo indietro, ma solo uno. L’Italia non ce lo permetterà? Se c’è una cosa che son convinto che l’Europa abbia capito a sue spese è quella che i suoi problemi interni non si risolvono con l’uso della forza. Se dopo ottenuta l’indipendenza fossimo in difficoltà?

Allora solo per quello che ci crea difficoltà potremo chiedere aiuto. L’Italia non ci vorrà più aiutare? Allora ci sono altri due paesi confinanti che sono certo saranno ben disposti ad aiutarci. Ma non avremo bisogno di aiuto, siamo friulani.

Come fare? Entra nella Comunitât, diffondi il credo 🙂 Ferma il tuo sindaco, ferma il consigliere che hai votato, spiegagli come la pensi. Il Friuli di domani non potrà che essere fondato sui comuni, se convinci il tuo sindaco e i consiglieri a diventare indipendentisti entreremo nei consigli delle unioni territoriali, nel consiglio delle autonomie locali, nell’assemblea linguistica, se te la senti crea tu stesso una lista civica indipendentista nel tuo comune e entra nella comunitât, creeremo una base forte e potremo cominciare a ricostruire il nostro futuro, a dare un futuro ai nostri figli, un lavoro, una vita dignitosa, una pensione per la vecchiaia. Proviamoci è un nostro diritto.

Mandi
Adriano Biason

Redazione

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