Elezioni, Pordenone: P.I.N. sostiene (e intervista) Zoppi

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Partito Italiano Nazionale ha deciso di sostenere Massimo Zoppi, candidato a sostegno di Ciriani sindaco: una decisione legata all’estrema fiducia che il P.I.N. ha in questa persona e che ha prodotto un’intervista mirata, anche a sviscerare tematiche legate alle dinamiche pordenonesi già trattate dalla testata on-line “Dovatu.it”

Massimo Zoppi

 

Uno dei temi caldi in questa campagna elettorale è quello della sanità: nuovo ospedale, concorsi, risorse, ha un’opinione in merito?

Non è questione d’opinione, è un dato – raggelante – prodotto dal Censis: nel 2015 l’aspettativa di vita in Friuli Venezia Giulia è calata di oltre un paio di mesi per gli uomini e di qualche settimana per le donne.
Passando dalla statistica alla realtà, significa che qualcuno s’è giocato interi anni.
Questo fatto, senza precedenti dopo la Seconda Guerra Mondiale, riflette le irrazionali “razionalizzazioni” apportate da quelli che vogliono costruirsi una radiosa carriera ministeriale letteralmente sulla nostra pelle.
La scena politica friulana ha visto più d’un personaggio discutibile, e io ho notato gente disposta a vendere la madre per una poltrona, ma mai si era arrivati a tradire così il proprio bacino elettorale, anche perché, si sa, la mamma perdona, gli elettori no!
Posso anche capirlo per Debora Serracchiani, che in fondo è un “ospite”, ma da parte dell’erede, dell’allievo, del sodale di Cardin, di quel Bolzonello che sprizza atavica “meneghelitudine” da tutti i pori, è veramente un colpo basso.
La sanità regionale prima dell’era Serracchiani sicuramente non sarà stata efficiente, ma era efficace e, senza voler far l’elogio dello sperpero, questo è uno dei casi in cui l’efficacia conta più dell’efficienza: quando un tuo caro è sotto i ferri, non t’importa quanto costa, t’importa che esca con le sue gambe.
Nello specifico dell’ospedale di Pordenone, da profano, prendo atto che lo stato dell’arte per l’edilizia ospedaliera sia riassunto nelle “Linee Guida Veronesi-Piano” (l’oncologo e l’architetto), e constato che la sinistra abbia deciso di fare esattamente il contrario di quanto raccomandato da queste icone della cultura liberal italiana ed internazionale.
Ammodernare il complesso di via Montereale vuol dire spendere un sacco di soldi per avere qualcosa che nasce già vecchio ed inadeguato; vuol dire offrire ai ricoverati, per un decennio almeno, la convivenza con un cantiere, le cui polveri, magari, potrebbero produrre un aumento delle infezioni nosocomiali. Ma, si sa, “cosa fatta (male) capo ha”!
Il problema adesso è che mancano i soldi per finire i lavori e riempire quel guscio inadeguato con materiali e strumenti all’altezza del ruolo di centro d’eccellenza medica che i contribuenti pordenonesi si meritano (ed hanno pagato!).
Al momento quei soldi mancano, spetterà al nuovo Sindaco esigerli dalla Regione.
Riguardo ai concorsi mi riservo di risponderLe se e quando avrò l’immunità parlamentare.

 

Altro cavallo di battaglia della Lega è immigrazione e sicurezza, ma le due cose sono collegate?

“Post hoc, ergo propter hoc”, se un evento accade dopo un altro, è come minimo probabile che il primo sia causa del secondo.
Possiamo affermare che oggi c’è più sicurezza di prima dell’entrata in vigore della famigerata legge Turco-Napolitano, quella che ha aperto la cateratte dell’immigrazione incontrollata?
Possiamo affermare che: “Dopo Schengen, la vita ed i beni degli Italiani onesti sono più sicuri?”.
Si, ma a patto di essere accecati dal fanatismo ideologico.
Così solo chi è in malafede può contabilizzare il danno economico del ripristino delle frontiere senza conteggiare il costo di quindici anni di furti continuati in aziende ed abitazioni, e le spese sostenute vanamente per scoraggiarli.
Solo negando l’evidenza in modo patologico si può negare anche l’esistenza di bande di predoni balcanici dedite al sistematico saccheggio di interi isolati delle nostre periferie e dei nostri paesi.
Solo un irresponsabile può non capire che le torme di ventenni incombenti alle nostre frontiere non fuggono da qualche ingiusta minaccia, ma sognano quello che già hanno parenti ed amici che li hanno preceduti a Malmö, ad Hessen, a Berlino, a Parigi o nel Londonistan: un sussidio, un reddito di cittadinanza come lo si chiama oggi – forse perché lo prendono solo quelli che non hanno la cittadinanza – ed una legislazione demenziale che permetta loro di fare i soldi con lo spaccio ed altri traffici.

