Dall’e-census ai capi-tribù: l’evoluzione dei censimenti della popolazione

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SE nati all’estero andare alle dom. 2.3, 2.4 e continuare dal punto 3…”: recita così un rigo del questionario (Istat, modello cp1) del 14° Censimento Generale, sistematica enumerazione, testa per testa, dei cittadini residenti (censimento de iure) o dei presenti (censimento de facto)  in una data entità territoriale (Italia), in un preciso momento cronologico (21 Ottobre 2001).

Ciò che più affascina di questa attività di rilevazione è che essa “interagisce” con la totalità della popolazione (in teoria nessuno è escluso): nemmeno le elezioni politiche “intrattengono relazioni” con un pubblico sì vasto.

Per questo motivo, essendo l’organizzazione censuaria finalizzata a “contare” tutti, appare logico pensare che il suo essere una “modalità di contatto”, con un pubblico coincidente con la generalità d’individui, la rende un mirabile ambito di Relazioni e Comunicazione, ossia di Relazioni Pubbliche.

Il censimento si ripeterà, con la sua cadenza decennale, nell’Autunno 2011: manca poco tempo e, nonfossaltro per rispetto nei confronti di milioni di Italiani che si arrovelleranno sul fantomatico “cp1”, sarebbe utile comprendere la necessità, svelare i dettagli ed approntare logiche migliorie alla macchina censuaria.

Leggere questionari e regolamenti del censimento italiano può essere profondamente noioso ma una disamina comparativistica, ossia dando uno sguardo all’Estero, può rendere più interessanti queste riflessioni.

L’ONU segnala oltre 200 Paesi impegnati nelle rilevazioni censuarie: quasi la totalità delle Nazioni effettua i censimenti demografici, con finalità e modalità spesso differenti, espressione di differenti usi e di differenti leggi.

In Italia l’obbligatorietà viene sanzionata, con pene pecuniarie che variano da un minimo di 200 euro ad un massimo di 5.000 euro. Ammende simili sono previste dagli altri ordinamenti ma nella pratica, come in Italia, questi dettami sono stati applicati in pochissimi casi.

Assai delicato è il principio della riservatezza: tale obbligo implica che i dati raccolti in occasione d’indagini e rilevazioni censuarie possano essere utilizzati esclusivamente a fini statistici e non possano essere comunicati ad altre istituzioni o persone, se non elaborati e pubblicati sotto forma di tabelle e in modo tale che non sia possibile alcun riferimento individuale .

Per le violazioni in merito al vincolo di segretezza sono previste differenti pene pecuniarie e detentive, proporzionate alla gravità e volontarietà del reato.

Notiamo che l’ordinamento italiano, nonostante il suo impegno in materia di tutela della riservatezza, ha scelto una via “drastica” nel trattamento dei dati sensibili, ossia quelli “idonei a rilevare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche,(…) le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazione,(…) ”: nel questionario di rilevazione non vengono poste domande su tali tematiche.

Lo stesso non avviene negli ambiti censuari di altre nazioni: quesiti sulla religione e l’origine etnica sono legittime, con alcune cautele , in quasi tutti i formulari d’intervista.

L’ordinamento svizzero è categorico: i dati identificativi dovranno essere distrutti: inoltre viene disciplinato dalla legge un divieto di pregiudizio: è impedito che le informazioni possano essere utilizzate a danno degli interpellati (per questioni fiscali ad esempio).

I “count me in” inglese, gallese e scozzese prevedono che i questionari, archiviati sotto forma di microfilm, non potranno essere resi pubblici prima di 100 anni: similarmente verranno archiviati i formulari del censimento australiano , previa autorizzazione dell’intestatario .

Gli USA hanno approntato particolari cautele tecnologiche per la tutela della riservatezza dei questionari microfilmati; gli originali, ovviamente, scaduta la loro utilità, vengono distrutti.

Particolari misure cautelari sono previste per la fase di rilevazione e trasporto dei dati dall’abitazione del rilevato agli uffici dell’ente rilevatore: in Australia il questionario deve essere compilato dal rilevatore di fronte all’intervistato, impedendo qualsiasi “aggiustamento” irregolare del rilevatore; quasi tutti gli ordinamenti censuari prevedono l’utilizzo di buste sigillate per il trasporto dei questionari; la normativa neozelandese prevede addirittura una compilazione “privata”, in cui l’intestatario dell’obbligo di risposta compila un formulario ottenuto per posta o via modem, lo inserisce in una busta sigillata con la dizione “riservato” che viene recapitata, gratuitamente, alla persona del responsabile dell’ufficio locale di censimento.

