EPITAFFIO FF AA: PERIRONO NEL CAOS PER MANCANZA DI DISCIPLINA

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Con l’avvento del nuovo Esercito “professionale”, qualche cosa sembrerebbe essere venuta colpevolmente a mancare: la disciplina e- c’è da augurarsi di no- anche una buona dose di senso del dovere e amor patrio.

Gli ultimi casi riscontrati solo nella Brigata Alpina “Julia” la dicono lunga sullo stato di salute dell’Esercito Italiano: contrabbando di droga al recente rientro dall’Afghanistan e, la scorsa settimana, addirittura atti di sabotaggio su mezzi del Terzo Reggimento d’artiglieria terrestre (mon.), di stanza a Tolmezzo (UD).
Azioni, queste, perpetrate con probabilità da personale in servizio.

La prima notizia su quest’ultimo fatto è stata diffusa e approfondita con dovizia di particolari dal portale di informazione su sicurezza e difesa GrNet.it che, nonostante le smentite del brigadier generale Manione, attuale comandante della grande unità friulana, conferma con decisione che sui veicoli manomessi, oltre a frasi ammonitorie contro graduati e professionisti- cosa che ha fatto pensare all’azione di un manipolo di volontari, scontento del trattamento ricevuto dai superiori-, vi fossero anche simboli politici come falce e martello, stella a cinque punte e la “A” anarchica.

Sulla storiaccia del contrabbando di stupefacenti provenienti dall’Afghanistan, nascosti nelle armi in rientro da quel teatro, si sa che è stato indagato uno degli armieri, tal caporal maggiore capo Germano Marchetti, 29 anni, originario di Caserta.
L’inchiesta denominata “Canna Fumante”, coordinata dal sostituto procuratore Alessandra Burra, verrà spostata per incompetenza territoriale a Gorizia o Roma.
Il dubbio, legato al fatto che gestire una simile operazione da parte di un singolo soggetto sia cosa difficile, rimane.

Entrambe le vicende, secondo molti (militari in servizio scontenti della situazione), pare siano figlie di ciò in cui si starebbero tramutando le FF.AA. dalla sospensione della Leva obbligatoria: uno stipendificio ambito da molti per fare i propri porci comodi.

Il caso “sabotaggio”, se messo in atto da personale volontario e di truppa, potrebbe avere le sue radici su un fatto molto semplice: la mancanza di formalità e disciplina che parrebbe sia sempre più marcato tra le fila di ufficiali e sottufficiali.

Non più superiori o subalterni, come si diceva un tempo, ma semplici colleghi d’ufficio.

Amiconi, per intenderci.

Fosse così, non ci sarebbe da trasecolare se comportamenti arbitrari, legati a ragioni opinabili, possano aver preso corpo nel corso degli anni, facendo scadere in scemenza “bamboccioni” che dell’ Esercito nulla hanno capito.

Ciò, magari, anche a causa di un inquadramento che risente di grosse lacune proprie a chi dovrebbe impartirlo.
Inoltre, nulla hanno capito i medesimi “bamboccioni” riguardo ai simboli con cui avrebbero siglato le loro stupide e cialtronesche lamentele.
Una commistione politico- fantasiosa che farebbe arrossire il più tronfio degli ignoranti in materia ed offende la storia del Corpo, oltre a quella del mitico general Cantore da cui il nome della sede del 3° Artiglieria.

Poco importa se lo stesso Manione tende a minimizzare (ad essere sinceri quanto accaduto non è colpa sua): il problema di dare in mano armi a gente che potrebbe mal rapportarsi alla disciplina, o non in grado di resistere a presunte vessazioni– sempre inferiori a quelle che il nemico infligge in teatro operativo-, lascia non poco perplesso l’osservatore esterno che, nella fattispecie, è il cittadino.

