È LA MAFIA, BELLEZZA !

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Intervista a me stesso per rispondere a tanti amici lettori che pongono certe domande…

ilsilenzioèmafia

Scrivi inchieste, denunci misfatti e segnali anche ingiustizie, perché?
Perché son fatto così. Soprusi, ruberie e ‘schifezze’ varie mi irritano. Lo spreco di denaro pubblico anche… il mio lavoro consiste nel rappresentare queste amare realtà all’opinione pubblica. Non sono uno che fa pubblicità. Il mio motto, quello del mio giornaletto on-line, è video meliora proboque, deteriora sequor: si, mi piacciono sicuramente le cose belle ma io indago, devo indagare, sui fatti peggiori. Per questo sono, fieramente, un pluri-indagato per diffamazione a mezzo stampa: ma qui è colpa della legge italiana che non sanziona le querele temerarie e non equipara il giornalista, nell’esercizio delle sue funzioni, ad un pubblico ufficiale…

Ma chi te lo fa fare?
Me lo chiedo costantemente: la mia è una nicchia informativa sinceramente pericolosa, intricata e scarsamente remunerativa. Subito, però, arriva una e-mail, un messaggio di complimenti, di ringraziamento, di stima. Certamente, ne arrivano tanti altri di critica, anche di odio vero e proprio, se non addirittura di minaccia. Ho imparato negli anni a non pensarci sopra più di tanto; fanno tutti così, appena cogli nel segno, iniziano a impallinarti con insulti, querele, danneggiamenti: è una verifica implicita del mio lavoro… Diciamo che il più del mio lavoro consiste proprio nella verifica, cosa che altri che danno notizie non sempre fanno: poi io sono curioso di natura, attento ai dettagli, pignolo, anche noioso. Cerco sempre informazioni, indizi… ma spesso capita che siano essi a cercarmi!

Perché parli di mafia, cos’è la mafia?
Mafia è un sovrumano sistema, diffuso ovunque, non necessariamente organizzato, tipo Cosa Nostra. È un modo di pensare e di agire, di stampo predatorio sicuramente, che pervade ogni stratificazione della società, intesa come gruppo di persone e come gerarchia di poteri. Contestualmente, è la negazione del diritto, della legge intesa come il vecchio “ordine costituito”. La mafia ha proprie leggi che però non sono quelle dello Stato: sono le leggi dell’egoismo, dell’iper-individualismo, del beffardo arricchimento a discapito del lavoro. L’humus sociale contemporaneo è per questo terreno molto fertile per la diffusione della mafia: la mafia si diffonde dove manca il senso civico, dove manca la certezza del diritto, dove lo Stato rappresenta una mera ipocrisia, una stentorea propaganda di ciò che dovrebbe essere e fare ma che invece non è e non fa. E, ovviamente, attecchisce dove c’è denaro. Non c’è mafia senza denaro, sembra banale ma il denaro è il potere della mafia, è la sua droga. Forse ha ragione Beppe Grillo: l’Italia è permeata di mafia, se facciamo le Olimpiadi a Roma, probabilmente i mafiosi vanno a nozze.

Hai lanciato nei mesi scorsi pesanti accuse che lasciano intuire che la mafia travolge tutto e tutti, anche le istituzioni come la Giustizia…
L’Italia è un relitto, il fantasma di un Paese: la crisi sociale in atto -e quella economica che le ha dato il maggiore impulso- è una faccia della stessa medaglia. L’altra faccia è proprio la mafia che sovrasta il merito, l’abnegazione, il lavoro, l’ordine, la rettitudine, il bene comune. Noto -e tanti lettori (cinque mila al giorno) o informatori me lo documentano ampiamente- che è proprio la mancanza di Giustizia, con la ‘G’ maiuscola, quella certa, tempestiva e assoluta (ab-solutus, sciolto da vincoli) a incentivare il fenomeno mafioso che detta le proprie regole e si fa giustizia da se.

