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FONDI UE: PISUS NELLE LATRINE
24 Luglio 2016 Inchieste
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Si stenta a rintracciare i tanto decantati “risultati attesi in termini di miglioramento della qualità di vita dei cittadini”, motivo costituente dei Fondi Strutturali FESR: l’abbiamo appurato anche riguardo alla Programmazione transfrontaliera Italia-Slovenia o all’ambiguo Programma Italia-Tunisia

pisus udine latrine 1

Insomma, il cittadino medio non riesce a comprendere come milionate di euro siano state spese in progetti europei: ci siamo accorti, ad esempio, di una moltitudine di siti web finanziati sotto il buffo cappello “Fondi UE” abbandonati o addirittura mai divenuti operativi.

E poi, all’interno del programma POR FESR 2007-13, non solo numerosi progetti non sono ancora stati conclusi ma tanti altri non sono nemmeno partiti: pare incredibile, nel 2016, per un programma che doveva concludersi a fine 2013…
E’ il caso, ad esempio, dei PISUS, i fantomatici Piani Integrati di sviluppo Urbano Sostenibile che il Friuli Venezia Giulia ha pianificato per assorbire 18.850,000 euro totali di finanziamento, di cui FESR 4.900.000 euro, 10.500.000 euro di quota statale e 3.450.000 euro di quota regionale.

Sul sito della regione autonoma non trovate notizie fresche: le pagine dedicate (http://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/economia-imprese/commercio-terziario/FOGLIA32/) sono aggiornate a venerdì 10 febbraio 2012, quando i PISUS, banditi da pochi mesi (D.G.R. n. 1047 del 01 giugno 2011, BUR n. 24 del 15 giugno 2011), si sono arenati.

01 PISUS sito FVG non aggiornato

Una storia travagliatissima quella del PISUS: prima rettifica al bando (D.G.R. n. 1538 del 05 agosto 2011), quindi la proroga termini di presentazione delle domande (D.G.R. n. 2026 del 27 ottobre 2011), ulteriori rettifiche al bando (D.G.R. n. 681 del 23 aprile 2012), una nuova modifica al bando con D.G.R. n. 1596 del 13 settembre 2012 e ben 54 sedute della commissione giudicatrice (dal 26/01/2012 sino al 10/04/2013, con cadenza settimanale, Natale e Pasqua esclusi…) che hanno finalmente portato a pubblicare il Decreto del Direttore Centrale Attività produttive, 10 aprile 2013 n. 414/PROD, ossia la graduatoria dei progetti integrati PISUS ammissibili a finanziamento.

Ma… i Comuni, beneficiari di questi finanziamenti, scoprirono che le coperture finanziarie non c’erano più ed il settennato di programmazione FESR si stava concludendo.

Intanto, alcuni Comuni inizialmente esclusi presentarono ricorso: vennero, negli anni, riammessi, dopo una feroce lotta politica a mezzo stampa.

Ma, stante “la complessità delle procedure attuative”, con il POR approvato il 19 novembre 2013 (ad un mese dalla fine del settennato 2007-13), la linea riguardante i PISUS venne trasferita al PAC, finanziata dalle risorse derivanti dalla riduzione della quota di controparte nazionale del PO FESR 2007-13, un giochetto contabile che ha evitato (o procrastinato) il disimpegno automatico.
I PISUS sono la vittoria della fanta-burocrazia sul buon senso: un giro di carte impressionante, con oneri elevati, risultati pratici attualmente nulli e rimpalli di bilancio che non sfiorano, bensì centrano in pieno, il ridicolo.
Infatti, grazie al “gioco delle tre carte”, o “gioco del PAC”, la magia prolunga i termini, inizialmente perentori, del 31 dicembre 2013: le risorse risultarono “ancora parzialmente disponibili mediante una riprogrammazione nell’ambito dei fondi PAR FSC 2007 – 2013, linea d’azione 4.1.2 – Piani Integrati di Sviluppo Locale (PISL)”, si legge in una cronistoria allegata ad uno dei tanti bandi PISUS.
Il bando PISUS regionale venne nuovamente modificato con deliberazione n. 2556 del 18.12.2014 e, inghiottito il redivivo PISUS nell’evoluzione PAC dei fondi FESR… si è giunti in qualche modo all’approvazione dei primi progetti nel 2015 e, dopo otto anni, pure alle gare d’appalto.

Sinché, nelle ultime settimane, dopo nove anni, quel “2007” che tristemente campeggia sui loghetti europei del FESR 2007-13, è stato appiccicato fresco fresco sulle tabelle dei primi cantieri veri e propri.
E che cantieri!
Il 21 Marzo 2016, ad esempio, il Comune di Udine ha comunicato al mondo d’aver consegnato i lavori di restauro delle vecchie Latrine Pubbliche di vicolo Brovedan, presentato dall’amministrazione come “Un intervento virtuoso che ci consente, senza pesare sulle casse comunali, di recuperare un edificio in rovina e mettere a disposizione nuovi bagni pubblici e spazi attrezzati per le neomamme. I nuovi bagni pubblici, in linea con gli standard di ormai molte città europee, saranno dotati di fasciatoio e di un’area utilizzabile per l’allattamento”.

pisus udine latrine 2

L’immobile, in disuso da decenni, dista duecento metri dalle latrine pubbliche annesse al Municipio, in una zona centralissima in cui bar, osterie e locali pubblici dotati di bagno sono oltre un centinaio.
Ma il PISUS sembra proprio andare nelle latrine: una passione quella dell’amministrazione udinese, datosi che, entro qualche mese, dovrebbero avviarsi i lavori per la creazione di una latrina autopulente in prossimità del Tribunale (ben dotato anch’esso di bagni), sempre a valere sui fondi PISUS per circa 80mila euro.

Vola la fantasia, comunque, immaginando una madre che allatta e cambia il pupo nel cesso pubblico; stuzzica invece la malizia, il fatto che di fronte a quest’opera, l’unica sinora ‘cantierizzata’ del PISUS udinese, dopo tanti anni, vi sia lo studio legale di Debora Serracchiani, presidente della giunta regionale…

Tornando con i piedi per terra, costo dell’opera di recupero, che grava totalmente sulla collettività (Europa, Stato e Regione): 300mila euro, tondi tondi.

Il commento dell’assessore di turno fa cadere le braccia: “Questa è la strada per poter finanziare e sostenere opere pubbliche nel futuro: cercare fonti di finanziamento alternative a quelle a diretta disposizione del Comune, destinate a ridursi progressivamente”.

 

 

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