Nel caso specifico, ora si corre al riparo addirittura chiamando i R.I.S., ma solo per intervenire sul lato più comodo del sempre meno ipotetico problema, ovvero sia beccare i “vessati” privi di midollo spinale.

A questo punto, chiamino anche un esorcista, che forse è meglio!

I guai di disciplina dell’Esercito parrebbero moltiplicarsi da quando lo si è voluto adeguare a visioni proprie al consenso politico e sindacale.

Basti pensare a come viene gestita la coabitazione di uomini e donne nei reparti: amoreggiamenti vari, lamentano non pochi ufficiali e sottufficiali della vecchia guardia, sarebbero all’ordine del giorno e minerebbero gravemente la catena di comando: <<…come si può fare valere il grado con il caporale scelto che “se la fa” con il colonnello o è la moglie del capitano?>>, questa la domanda retorica che ci è stata posta.
Non serve arrivare a ricordare le vicende limite legate al caso “Parolisi” per capire che tale stato di cose potrebbe innescare dinamiche pericolose che, nel migliore dei casi, finiscono per sfociare nelle “goliardate” di Tolmezzo!

In merito all’uso di stupefacenti, se si tenta un commercio, potrebbe essere che “il consumatore” non sia tanto distante dalla “zona” di spaccio.
Non sarebbe il caso di procedere con controlli medici a tappeto su tutti i soldati italiani?
Tanto per far fuori una volta per tutte almeno una quota di coloro che indegnamente indossano la divisa.

 Non parliamo, poi, dei valori e delle tradizioni gloriose a cui i nostri militari dovrebbero attingere.
Sarebbe inutile e fiato sprecato, visto quanto sopra.

La Brigata “Julia” è una delle unità più blasonate che l’Italia può vantare e, se i sintomi di cui è vittima, per quanto circoscritti e limitati, sono questi, è meglio non immaginare come se la passino le restanti formazioni.

I politici e i vertici delle FF.AA. riusciranno a mettere a posto quello che molti cominciano a percepire come un grande bordello, o ci diletteranno nuovamente con le solite fregole nazional- popolari?

Inoltre, sarebbe bello sapere cosa ne pensano le diverse Asso- Arma, sempre prodighe nei concetti cari alla storia delle patrie effigi.

Si spera che almeno loro spiccichino qualche alta parola e non finiscano mute come rospi moribondi e sgarrettanti, immersi in melme inquinate.

 

EmmeU

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Redazione

2 commenti

  1. […] è vero: l’Alpino utilizzato a fini propagandistici dall’Ana e dalle FF.AA. è un disertore della Legione […]

  2. manuel says:

    Lug 7, 2012

    Rispondi

    condonno l’atto di sabotaggio ai danni del 3 da montagna.
    io ho fatto il militare in quel reparto 3 anni fa (ora sono in congedo). Però più che una situazione di “mancata disciplina”, si tratta di qualcosa di più.
    io da quel reparto me ne sono dovuto andare via dalla disperazione, ero soggetto ad ogni tipo di mobbing da parte di un tenentino che al massimo aveva tre anni in più di me, mi sono dovuto operare dalle lesioni riportate dagli addestramenti e al mio riento in sede dopo la malattia, tale ufficiale mi fece fare i servizi più degradanti, (… per non parlare dei provvedimenti disciplinari contro la mia persona, per motivi inventati..)e mi fece note caratteristiche basse. prima di tolmezzo, ero in altro reparto a milano,dove avevo 3 elogi e note caratteristiche altissime.(quindi come, e possibile che un soldato primo della classe in meno di nove mesi diventi l’ultimo????). Si vede che qualcuno dentro la caserma di tolmezzo ha subito, il mio stesso trattamento, solo che al posto di risolvere la situazione con metodi più leciti (io ho fatto causa al terzo da montagna per quello che mi è successo), ha preso la omboletta e ha fatto quel che ha fatto.
    basta mobbing all’ interno la forze armate!!!

    per la democrazia militare

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