La Lega è populista? Lei è populista?

Se mi desse una definizione di populista potrei direLe se ci/mi rispecchia o meno.
In linea di massima sembra che oggi la sinistra ed i suoi valletti di centro definiscano “populismo” ogni atto o parola di buon senso.
A costoro mi piace ricordare “Common Sense” – “Buon Senso”- di Thomas Paine, il pamphlet del 1776 che ispirò la rivolta dei coloni americani.
Viviamo uno dei classici momenti di svolta della Storia. La sinistra dice “noi sappiamo gestire la complessità, le plebi abbiano fiducia nei manovratori ed accettino ciò che viene perché é inevitabile, amen!”.
Noi ribattiamo “prendiamo in mano il nostro destino, la partita è tutta da giocare!”
A me questo hanno insegnato, ed è lo spirito degli Ateniesi a Maratona. Altri lo definiscono populismo. Sarà!

Lei come avrebbe votato quindi se fosse stato austriaco?

Avrei votato come ha votato la maggioranza degli austriaci residenti, come la maggioranza di quelli che conoscono e vedono la realtà. Avrei votato per Norbert Hofer e mi lasci dire che provo una gran pena per quei pochi elettori “moderati di centro” rimasti al Partito Popolare (la DC austriaca), che in nome del “non sta bene, non si può” hanno scelto un vecchio fricchettone, un figlio di papà per cui il Partito Socialdemocratico non era abbastanza a sinistra, tanto da passare coi verdi e gli antagonisti.
Però mi sono divertito molto ad immaginare le giornate d’apprensione vissute dal “contessino Gentiloni-Silveri-Viendalmare” e dalla redazione del Corriere Della Sera per la prospettiva di un distinto ingegnere insediato alla Hofburg.
Resta però l’indignazione verso un’ €uropa che considera eversivo chi difende la sovranità nazionale e rispettabile un tizio che compendia il peggio di Capanna, Pannella e Vattimo. Siamo veramente nel mondo capovolto.
Ad ogni modo, anche se Repubblica e Corriere negano, in €uropa c’è già un Capo di Stato espressione di un pericoloso partito “ultranzionalista-razzista-xenofobo”, e parliamo della sesta economia dell’U€: La Polonia.

Per concludere, nel suo “santino elettorale” ha messo in bella evidenza lo stemma di Pordenone: La porta spalancata sul Noncello. Qualcuno potrebbe dire che è il simbolo di una antica propensione all’accoglienza.

Allora faccio notare che i battenti spalancati mostrano un grosso chiavistello, perché aperti e disponibili non vuol dire “mona”, ma soprattutto nello stemma io noto le due corone sopra i pilastri. Queste rappresentano le libertà e la sovranità dell’antica Comunità di Pordenone. Libertà e Sovranità rispettate dagli Asburgo, che concessero il primo Statuto nel 1291, e che spregiate da Panontin, che con le UTI ne ha fatto strame, non è un caso che la lista di estrema sinistra “Pordenone 1291” (a sostegno di Daniela Giust) nel proprio logo vi sia il cancello spalancato, ma non le corone.

(Intervista realizzata dal Presidente del P.I.N. Mattia Uboldi)

Santino Massimo Zoppi

 

Massimo Zoppi

Cinquant’anni, maturità classica e laurea in Scienze Politiche (università di Padova).
Con la Lega Nord dal 1993, lunga esperienza di lavoro all’estero, iscritto all’Ordine dei giornalisti, albo pubblicisti.
Oggi tutto cambia (raramente in meglio) e non è realistico promettere il ritorno a “bei vecchi tempi”.
Non si possono tuttavia accettare supinamente riforme che comprometteranno la qualità della nostra vita.
In questa situazione considero l’impegno politico un mio preciso dovere per un cambiamento che sia rispettoso della nostra millenaria tradizione religiosa e culturale e coerente col nostro modello di sviluppo fondato su lavoro e proprietà.
Non ho intenzione di rassegnarmi con ignavia all’«inevitabile» avvento della società multiculturale, un esperimento fallito ovunque sia stato tentato, ma egualmente propugnato dai professionisti degli esperimenti falliti, quegli stessi che predicavano l’«inevitabile» avvento della dittatura del proletariato.
S’è giusto aiutare chi veramente fugge da una persecuzione, non è accettabile farsi carico dei turisti del welfare o, peggio, di chi intende approfittare del garantismo assicurato dallo Stato di Diritto, per inseguire sogni criminali di arricchimento facile e veloce.
Non esiste un corso predeterminato della storia, non esiste un destino ineludibile; riprendiamoci il nostro futuro, riprendiamoci Pordenone, perché «padroni in casa nostra» non sia un sospiro, ma un avvertimento!

 

Redazione

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