Elettrodotto Udine – Redipuglia: Terna “cor sorcio in bocca”

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Li abbiamo presi nuovamente in flagrante a lavorare sui piloni, impegnati in lavori che dopo la sentenza del Consiglio di Stato sono da considerarsi del tutto abusivi: è un reato plateale, ma evidentemente si sentono al sicuro grazie alle complicità dei vertici della Regione e di chi dovrebbe sanzionare i reati.

terna ud

Un povero mortale trovato a mettere una lamiera sulla legna accatastata nel cortile di casa finisce dritto dritto in tribunale e poco ci manca che non venga condannato alla fucilazione. Loro no. Loro fanno ciò che vogliono, ovvero ciò che non potrebbero fare in Piemonte, nella vicina Austria, ma forse nemmeno nella sperduta repubblica del Buzzurristan. Si sentono talmente impuniti che si permettono di evitare persino quelle minime misure di sicurezza che i comuni mortali sono costretti ad adottare. Ma evidentemente, per loro il solo fatto di indossare il casco potrebbe significare un atto di sottomissione alle regole, del tutto insopportabile: roba da poveracci.

In fondo è’ un modo come un altro per far vedere chi comanda in Friuli, che è tutto inutile reagire e che la Serracchiani può andare in tutta tranquillità a Porta a Porta, perché a tenere a bada quei merli dei suoi elettori ci pensano loro e, insieme a loro, i tengo famiglia dell’informazione che si accontentano di poco per mentire, per non vedere e cantare le gesta della nostra “Pulzella d’Oberdan”.

Ma noi convinti che prima o poi ci sveglieremo da questo incubo e potremo trovare una meritata stagione di legalità, non ci perdiamo d’animo e, come nulla fosse, continuiamo ad esibire i reati e le ragioni del dissenso, a presentare esposti su esposti, anche se sembrano inutili e restano inascoltati.

Nulla ci trattiene dal credere nella Giustizia e nella Costituzione, anche perché se gliela diamo vinta, dal fascismo strisciante si passa subito a quello con il manganello, e allora sono guai per tutti. Tiriamo dritto, anche se la loro arroganza pare non avere limiti, se continuano ad essere impuniti e se le indagini della magistratura prendono altre, incomprensibili e reclamizzate strade, non ultima quella di dedicarsi alla nostra persona e non alle porcherie che portiamo alla luce.

Così è stato per l’elettrodotto Wurmlach-Somplago, dove l’assessora si fa protagonista di dichiarazioni e di scappatoie infondate che mutano con il mutare degli umori di una Confindustria annebbiata dagli interessi del proponente di turno. Parole sconsiderate che nemmeno l’ultimo boscaiolo della valle del But oserebbe proferire. Per voler essere più realisti del re e per voler piacere a chi coltiva i propri interessi e manovra l’opinione pubblica attraverso una informazione servile, si finisce per combinare guai e alla fine della fiera per non accontentare nessuno.

Quando poi si deborda dai propri doveri istituzionali e si sacrificano gli interessi della collettività per favorire il padrone del vapore, o per coprire le pregresse complicità, allora il gioco si fa pesante e gravido di conseguenze sulla tenuta della democrazia. Ne abbiamo avuto la prova nel momento in cui la Terna si è fatta beffe della sentenza del Consiglio di Stato e il vertice regionale anziché inchinarsi davanti a quel verdetto e favorire il ripristino della legalità, si è abbandonato a vergognosi attacchi alla Magistratura e a false interpretazioni. Ebbene, la Terna ha continuato a lavorare senza alcuna autorizzazione, sotto il partigiano presupposto di una messa in sicurezza mai consentita e verificata mentre alle nostre denunce il vertice regionale faceva orecchie da mercante.

Sicché, constatata la generale inazione, abbiamo tirato in ballo la responsabilità dei Sindaci dei territori attraversati; ma costoro, in forza di una precipua legge regionale hanno immediatamente dirottato la responsabilità delle mancate sanzioni sulla Regione, dandone comunicazione.

A quel punto e a riprova della sua complicità, il vertice regionale ha opposto un significativo silenzio; ciò sino alla “interpellanza a risposta immediata” del Consigliere Cristian Sergo che senza mezzi termini ha chiesto “quali siano state le iniziative di vigilanza e controllo per impedire l’esecuzione di lavori non autorizzati, sanzionarne gli esecutori e segnalarli all’autorità giudiziaria”.

La risposta? Una vera e propria presa in giro, sino al punto di ammettere che la Terna ha deciso autonomamente di operare a suo insindacabile giudizio, che la regione non ha fatto alcun controllo, non senza una conclusione sconcertante che nella sua paradossale menzogna evidenzia una implicita complicità: “Il caso che qui interessa non è stato realizzato senza titolo, ovvero in difformità di esso…” Insomma, nemmeno la Terna avrebbe osato giungere a tanto!

I nuovi lavori denunciati oggi alla magistratura sono dunque la più evidente prova della complicità dei nostri governanti, ma, nella loro esibita evidenza, rappresentano tuttavia l’esplicito strumento per infondere nella cittadinanza la convinzione che non ci sia nulla da fare, che tutto è già stato deciso e che anche in questo caso convenga chinare il capo.

A vederla e a sentire le corbellerie di questa assessora, più che il disprezzo, ci coglie un senso di commiserazione nel credere che l’unica, verosimile ragione del suo stare ai vertici del potere, accanto alla governate sia quello di tenerla allegra, di conferirle quel costante stereotipato sorriso che sembra fatto apposta per infondere fiducia e simpatia… a prescindere.

Tibaldi Aldevis Comitato per la Vita del Friuli Rurale

Redazione

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