Cosa chiede il censimento?

L’umanità necessita di informazioni interne per gestirsi al meglio.

Il censimento è il principale strumento di rilevazione di tali informazioni in quanto è il più preciso ed universale.

“Conosci te stesso” è l’obiettivo primo della rilevazione censuaria.

La nostra finalità (noi: membri dell’umanità) è quella di conoscerci meglio per orientare le nostre scelte presenti e future, caratterizzate da incertezza e probabilità.

Potremmo analizzarci in un’infinità di variabili caratteristiche ma questioni di budget, timing e  tecnologia ci costringono a restringere il nostro raggio d’azione .

Così chiediamo, o meglio, ci autointerroghiamo riguardo a specifici temi (items), riassumibili in aree di pertinenza logica, definibili come interrogativi topici (topics ).

Tutti i questionari interrogano gli individui sulla loro cittadinanza: solo quello del censimento italiano prevede l’opzione dell’apolide.

La stirpe d’origine ed il gruppo etnico di appartenenza sono oggetti d’indagine di alcuni censimenti nazionali: Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Cile prevedono tale domanda. Usa e Canada richiedono addirittura la razza (race) d’appartenenza, specificando che il rispondente deve dichiarare “quella a cui si sente d’appartenere”, indipendentemente dalle caratteristiche fisio-somatiche della persona.

Le competenze linguistiche sono oggetto di domanda della maggior parte dei questionari del nostro campione: paradossalmente la Gran Bretagna chiede il gruppo etnico d’appartenenza ma non la lingua usualmente parlata in casa; l’Italia non accenna né all’una né all’altra opzione. In altri censimenti (Irlanda, Scozia, Galles, Svizzera e tutti i paesi d’oltreoceano) si analizza approfonditamente la geografia linguistica del Paese, dando rilevanza all’eventuale uso di lingue minori o dialetti.

Il censimento è sicuramente un’occasione per aggiornare questi data-base. Oltretutto, essendo i questionari disponibili in differenti lingue (una dozzina in Italia, una quindicina negli Stati Uniti), il dato linguistico raccolto sarà poi utile ed utilizzabile per la pianificazione successiva “tornata” censuaria, calcolando il numero delle lingue per le traduzioni e la distribuzione sul territorio dei questionari “alloglotti”.

Interrogare sulle proprie origini (e lingua) è più una forma di democrazia che di discriminazione.

Una domanda che viene posta in alcune rilevazioni censuarie è quella sulla religione professata o il credo religioso seguito: anche qui si nota marcatamente il differente approccio confidenziale dei Paesi anglosassoni (che pongono tale domanda ed al massimo la vincolano ad un criterio di opzionalità) rispetto a quello europeo, più riservato; qui può sorgere una constatazione curiosa: i Paesi che più tradizionalmente si sostengono paladini della riservatezza (quelli anglosassoni), sono gli stessi che fanno le domande più “profonde”, ossia riguardanti i cosiddetti dati sensibili della persona.

Scorrere le pagine dei questionari censuari, dopo averne raccolto un cospicuo campione, facendo cadere l’occhio sulle specifiche singolarità, può essere come passeggiare per una città “straniera”, “estera”, origliando qua e là i discorsi degli autoctoni e tentando di comprenderne i “modi di fare”, le modalità di porsi l’un con l’altro, di relazionarsi.

La domanda riguardante aspetti non riconducibili al concetto di vital statistics  e non “raccomandato” dalle dichiarazioni dell’ONU, ma comunque riscontrabile in tutti i questionari analizzati è quella riguardante il mezzo di trasporto utilizzato per il tragitto casa-lavoro, il tempo impiegato ed il numero di volte al giorno in cui si compie tale percorso.

Solo pochi questionari si riferiscono in questa domanda ad un giorno preciso; la maggior parte dei formulari prende a riferimento un giorno usuale.

L’interrogazione sulle tipologie di risorse energetiche utilizzate in casa è parimenti diffusa in tutti i questionari analizzati: particolarità si presentano nella lista di opzioni di risposta; quello che in taluni censimenti viene identificato con la voce “altro”, in talune realtà viene particolareggiato, come ad esempio nel questionario cileno, esemplare nella innovazione interrogativa di questa domanda, in cui rientrano tre tipi di fonti alternative, tra le quali l’uso di pannelli solari.

