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Elettrodotto Udine-Redipuglia: governo coloniale in Friuli
23 Luglio 2016 Comunicati
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La delibera con la quale la giunta regionale ha deciso di approvare il progetto dell’elettrodotto Redipuglia Udine ovest è la esternazione di un governo coloniale che, tradita l’autonomia, agisce nel solo interesse delle lobby e del centralismo statale.

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La decisione assunta dall’esecutivo regionale nella giornata di venerdì 22 e le poche, inverosimili giustificazioni anticipate dall’Assessore Sara Vito rappresentano l’ultima, delittuosa svendita della nostra autonomia e nel contempo la più plateale aggressione allo stato di diritto, ai beni comuni e alla dignità della nostra terra.

Il vertice regionale e i suoi accoliti non hanno avuto esitazioni ad avvalorare le ragioni che hanno indotto l’elettorato a punire severamente l’attuale leadership: ma è tutta la vecchia classe politica a salire sul banco degli imputati di tradimento. Ed è su questa evidente correità, maturata nel corso degli ultimi anni, che l’attuale esecutivo affonda le sue decisioni, le sue prevaricazioni, e la svendita dei beni comuni.

Insomma, ci vuole una bella faccia tosta ad approvare un’opera che non è più sulla carta, bensì è lì sotto gli occhi di tutti e tale si offre alla vista nel generale ludibrio senza fraintendimenti di sorta. Solo la mala fede, o innominabili accordi presi sottobanco, permettono di farsi beffe del buon senso, della volontà popolare e soprattutto dell’ultima irrevocabile presa di posizione del Ministero per le attività Culturali con la quale ha formalizzato sia una esplicita e circostanziata bocciatura dell’elettrodotto aereo, che la implicita ritrattazione delle precedenti, infedeli decisioni. Eppure, nel suo comunicato (in ossequio alla dovuta trasparenza, il testo della Delibera e dei relativi allegati, naturalmente, sono irreperibili) la Assessora ha deciso di ignorare il nitido parere espresso dal Ministero di Franceschini, anzi, nei fatti lo rinnega. Anzi, fa di peggio, perché dicendo di conformarsi a “l’esigenza di mettere in atto tutte le prescrizioni già contenute nel decreto ministeriale del 2011 nella parte di progetto (circa il 19 per cento) ancora da realizzare” lei irride le decisioni assunte dal Consiglio di Stato n.3652/2015 che, come noto, ha annullato tutti gli atti che hanno preceduto il decreto autorizzativo.

Dove poi la decisione dell’Assessora piomba in un servile ridicolo è nel momento in cui, confermando di disconoscere il parere negativo di Franceschini, dice di aver apprezzato alcune significative migliorie introdotte nel recente e di aver auspicato di non pitturare i piloni che ricadono negli alvei fluviali sempre che ( fatto impossibile!) l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile lo permetta. Poi, convinta di rivolgersi ad uno stuolo di deficienti parla di “Miglioramenti che riguardano interventi di mitigazione paesaggistica della stazione elettrica Udine Sud, l’interramento di alcune linee elettriche, la riduzione nel taglio della vegetazione, una riduzione del consumo di suolo legato all’utilizzo di piloni monostelo e la minor interferenza con le aree fluviali” Insomma, andatele a vedere quelle meraviglie e in particolare l’inserimento ambientale della sottostazione di Udine sud: ne rimarrete scioccati! Capirete anche perché l’Assessora non parla affatto della denuncia con la quale abbiamo dimostrato la falsificazione dei pareri espressi in passato da una giunta regionale che ha voluto approvare l’inapprovabile. Nemmeno la Terna sarebbe stata capace di tanto, perché anche nel mentire ci vuole stile, senza contare che, cadendo nel ridicolo, ne viene coinvolta l’istituzione e la dignità di una popolazione intera.

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La vicenda ha assunto una connotazione tanto incredibile e immorale da non avere più tessere del PD da strappare, perché è del tutto evidente che attorno all’osso sono rimasti solo i camerieri. All’ombra dei piloni si possono fare carriere strepitose, ma è anche vero che all’ombra ci possono stare in pochi e selezionati complici. Come è altrettanto evidente che una volta ridotta ad un cumulo di macerie, alle prossime regionali la nostra Terra finirà per cacciare gli attuali usurpatori.

Non ci possiamo permettere una governante che prima delle elezioni si dichiara contraria all’elettrodotto aereo e poi, preso il potere, si fa in quattro per sostenerlo in ogni modo possibile e, magari, scaricando la colpa su chi l’ha preceduta. Non è ammissibile tenerci chi aveva promesso di rimettersi al giudizio della Corte, ma poi, vista la mala parata, l’ha disconosciuto sino al punto di gettare una accusa infamante nei confronti dei magistrati. Non dobbiamo avere remore nei confronti di chi falsifica i fatti e adegua in corsa un Piano Energetico Regionale, pur di favorire il padrone dell’energia. Non è più necessario tributare rispetto a chi ci danneggia e danneggia la fonte stessa della democrazia.

Insomma, non siamo più disposti ad essere trattati da servi e prestare obbedienza a chi si fa scudo di una burocrazia servile usata ad arte per dire tutto e il contrario di tutto. Resta da capire se un ufficio regionale retto secondo le regole della successione dinastica goda di competenza o solo di una piena autonomia di giudizio. Vogliamo sapere cosa sia andato a fare a Roma il responsabile del VIA regionale convocato in fretta e furia davanti alla TERNA e rientrato senza uno straccio di verbale che ne attestasse la finalità pubblica della sua trasferta. Vogliamo sapere chi ha impedito la audizione della Terna, dei Sindaci e del nostro Comitato, prevista a inizio mese in IV Commissione al fine di ispirare il parere della Regione e ogni relativa decisione del Consiglio Regionale.

Resta da capire con quale faccia tosta ha potuto votare la presente delibera la Santoro, che ogni due per tre si fa scudo del piano paesaggistico per darsi una patente di fervente tutrice dei nostri beni ambientali. E che dire dell’assessore al turismo? Si era forse appisolato? In effetti, solo un mercenario senza patria e senza fede può vendere il proprio patrimonio e la propria dignità come ha saputo fare nel corso del presente Consiglio di Giunta

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Intanto la Terna, felice di tenere in mano lo scalpo di una Regione autonoma che si lascia prendere per il naso , (a proposito a quale partito rivolge la sua generosa attenzione?) allunga le sue trame per mettere sotto il suo controllo il Paese, anche a costo di comprometterne il futuro e il progresso con le sue macro linee che non lasciano spazio all’innovazione e alle smart-grid. E intanto i soldi delle nostre bollette servono a giocare sul doppio binario: sulla riproposizione di un progetto che, tal quale, provocatoriamente ripropone quello bocciato dal Consiglio di Stato ed ora dal Ministero delle Attività Culturali, ovvero in tutte le possibili sedi giudiziarie dove poter contestare il verdetto dell’Alta Corte amministrativa.

E’ il solito gioco delle tre carte che arride ai biscazzieri che non pagano mai dazio. Ed è ciò che ci apprestiamo a vedere il prossimo 15 novembre, cioè alla udienza nel corso della quale la Corte di Cassazione sarà chiamata ad esaminare il ricorso presentato dalla Terna avverso la sentenza del Consiglio di Stato.

Aldevis Tibaldi Comitato per la vita del Friuli Rurale

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