FAVIGNANA: LA GROTTA DELLE STALATTITI NON HA PIU’ LE STALATTITI (OVVIAMENTE)

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Atti vandalici nella più totale indifferenza delle autorità, come accadde per L’Uomo di Cala Rotonda.

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Le ben note grotte del Faraglione di Favignana (Isole Egadi, Trapani) celano uno strettissimo accesso ad una serie di ‘sale’ sotterranee che, da uno stretto pertugio lungo una decina di metri, si susseguono in un crescendo di dimensioni (fino a 15 metri d’altezza) ed emozioni donateci dal millenario e certosino lavoro del carsismo.

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Strisciando attraverso questa fessura ove si infila un uomo solo per volta, si riesce quindi a stare in piedi e, dotati ovviamente di lampade, a scoprire queste grotte ignote alla maggioranza dei visitatori che si limitano a contemplare il panorama dalle adiacenti grotte aperte, sordidamente piene -ovviamente- di immondizie.

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Si chiama banalmente “Grotta delle stalattiti”: abbiamo contato quattro ‘stanze’ ma, probabilmente, altri stretti corridoi consentono di proseguire ben più dentro alla montagna. Non preoccupatevi: queste grotte sono ancora pulitissime ed il fondo è principalmente in terra battuta. Solo alcuni passaggi sono di pietra scivolosa ma facilmente aggirabili.

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Delle stalattiti, circa una dozzina, però vi è solo il ricordo: restano i monconi a testimoniare l’atto vandalico di chi, per noia o per lucro, ha segato ed asportato sia le stalattiti che le stalagmiti più facili da trasportare all’esterno.

Ci auguriamo che venga effettuato al più presto un sopralluogo dalla Soprintendenza -con il Comune, sindaco in primis, i Carabinieri, la guardia di Finanza, la Polizia Penitenziaria, la Guardia Costiera, l’Area Marina Protetta e la Guardia di Finanza- per verificare esattamente il danno arrecato a questo importante geosito che, purtroppo, testimonia ancora una volta la finta tutela alla quale sono sottoposti questi territori di incommensurabile pregio sia paesaggistico che storico.
Basta, in questo caso, scendere portandosi la fune come guida per risalire: portate attenzione, c’è poco ossigeno, non sostate più di una decina di minuti.

È da anni che segnaliamo le inerzie in tal senso, basti pensare ai resti distrutti e smarriti di Fru-Fru, il teschio del neolitico (L’Uomo di Cala Rotonda) scoperto anni fa a Cala Rotonda…
Una tipica vergogna italiana: in quel caso fu doppia, in quanto il disastro archeologico venne per tempo annunciato.

Tommaso Botto

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