“Francia, Cile, Argentina e Lussemburgo” approfondiscono particolarmente l’argomento degli elettrodomestici presenti in un abitazione: ci pare una caratteristica molto attuale per una definizione corretta della società e degli usi di vita contemporanei.

Parimenti attuale, contestuale, è l’interrogativo, presente nel 30% del campione, riguardo alla presenza di personal computer e collegamento a internet: avere un dato ufficiale su questa variabile sarebbe impiegabile anche al fine di ammodernare il sistema di approccio censuario .

“Scottante” può essere definito l’interrogativo, per noi lecito e trasparente, sul reddito percepito dall’individuo: tale interrogativo, scomodo per i disonesti, utile per verifiche tributarie incrociate, non viene posto, nonostante la citazione imperativa dell’ONU, nel questionario censuario presi nel loro assieme, tranne che in quello statunitense, canadese, australiano e neozelandese.

L’Australia chiede l’ammontare della pigione eventualmente pagata per la locazione, il Canada richiede il dettaglio dei costi mensili.

Solo il censimento statunitense interroga riguardo agli obblighi militari eventualmente assolti.

Altre curiosità interrogative sono: veicoli a disposizione dei dimoranti nell’abitazione (Belgio, Nuova Zelanda, Francia); è da notare che la domanda assume differenti implicazioni rispetto al generico “mezzo di trasporto impiegato per andare al lavoro”; presenza di Telefono, GSM e fax (Nuova Zelanda, Stati Uniti, Canada, Australia); Stato di salute generale dell’interessato; la domanda qua è diretta, quasi imbarazzante nella sua spontaneità circostanziale: “come stai?”. Quest’interrogativo viene posto nei formulari di Gran Bretagna, Irlanda, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Assistenza a disabili: si interroga sull’eventualità di ore di assistenza prestate dall’intervistato alla volta di un congiunto. Il valore sociale di questa domanda fa comprendere quanto l’audit offerto dal censimento possa essere utilmente impiegato nella pianificazione dello stato sociale (Gran Bretagna e Belgio); Rapporto coniugale di fatto: tra vedovi, separati, divorziati, celibi, compaiono voci quali “partner” (Gran Bretagna), “unione libera” (accennato nel questionario francese) e “convivente coniugalmente” (Svizzera). Tali denominazioni si accostano maggiormente alla reale dimensione delle convivenze non formalmente costituite, comunque esistenti e spesso durature; Der Hausmann (il “casalingo”): tra le tante professioni il questionario austriaco prevede tale figura, fino a qualche decennio fa impensabile; l’ ”Irlanda” indaga sulle modalità di scarico delle acque nere destando nel lettore inquietanti presagi sul sistema igienico sanitario di alcune zone dell’isola; il “Cile” chiede esattamente il numero di docce presenti nell’abitazione: così fa pure l’ “Italia” che chiede anche il numero dei gabinetti; “Canada, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda” chiedono il nome della tribù di appartenenza. Orari di lavoro fissi, flessibili, part time sono distinti raramente nei questionari censuari: i più attuali in tal senso possono essere considerati il formulario belga e canadese.“Copertura del tetto e del pavimento “ viene richiesto nel questionario cileno.

Nelle ultime sessioni censuarie è stata sperimentata una modalità di enumerazione assolutamente originale: l’ e-census. Alla figura del rilevatore è stato sostituito lo schermo di un personal computer: alcuni rispondenti hanno potuto effettuare la compilazione del questionario all’interno di pagine specifiche dei siti web istituzionali degli enti statistici nazionali ovviando, in linea generale, all’impiego di carta e penna.

L’iniziativa è stata promossa negli Stati Uniti (nel Marzo 2000, su un ristretto campione, limitatamente agli short census form), a Singapore (contemporaneamente all’esperimento statunitense, su un campione del 20 % della popolazione, esclusivamente riguardo ai long census form), in Svizzera ( nel Dicembre 2000, limitatamente ad un campione pari al 4,2 % della popolazione) ed in Spagna (nel Novembre 2001, con una partecipazione all’iniziativa, 12.000 persone circa, nettamente inferiore alle previsioni iniziali del 2-3 % dell’intera popolazione  ).

