Contro la deregulation delle aperture domenicali

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“La richiesta di ritornare a un regime regolamentato delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali è ormai pressochè unanime: accomuna infatti Confcommercio, Confesercenti, tutte le sigle sindacali, gli operatori del settore che, su iniziativa della commessa Elena Strizzolo, sul web stanno aderendo in massa alla campagna anti-liberalizzazione.
Senza contare la Chiesa friulana, che da subito si è opposta con fermezza alla deregulation introdotta quasi un anno fa, a fine 2011, dal Decreto “Salva Italia”: davanti ad un appello così ampio ed eterogeneo la Regione intervenga immediatamente a livello legislativo per ripristinare un limite massimo al numero delle giornate di apertura domenicali e festive dei negozi”.

Ad affermarlo è il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Maurizio Franz che ricorda come la materia del commercio sia di competenza esclusiva regionale, ai sensi dell’articolo 117 comma 4° della Costituzione, e che quindi il FVG ha piena potestà di introdurre una disciplina delle aperture festive e domenicali diversa rispetto a quella nazionale.

A quasi un anno dall’introduzione del regime di deregulation – motiva Franz – si può affermare senza alcun timore di smentita che essa non abbia apportato alcun effetto positivo sull’economia del Paese, ma solo implicazioni negative sulla vita familiare e sociale degli operatori del settore: aumentare le ore e le giornate di apertura in un momento di grave crisi come quello che stiamo attraversando, in cui il potere d’acquisto delle famiglie è sempre minore e la propensione ai consumi ha subìto la peggiore regressione dal secondo dopo guerra, non basta di certo a rimettere in moto un sistema economico che necessiterebbe di interventi ben più strutturali ed incisivi come quello della riduzione del cuneo fiscale”.

Ancora Franz: “Ritengo sia utile guardare a come gli altri Paesi europei, soprattutto quelli più avanzati come la Germania, disciplinano la materia: la Corte costituzionale tedesca ha recentemente definito la domenica e le feste ‘giorni di riposo dal lavoro e di miglioramento spirituale’ dichiarando per tal motivo illegittima una legge dello Stato che prevedeva un limite massimo di appena 10 domeniche lavorative all’anno.
Senza poi contare che sui 27 Paesi che attualmente compongono l’UE solo 9, e con l’eccezione della Svezia sono tutti Stati dell’ Europa orientale usciti dall’esperienza comunista, sono privi di una limitazione normativa alle giornate di apertura festive e domenicali”.
“Auspico quindi – è la conclusione del presidente del Consiglio regionale – che la Regione riaffermi con forza la propria competenza in materia e reintroduca una regolamentazione delle giornate di apertura dei negozi per porre fine ad una situazione che oltre a non generare alcun beneficio per il sistema economico, sta provocando solo gravi danni per la vita personale degli operatori del settore e delle loro famiglie”.
“Arrestare lo strapotere della grande distribuzione, rivendicare la potestà legislativa in materia di commercio e riaffermare la propria autonomia da Roma e dai decreti di un Governo a tempo, sprovvisto di qualunque legittimazione popolare“.
È quanto deve fare la Regione secondo Federico Razzini, consigliere regionale della Lega Nord e presidente della II Commissione Attività produttive.
Secondo Razzini, sul commercio “la Regione deve dare un segnale forte e chiaro. Condivido quanto asserito dal presidente del Consiglio regionale Franz.
Ho apprezzato la svolta filo-leghista del presidente Tondo, che negli ultimi mesi ha combattuto il centralismo di Roma per difendere il nostro welfare e le nostre risorse per la Finanziaria, portando a casa risultati tangibili.
Auspico che, anche sul tema del commercio, la Regione si faccia valere”.

Ancora Razzini: “La nostra autonomia non può essere messa sotto i tacchi da una normetta approvata da altre istituzioni.
La fioritura di baracconi di cemento sulle tangenziali ha messo in ginocchio il nostro commercio tradizionale e ha condannato alla precarietà, all’incertezza e allo sconforto decine di migliaia di lavoratori e, soprattutto, di lavoratrici. Adesso basta”.

Razzini preannuncia “un emendamento in Finanziaria, o una proposta di legge specifica, per ribadire la legittimità delle chiusure domenicali, esattamente come avviene in Austria e in altre regioni.
Paghiamo gli errori commessi fino al 2008, quando abbiamo stabilito il triste primato nel rapporto tra la superficie occupata dai centri commerciali e il numero di abitanti del territorio“.

Redazione

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