Qualche esempio?
Però senza fare nomi: ho toccato alcuni nervi scoperti e le ripercussioni sono in atto, per quello sto spostando le mie esternazioni dal giornalismo alla letteratura: con i racconti di fantasia si riesce a dire molto senza andare in Tribunale…
Giusto quattro anni fa (il 6 settembre 2012) venivo aggredito, dopo una serie di minacce regolarmente denunciate, da due mafiosetti, in Sicilia. Tentarono di farmela pagare per le mie inchieste che svelarono un loro commercio fraudolento, successivamente verificato -ma debolmente sanzionato- da un’approfondita operazione dei Carabinieri. Per inciso: io impiegai un paio di settimane per ‘chiudere il cerchio’; lo Stato ci mise due anni e a tutt’oggi pare non aver risolto nulla, è rimasto tutto ancora allo status quo ante. E già questa, per un giornalista d’inchiesta, è una vittoria di Pirro…
Ebbene: i due vigliacchi mi hanno assaltato, letteralmente, in un bar, nel tentativo di picchiarmi e di scassarmi il mio computer. Casualità volle che contemporaneamente si erano avvicinati due Carabinieri. Vi fu uno spettacolare parapiglia in cui io me la cavai con una sberla in faccia, un Carabiniere finì disteso su un tavolino ed un goffo malvivente precipitò su una madre che allattava, seduta ad un altro tavolo, la sua piccola bambina. Io presentai, su richiesta degli stessi Carabinieri, regolare denuncia dell’accaduto. Ed i Carabinieri sentirono numerosi testimoni. Sono passati quattr’anni: non solo non mi è mai stato notificato nulla dalla Procura di Trapani (fissazione d’udienza? Condanna dei rei? Archiviazione?) ma, addirittura, non risulta esservi nemmeno il fascicolo. Marco Travaglio ha scritto “E’ Stato la mafia”… mi trova d’accordo.
Ma non è finita qui: i mafiosi impuniti, resi ancor più forti della loro impunità, se la presero con i miei famigliari, due anni più tardi. Purtroppo, nello stesso luogo della mia aggressione, nell’agosto 2014, mia moglie incinta e i miei, allora, tre piccoli bambini, vennero aggrediti, insultati e spintonati dal vigliacco mafioso.
Lo shock fu enorme: io non ero nemmeno presente, la situazione era divenuta insostenibile. Ebbene: ebbimo difficoltà addirittura per presentare regolare denuncia (pur essendo accaduto tutto davanti a due vigili urbani che si sottrassero ai loro doveri vaneggiando di una eventuale loro incompatibilità come testimoni ed, eventualmente, estensori della denuncia).
E che fine fece quella denuncia? Paradossalmente mia moglie non è mai stata contattata da ‘sta Procura di Trapani: da ricerche effettuate, risulta che io risulto addirittura indagato assieme al noto e recidivo aggressore.
Ma che Giustizia è questa? Che Giustizia è quella che fa si che io, cittadino italiano, non possa passeggiare per quella piazza e strade limitrofe perché c’è sempre un mafioso folle in agguato? E, infatti, da due anni evito pienamente quella zona: quindi, tornando al discorso della Giustizia italiana, la limitazione della libertà ricade sulle persone offese, quelle con la schiena diritta, non sui delinquenti…

Alcuni giornalisti seguono programmi di protezione…
Diciamo così: in Sicilia ho affrontato, per almeno sei anni, una serie di lunghe e dure inchieste che svelano quanto in verità questo territorio sia indietro di un migliaio d’anni e sia costantemente sotto controllo di Cosa Nostra e permeato di spirito mafioso. Ho rischiato grosso, ho subito una serie di danneggiamenti che nemmeno ho perso tempo a denunciare… Addirittura ho verificato, nonostante conforto e vicinanza di tanti amici, che persone a me ‘affini’, hanno adottato nei mie confronti quei sistemi prima denigratori, quindi intimidatori, quindi di disturbo, lesivi ed aggressivi, sino ai fatti compiuti, tipici del mafioso messo alle strette. Una pugnalata definitiva, in un certo senso mi ha aiutato a decidere, a tirare le somme. Mi spiace dirlo ma… in Sicilia non ci posso più andare.
È normale? È un Paese civile? Pensiamoci un attimo: un giornalista scopre qualcosa, lo scrive e, conseguentemente, non può più circolare liberamente perché gliela vogliono far pagare.
In Sicilia c’è molto da ‘fare’, purtroppo: e, secondo me, la soluzione non può essere affrontata con democrazia, diciamo così…

Lo stereotipo siciliano, quindi, lo confermi?
Direi lo stereotipo italiano: perché la mafia è da Sud a Nord. Ha forme diverse. Giù è violenta, magari, oltre che conclamata. Al Nord è più silenziosa e viscida: ti lasciano senza lavoro o arrivano comunque, anche qui, nelle aule di Giustizia, non solo con le liti temerarie fatte apposta per imbavagliare la stampa.
Faccio il secondo esempio, per risollevare il morale ai siciliani. C’è un cretino che mi deve parecchi soldi da ormai sei anni: in primo grado il giudice ha confermato pienamente le mie ragioni, applicando con lento algoritmo (tre anni) il diritto, la legge punto per punto.
In appello, formalmente, idem: ma dopo ulteriori due anni e mezzo (!), il giudice ha saltato alcuni punti, forgiando una sentenza equivoca e suscettibile di mille interpretazioni, tant’è che non si riesce a calcolare un esatto importo del dovuto, comunque dimezzato rispetto alla prima sentenza, “riformata” -ha detto così il vile ometto nella sua introduzione- “in considerazione dell’eccessiva generosità del giudice di primo grado” -ho ovviamente la registrazione audio-.
Io non credevo alle mie orecchie: un giudice ha criticato l’altro giudice che ha semplicemente applicato le norme per una presunta sua “eccessiva generosità”, affermando l’assoluta incertezza, di fatto, del nostro Diritto, lasciando intendere che ci siano giudici più o meno generosi.
Ma qui è evidente quanto sia ipocrita ‘sta Giustizia: un giudice lamenta pubblicamente l’eccessiva generosità di un altro giudice… Poi, magari, fa clamore la notizia che un giudice si suicida…
Poi scopro, senza nemmeno tante difficoltà, che il signor giudice è amico dell’amico, per così dire, che addirittura è stato pagato per una conferenza (sul tema della giustizia!) dal ‘padrino’ del debitore ‘graziato’ in appello…
E intanto, passano gli anni, si accrescono le ingiustizie e vince il sistema mafioso: perché, pur avendo le prove, non mi fido a fare nome e cognome di questo giudice. Perché, in primis, mi querelerebbe all’istante; secondariamente, c’è in ballo la Cassazione e… non vorrei trovarmi, dopo sette-otto anni, con un pugno di mosche in mano-
Perché questa… è la mafia, bellezza!

 

Tommaso Botto

1 comment

  1. Aliferopulos says:

    Mar 23, 2017

    Rispondi

    Semplicemente allucinante

Commenti

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