L’esperienza svizzera ha impegnato circa 238.000 intervistati nella rilevazione elettronica: le unità d’analisi hanno ricevuto il questionario cartaceo con l’informativa che avrebbero potuto compilarlo anche per via telematica; solo il 10 % del campione ha scelto la via tradizionale (compilare il questionario a mano e reindirizzarlo, tramite il mail-back system, all’istituto di statistica, compilando un questionario motivazionale sul loro operato). Chi ha scelto l’opzione on-line non ha compilato il form cartaceo.

Purtroppo il censimento ISTAT appare essere obsoleto in una pluralità di aspetti analitici:

1.      è più un sondaggio di verifica che non di ricerca: la sua impostazione è finalizzata essenzialmente all’aggiornamento dei registri anagrafici, piuttosto che alla rilevazione di dati “nuovi” (interrogazioni riguardo alla lingua , alla religione, alle tecnologie, agli “stili” di vita…);

2.      risulta essere “complesso” nelle modalità di somministrazione (essenzialmente brevi manu), cagionando un considerevole aggravio degli obblighi sia degli operatori che degli intervistati (la pluralità delle Nazioni effettua il censimento, da decenni, attraverso la rete postale: i questionari “viaggiano” capillarmente come normale corrispondenza, limitando la consegna “personale” ai casi particolari);

3.      non utilizza le tecnologie attuali (SMS e Internet);

4.      traspare, dall’analisi delle implicazioni normative, una riluttanza ad addentrarsi in domande più specifiche (attuali), autolimitandosi (per non creare casi “politici”?) nella infinita potenzialità normativa (essendo una rilevazione “ufficiale”, conservato comunque il segreto statistico, esso può chiedere quasi tutto);

5.      la presenza di codici a barre su tutte le pagine del questionario fa temere per l’effettiva separazione tra dati aggregati e disaggregati, pregiudicando la riservatezza ed il rispetto del segreto statistico.

L’esperienza italiana non è certamente la “pecora nera” (Francia, Inghilterra, Argentina sono parimenti legate ai vecchi standard censuari), ma soccombe, a nostro parere, di gran lunga, se comparata all’esperienza censuaria di altri Paesi, innovativi, aggiornati e “sicuri”.

Tra questi “censimenti moderni” (nel senso letterale del termine) dobbiamo sicuramente citare:

1.      US Census 2000: le modalità di somministrazione (mail back system), le innovazioni tecnologiche (sperimentazione dell’ e-census), i continui aggiornamenti metodologici, la promozione e la diffusione di studi e ricerche attinenti, l’intenzione di raccogliere dati demografici che vanno oltre le vital statistics, generando un’ “istantanea” reale ed aggiornata del gruppo “we the people”, l’ accurata campagna comunicativa plurimediale,.. lo fanno apparire come un “mostro sacro” delle procedure censuarie;

2.      Canada Census 2001 (Count Yourself!): la sua ripetizione quinquennale, associata alla specificità investigativa, all’efficiente sistema di distribuzione e raccolta postale dei questionari, alle istruzioni onnipresenti, all’approccio “cortese” all’intervistato,.. fan sì che tale esperienza censuaria vada annoverata tra gli esempi positivi da seguire per le prossime rilevazioni.

3.      New Zealand Census 2001: per il formato grafico, per le originalità del questionnaire design, per la linearità sequenziale delle domande, per la loro attualità e specificità interrogativa, per la semplicità delle istruzioni ci è sembrato il formulario più accattivante. La sicurezza censuaria riguardo alla tutela della privacy viene talmente enfatizzata (e promossa tramite una attività comunicativa ad hoc) che rende incomprensibili le “paure” italiane” al riguardo.

Le considerazioni sul census budget confermano la bontà di queste tre realtà censuarie: infatti sono quelle “più economiche” ed efficienti in termini di costo pro-capite e di numero d’addetti per abitante.

Tommaso Botto

3 commenti

  1. […] sostituito lo schermo di un personal computer: i rispondenti possono effettuare la compilazione del questionario all’interno di pagine specifiche dei siti web istituzionali degli enti statistici nazionali […]

  2. […] essenzialmente all’aggiornamento dei registri anagrafici, piuttosto che alla rilevazione di dati “nuovi” (interrogazioni riguardo alla lingua * , alla religione, alle tecnologie, agli “stili” di […]

  3. […] utilizzate con qualche nozione estremamente generale. D’altronde, parliamoci chiaro, sul censimento italiano c’è poco da […]

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