Facebook

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A volte la tecnologia esprime un’impensabile, veloce e prorompente utilità.

È il caso di Facebook (libro delle facce), ossia una raccolta on-line di identità che si affacciano al balcone del mondo, disponibili a “riprendere i contatti” con persone perse di vista anche da parecchi anni.Un esempio per tutti: i compagni e le compagne di scuola.

Può sembrare uno strumento “per vecchi”, vincolato a nostalgia e memoria delle anime..: in verità è come un elenco telefonico mondiale, ove ognuno, tramite i propri contatti, risulta inserito in un gruppo di amici.

Sono 150 milioni gli utenti registrati sul Facebook mondiale: essendo questo numero in costante crescita, la popolarità del sistema dà buone probabilità di imbattersi in qualche conoscenza: è così che si scopre che il direttore della banca X era tuo compagno di banco alle elementari, che il barista di quella “balera” di grido dell’estate 92 insegna all’università e che la cubista dello stesso locale fa la dentista a Trieste.

Non è indispensabile acquisire queste nozioni, si vive egualmente senza… ma quando capita di porsi quest’interrogativo, “dov’è finita Gabri di Chioggia? E Gigi di Nimis?”,  allora Facebook diviene diabolico nella sua sfrontata efficienza: ti mette la loro foto davanti e ti chiede se vuoi parlarci; lo si può fare chattando sin da subito, basta essere iscritti. Ovviamente ci si può scambiare numeri di telefono ed indirizzi, evitando così l’empasse del Digital Divide.

Per iscriversi, gratuitamente, basta registrarsi, attendere una mail di conferma, inserire una propria foto ( una fototessera, un’ immagine buffa, un logo, un paesaggio, una taverna, un paio di sci, una vela..).

Si procede poi in due modi: si compila il Cercapersone ( Trova Amici ) e si screma tra le omonimie; oppure si saltella di conoscenza in conoscenza, finendo dalla compagna di danza alla ballerina ucraina, dallo studente di Assisi al pianista libanese, dalla cassiera della discoteca sul mare al redattore di testi pornografici.

Certo è che il Trova Amici denota che in giro c’è tanta solitudine. Facebook è uno strumento sociale, determinato dall’uso che ne fa la società: al mondo ci sono anche gli stupidi.

È qui che ci si imbatte nella distorsione del sistema di Facebook: il triste pattume digitale. La morbosità comunicativa fa si che ci si imbatta nell’idiozia camuffata interesse: farsi gli affari altrui, spettegolare senza limite, riprendere antichi e sepolti litigi ma anche comunicare il nulla, tanto per dare fiato alla bocca.

Un’implicazione di questo “connettiti col mondo” profuma di denaro: le inserzioni pubblicitarie mirate connesse a Facebook offrono interessanti opportunità di contatti utili.

Ma Facebook consente soprattutto palliativi alle difficoltà empiriche della vita di relazione: cercare un lavoro, conoscere una persona, creare un gruppo per fare una gita, una vacanza, una cena, sesso…

Tommaso Botto

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