Cosa chiede il Censimento?

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Le solite cose che lo Stato sa già, come dieci anni fa.

Dal 9 ottobre si riproporrà l’italica diffidenza censuaria: “Non è che rispondendo al Censimento vado incontro a problemi? Ad esempio fiscali?”, si chiederanno in molti.

In teoria no, perché vige il segreto statistico ed i dati possono essere trattati solo se aggregati.
In pratica, visto che stanno grattando il fondo.., non si sa mai.
C’è sempre quel codice a barre in testa alle pagine del questionario che, in via teorica, ricondurrebbe al rispondente che, fino a prova contraria, scrive nome e cognome nel primo foglio, da bravo censito. Fanno sapere, per tranquillizzare le folle, che i fogli vengono separati in fase di elaborazione ma… quel codice a barre messo lì alimenta il dubbio.

È per questo che talune domande non otterranno una risposta sincera: per fare un esempio, Mario Rossi, nella casella di risposta a “Di quante stanze è composta l’abitazione”, scriverà il numero che risulta al catasto, né più né meno, anche se non è vero. Parimenti fingerà poco più sopra, quando gli si chiede “Qual è la superficie dell’abitazione”. Barrerà la casella “nessuna” di seguito alla domanda “Quante stanze sono di esclusivo uso professionale”, sempre per il timore dello Stato vessatore e assetato di sangue.

A parte la malfidenza c’è veramente da chiedersi cosa chieda il Censimento.

Ognuno di noi spende 13 euro (l’Istat dice 10 ma a ben leggere…) per sapere e far sapere quel che si sa già: come mi chiamo, dove e quando sono nato, in quale anagrafe sono iscritto, qual è la mia cittadinanza, dov’è nata mamma, dov’è nato papà, dove mi trovavo dieci anni fa e cinque anni fa, qual è il titolo di studio, quant’è grande la casa, di chi è la casa, quante stanze ha, se ha l’acqua potabile, se il bagno ha l’acqua calda se la scaldo con il gas, se c’è il telefono fisso, se ho il cellulare, se ho internet, se ho la macchina.
Anagrafe, catasto, compagnie telefoniche e multiutility fornirebbero al riguardo informazioni molto più dettagliate.

Per climatizzatori ed impianti solari (tocco di modernità di questa tornata censuaria), idem: con gli incentivi e le rottamazioni contestualmente all’installazione degli impianti si son compilate tonnellate di moduli, sempre con nome, cognome, indirizzo etc.

Conosciamo già queste informazioni, evitiamo di richiedere ai nostri bravi cittadini presi con le bombe di un Paese già andato in vacca?

No, dobbiamo scriverle nuovamente a penna o compilare le pagine web preposte (funzioneranno? il settore pubblico usa sistemi informatici tutti suoi). Come somari.

Domanda fatidica attesa da quelli più “alla moda”: Stato Civile!
Opzioni: Celibe/nubile, coniugato/a, separato/a di fatto, separato/a legalmente, divorziato/a, vedovo/a.
Spiace per l’Arcigay ma la terza via come in altri Paesi (ad esempio in Canada) non c’è.
Anzi, bigottamente non si menziona il sesso (tanto l’anagrafe lo sa già).
Semmai, la Persona numero 2 può barrare “convivente in coppia con l’intestatario”: comunque informazioni già in possesso del nostro amato Stato.

Di seguito vengono chieste informazioni che parimenti l’anagrafe conosce già, anzi “crea” essa stessa, suscitando un certo disappunto: tu che mi hai sposato non ti ricordi quando?
Ugualmente il Grande Fratello conosce già la risposta alla domanda successiva: prima dell’ultimo matrimonio eri celibe/nubile, divorziato/a o vedovo/a?

Poi si toccano i tasti dolenti: la settimana scorsa hai lavorato almeno un’ora? Nell’ultimo mese hai cercato un lavoro? Qualora trovassi un lavoro inizieresti entro due settimane?
Ma lo Stato non dovrebbe già sapere se qualcuno cerca lavoro?

Poi c’è la notività di quest’anno, lodevole, fino a un certo punto: Inglesi ed Americani chiedono da sempre ai censiti un “Come stai?”, utile per andare oltre la certificazione anagrafica e tastare con un minimo di ufficialità il polso del popolo.
L’Istat introduce nel 2011 la domanda ma limitata a quattro opzioni sanitarie: hai difficoltà a vedere, a sentire, a camminare, a ricordare o a concentrarti?

Ma lo stato non dovrebbe saperlo già?
Perchè se la domanda è finalizzata a far emergere eventuali casi di disagio, ad esempio un anziano in abbandono e seviziato dal genero, pensano che gli facciano compilare il censimento?

Ma l’Istat è un istituto statistico estero?

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Di seguito riportiamo i facsimile dei questionari del censimento:

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Tommaso Botto

6 commenti

  1. Anonimo says:

    Ott 8, 2011

    Rispondi

    Lei è un grande!!! Davvero grazie! Non mi funziona Adobe e non potevo vedere i fac simili, grazie!!! Buona Giornata e ancora Grazie!!!
    ANONIMO

  2. gennaro says:

    Ott 12, 2011

    Rispondi

    Euro 13*26 milioni di famiglie = euro 338000000, si parla di tagli ed invece aumentano gli sprechi.Le informazioni gia note comprese quelle false saranno nuovamente confermate. Ma c’era proprio bisogno di certificarle?

  3. […] 1. è più un sondaggio di verifica che non di ricerca: la sua impostazione è finalizzata essenzialmente all’aggiornamento dei registri anagrafici, piuttosto che alla rilevazione di dati “nuovi” (interrogazioni riguardo alla lingua * , alla religione, alle tecnologie, agli “stili” di vita…); ci si chiede infatti a cosa serva realmente… […]

  4. […] pochi questionari si riferiscono in questa domanda ad un giorno preciso; la maggior parte dei formulari prende a riferimento un giorno […]

  5. […] Il consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia Piero Camber (Pdl) ha presentato al presidente Tondo un’interrogazione a risposta immediata per sollecitarlo ad intervenire, quanto prima, presso l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) in merito alle risposte fornite dagli operatori del Numero verde messo a disposizione di coloro che vogliono avere delucidazioni per la corretta compilazione del modulo del 15° Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni. […]

  6. […] censimenti generali ruota attorno alla tematica del necessario bilanciamento tra la raccolta dei dati statistici e la tutela della riservatezza […]

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