CRISI E COMMERCIO, ANCHE LA GRANDE DISTRIBUZIONE ENTRA IN SOFFERENZA

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In Friuli Venezia Giulia ulteriore calo dell’occupazione (-10%).

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Anche la grande distribuzione comincia a vacillare sotto il peso della crisi: se fino ad ora il conto più alto lo avevano pagato le piccole e medie realtà del commercio, oggi anche le grandi mostrano preoccupanti segni di sofferenza, con pesanti ricadute sul mondo dell’occupazione. Basti pensare che in Friuli Venezia Giulia i posti di lavoro sono scesi di un ulteriore 10%, soprattutto nella GDO, complici il calo dei consumi (-5%) ed acquisti alleggeriti, tanto che anche la spesa dello scontrino medio ha subito un contraccolpo attorno all’8-10%.

La denuncia arriva dalla Fisascat Cisl, che stamani – alla presenza del numero uno nazionale di categoria, Pierangelo Raineri e del segretario generale della Cisl Fvg, Giovanni Fania – ha riunito i suoi delegati per fare il punto della situazione ed eleggere nel contempo il suo nuovo segretario regionale. Premiato dalle urne, nel segno della continuità, è il pordenonese Adriano Giacomazzi, cui l’uscente Paolo Duriavig (a sua volta entrato nella segretaria della Cisl Fvg) ha consegnato il mandato. Con lui in segretaria, Elisa Miani e Diego Marini.

Purtroppo – commenta il neo eletto – ci aspettiamo altri cali sul trend instaurato: è ora che la politica prenda davvero atto della situazione del settore, cominciando a fare una seria programmazione delle aree commerciali, oggi di gran lunga sovradimensionate rispetto alle esigenze della popolazione, se si considera che la metratura occupata sarebbe sufficiente a soddisfare i bisogni di 5milioni di consumatori, contro il nostro milione di abitanti”.

Insomma, è allarme per una crisi che si continua ad abbattere sulla forza lavoro, andando ad erodere anche le buste paga ed un’occupazione certa e di qualità. Ad alimentare il fuoco c’è anche il mancato rinnovo contrattuale per gli operatori della GDO e la decisione di alcune aziende – vedi Ikea, in sciopero i giorni scorsi – di disdettare i contratti integrativi.

Siamo di fronte a politiche aziendali che noi non condividiamo” – chiarisce subito Raineri. “Scelte di grandi aziende, anche multinazionali, obiettivamente in sofferenza per introiti e consumi e che stanno pensando di affrontare la situazione in un modo non corretto: perché ridurre le vendite significa innescare processi involutivi in un settore – quello del commercio – che occupa in Italia 6milioni di persone, specie giovani e donne, e che va difeso”. “La strada – aggiunge – non può essere quella di chiudere i negozi, o di ridimensionare l’occupazione, né quella di disdettare i contratti integrativi quando molto spesso è la contrattazione aziendale un momento ed una possibilità per discutere dei processi riorganizzativi del lavoro e di competitività aziendale”.

Tra le altre decisioni sotto lo sguardo della Fisascat Cisl Fvg anche, ad esempio, la scelta, dei giorni scorsi, di Carrefour a Terminal Nord di tenere aperto fino a mezzanotte. “Abbiamo già ampiamente dimostrato – incalza Paolo Duriavig – che né le liberalizzazioni, né la deregulation selvaggia degli orari di lavoro ha portato beneficio ai consumi ed ai fatturati delle aziende, né tanto meno all’occupazione: ora ci auguriamo che se questa sperimentazione andrà avanti, si traduca in posti di lavoro veri”.

Grande attenzione, poi, anche sugli altri fronti aperti: da quello delle cooperative, con i forti dubbi intorno al concordato che si è aperto per la Coopca e che non garantisce l’occupazione, ma anche per il comparto dei servizi e degli appalti, come ad esempio quelli della ristorazione e delle pulizie negli ospedali, con il taglio del 18% degli orari e dei servizi stessi, a danno dei lavoratori e degli utenti. “In questo caso – commenta Giacomazzi – scontiamo una doppia spending review, quella nazionale e quella regionale, che ha inciso pesantemente sulla qualità dei servizi”.

Redazione

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