Costi della Funzione Pubblica in Friuli Venezia Giulia: 700 milioni di euro

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L’assessore regionale alla Funzione Pubblica, Andrea Garlatti, ha diffuso la seguente nota in merito ai costi del personale:

“Il costo del personale in Friuli Venezia Giulia è effettivamente superiore a quello di altre regioni: ciò deriva da leggi e
accordi che si sono sovrapposti nel corso del tempo senza creare un quadro organico e omogeneo nel trattamento dei dipendenti. Si sono disposti passaggi di livello e di stipendio per legge dando vita anche a situazioni squilibrate nei rapporti tra retribuzioni e funzioni. In valori assoluti calcolati su base 2009, il costo del personale regionale del Friuli Venezia Giulia è vicino a quello della Lombardia ed è superiore del 30% rispetto al Veneto”.

“È una situazione oggettiva che non deve comportare giudizi sul personale, nella stragrande maggioranza competente e impegnato, ma che pone evidenti problemi alla finanza pubblica soprattutto in un periodo di notevoli problemi dovuti al calo delle risorse finanziarie: si deve registrare meglio il rapporto costi-benefici”.

“Pesano sul costo globale, al di là quindi della retribuzione, anche i benefit peculiari rappresentati da una seconda indennità di fine rapporto (pari a circa il 35 per cento di quella ordinaria) con oneri a carico pressoché totale della Regione e il Fondo Sociale, una gestione fuori bilancio con la quale vengono erogate borse di studio, rimborso di spese mediche, contributi per mutui etc. a favore dei dipendenti o loro familiari”.

“Nella Regione Friuli Venezia Giulia il quadro è caratterizzato da un’altra peculiarità: il comparto unico Regione-Enti locali. Nel 1998 si decise infatti che, al fine di favorire la delega di funzioni e la conseguente mobilità del personale dalla Regione agli Enti locali, vi fosse un progressivo allineamento delle condizioni retributive”.

“L’operazione non è stata indolore dal punto di vista dei costi.
Il personale del comparto infatti ha ottenuto due ulteriori classi economiche rispetto a quelle previste a livello nazionale e incrementi significativi nel tempo. A oggi (considerando anche gli aumenti proposti ma rifiutati dal sindacato perché ritenuti insufficienti) un dipendente del comparto di categoria C ha una retribuzione superiore a quella del collega veneto da un minimo di 274 a un massimo di 364 euro al mese e un dipendente di categoria D da un minimo di 413 a un massimo di 590 euro sempre al mese. A ciò devono aggiungersi un salario aggiuntivo superiore
mediamente del 40% rispetto al nazionale e gli incarichi di Posizione Organizzativa (che vanno fino a 16.000 euro annui oltre lo stipendio) non rientranti nel fondo per la produttività (per gli enti con la dirigenza)”.

“Va chiarito che in questo percorso una responsabilità significativa è attribuibile a chi nel 2006 propose un rinnovo
contrattuale dal costo a regime di 47,8 milioni di euro: la Corte dei Conti rese certificazione negativa giudicando l’accordo “evidentemente incompatibile con le dinamiche della finanza pubblica sia regionale che nazionale”: ciò accadeva il 4 ottobre 2006: per tutta risposta il 27 novembre dello stesso anno il Consiglio regionale dispose gli aumenti per legge”.

“Alla fine, tra costo del personale regionale e costo del personale degli enti locali, si arriva a circa 700 milioni, che
tradotti in termini di oneri pro capite fa circa 570 euro all’anno, contro i 308 euro del Veneto”.
 
“Davanti a un quadro così delineato e in una situazione di crescenti difficoltà della finanza pubblica, l’attuale
amministrazione regionale ha compiuto delle scelte precise e coraggiose per calmierare le dinamiche retributive e ha
individuato la necessità di interventi strutturali che consentano di riconoscere anche in busta paga la dignità del lavoro dei dipendenti mantenendo però l’indispensabile equilibrio finanziario della pubblica amministrazione”.

“In concreto, le principali azioni già realizzate sono le seguenti: riduzione del 10% ai compensi dei direttori e
vicedirettori centrali: blocco del turn over al 20%; introduzione dell’obbligo della mobilità intercompartimentale prima di procedere a nuove assunzioni. Si aggiunge la riorganizzazione dell’apparato regionale riducendo a 10 le direzioni centrali oltre la segreteria generale e l’avvocatura e portando da 105 a 85 le direzioni di servizio. Sono state soppresse l’Agenzia Regionale della Sanità e l’Agenzia Regionale per la Contrattazione. Sono diminuiti gli stanziamenti per straordinari e interinali”.

“Ciò ha consentito di passare, per la Regione, da una spesa (esclusa direzione sanità) di 175 milioni di euro del 2007 a una spesa 2010 di 164.352 milioni, con una riduzione del 6,5%circa. Le posizioni dirigenziali sono passate da 153 a 128 (-16,3%), valorizzando le competenze interne (riduzione dei dirigenti esterni da 22 a 12)”.

“Il percorso di contenimento è stato e resta molto difficoltoso e complesso e, a dire il vero, non è stato sin d’ora sostenuto e appoggiato dagli ambienti esterni alla pubblica amministrazione, come sarebbe ed è auspicabile. Ciò è necessario perché quanto fatto non è ancora abbastanza: occorre intervenire rapidamente sui fattori strutturali. Occorre riscrivere le regole del pubblico impiego regionale e locale puntando a una vera incentivazione della produttività, fortemente ancorata ai risultati; diminuire i fabbisogni di personale, rinforzando per gli Enti locali la gestione associata di uffici e servizi e per la Regione semplificando ulteriormente le strutture e rendendo la normativa meno farraginosa e complicata; operare delle scelte di campo ben precise concentrando l’azione degli enti sulle attività davvero qualificanti in termini di interesse pubblico”.

Redazione

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