Friuli 2016: Falsi profeti e servi sciocchi

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Delirio di onnipotenza di Serracchiani o un patto scellerato da onorare davanti all’opinione pubblica? Complice o vittima di un accordo segreto che la spinge ad infangare la legalità e il suo ruolo istituzionale? Nulla più la sottrae all’obbligo di rassegnare le sue dimissioni!

 

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Ieri, in un contesto apparentemente dedicato alla legalità, all’ambiente e all’imprenditorialità, la Serracchiani, forte di un trascorso fallimentare che l’ha vista soccombere su tutti i fronti (centrale a carbone, ferriera di Servola, terza corsia, etc.) e in particolare di una recente figura di merda davanti alle “iene” si è nuovamente esibita sulla vicenda dell’Elettrodotto Redipuglia – Udine Ovest.

Grazie alla solerte ed amorosa attenzione (sudditanza) che le viene riservata dal Messaggero Veneto e dal suo direttore, in particolare, la nostra si è sbrodolata addosso una serie di luoghi comuni, ovvero l’insofferenza nei confronti dei controllori e di quello che a suo dire è “l’impiccio dell’interpretazione delle norme”.

Per poi andare oltre col citare a sproposito l’amico Renzo Piano, senza considerare il fatto che egli il buon senso lo adopera nei paesi dove vige lo Stato di diritto e non dove una governante si permette di mistificare il parere degli uffici o gettare discredito sulla magistratura sino al punto di affermare: “E bisogna recuperare il principio del buon senso: non è possibile che l’elettrodotto Udine ovest-Redipuglia sia costruito al 75%, ma risulti bloccato perché manca una carta”.

Un modo come un altro per coprire le proprie responsabilità gettando discredito sulla Magistratura, mentre sa benissimo che non è mancata “una carta”, bensì si è trattato di un vero e proprio raggiro, ovvero di una strategia portata a termine con lucida determinazione, ben convinti di avere sufficienti risorse e complicità tali da render vana una sentenza del massimo organo amministrativo, per quanto sfavorevole.

Eppure, sorpresa dall’esito della sentenza e soprattutto dal fatto che era stata pubblicata senza dare il tempo alla Terna di mettere tutti davanti al fatto compiuto, si era scagliata contro il supremo organo giurisdizionale, colpevole -a suo dire- di aver tardato a bella posta la decisione per mettere in difficoltà l’impresa.
Ebbene, nemmeno un netturbino o un ristoratore imprestato alla politica come il povero Tondo sarebbero giunti a tanto.
Tanto più per il fatto che l’impresa ha continuato a lavorare anche dopo la pubblicazione della sentenza, senza che la Regione, per essere titolare dell’azione di vigilanza, ci mettesse becco.
Tanto più, in considerazione del fatto che la nostra ha una laurea in giurisprudenza.

Quello che è certo che le esternazioni di ieri hanno passato il segno e, per quanto elargite sotto lo sguardo benevolo del direttore del Messaggero Veneto, non sarebbero mai passate in nostra presenza: si sarebbe astenuta, ben sapendo che l’avremmo contestata all’istante e con i dati alla mano.

Ben per questo troviamo insopportabile il cinismo delle mantidi religiose che costruiscono la loro carriera politica camminando sui cadaveri dei politici caduti in disgrazia o mettendosi a disposizione dei poteri forti.

Ma ancora più inaccettabile è l’asservimento dei tengo famiglia dell’informazione, pronti ad intingere la penna nella menzogna, nella adulazione e ad essere più realisti del re nell’assecondare e dilatare i desideri o le menzogne del potente di turno.

Una società disinformata e narcotizzata sarà forse utile al momentaneo tornaconto e alla carriera del politico di turno, ma non a se stessa e al futuro dei propri figli.

Ben per questo non ci rimane che lottare per l’affermazione dei nostri ideali, convinti che prima o poi la gente sia colta dal disgusto e si risvegli dal torpore in cui è stata precipitata a bella posta.
C’è da sperare che dalla sterile lamentazione e dall’inutile malcontento si passi all’azione, al protagonismo comunitario, alla cacciata dei falsi profeti e dei servi sciocchi.
C’è da sperare che i deliri di onnipotenza siano il primo sintomo di un potere che sta per soccombere…

Tibaldi Aldevis
Comitato per la Vita del Friuli Rurale

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Redazione

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