CONTRIBUTI UE ALLA CENTRALE ELETTRICA CHE INQUINA

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Attigua al cimitero della piccola isola di Favignana (Tp) c’è “l’officina”, la centrale elettrica della SEA Società Elettrica di Favignana Spa. Non SEF ma SEA: la ‘A’ sta per Accardi, famiglia palermitana proprietaria di questa attività come di tante altre sull’isola (tra i quali l’albergo Tempo di Mare e un esteso uliveto).
La centrale elettrica funziona a gasolio: nonostante il vento ed il sole quasi onnipresenti sull’isola, qui l’energia viene prodotta con motori diesel, alla faccia delle energie rinnovabili.

favignana SEA UE FESR 2007-13
Eolico e fotovoltaico sono infatti difficili da installare su quest’isola, se non impossibili, sia per la riluttanza della SEA allo ‘scambio sul posto’, sia per vincoli paesaggistici della solita Soprintendenza trapanese (quella che, basti ad esempio, ha fatto perdere le tracce di “Frufru”, il teschio dell’Uomo di Cala Rotonda, risalente probabilmente al Neolitico, abbandonato ai vandali ed al mare, i cui resti sono definitivamente scomparsi all’interno di un sacchetto smarritosi per far spazio ad una mostra curata da Vittorio Sgarbi).
Questa centrale elettrica inquinante (produce fumi di scarico, necessita di continui rifornimenti di carburante via mare, l’acqua di raffreddamento viene espulsa in mare, il mare dell’Area Marina Protetta, inquina acusticamente, etc.) pare insufficiente al fabbisogno energetico estivo dell’isola: è il solito gatto che si morde la coda, con centinaia di impianti di climatizzazione, nel minuscolo paesino, che fanno impennare il consumo elettrico e, contestualmente, riscaldano con i loro potenti motori l’atmosfera…
I distacchi programmati dell’estate scorsa sono stati approntati vuoi per effettiva necessità, vuoi per avvalorare il progetto della SEA di erigere una seconda centrale elettrica, sempre a gasolio.
Questo ecomostro andrebbe eretto tra Cala Azzurra e il Bue Marino: l’opinione pubblica s’è indignata, i giornali locali se ne sono interessati, il sindaco Pagoto si professa ambientalista convinto (ma paradossalmente avvalla la lottizzazione dei pochi fondi rurali prossimi al paese), fra una decina di giorni il Consiglio Comunale dibatterà sulla variante urbanistica. La soprintendenza, con il piano paesaggistico, acconsente all’installazione industriale in loco e tutti temono un atto di forza della Regione Sicilia che potrebbe sovrastare il piccolo Comune di Favignana applicando la formula del “pubblico interesse preminente”.
Si vedrà… Alla SEA lavorano una trentina di persone…
Intanto abbiamo scoperto questa curiosità.
In questi anni -pare che sia da 15 anni che la SEA abbia presentato il progetto per la seconda centrale elettrica inquinante- di attese e silenzi, SEA ha ottenuto un contributo comunitario.
Ebbene si: la UE, che immagina che entro il 2050 vengano dismesse tutte le centrali a combustibile fossile (tecnologicamente impossibile), assieme allo Stato italiano ed alla Regione Sicilia, ha già elargito 181mila euro (l’80% del finanziamento complessivo di 231.702,63 € nell’ambito POR FESR 2007-13), a SEA, per attività di ricerca, dal titolo “sistema innovativo per la riduzione ed il monitoraggio in real-time delle emissioni della centrale elettrica di Favignana”. Il progetto dovrebbe concludersi il prossimo 31 Marzo; magari, con 230mila euro, la SEA scoprirà il modo di produrre energia pulita da fonti fossili: è solo il mondo intero che dibatte su questo problemuccio…

europacchia copertina

Grandioso: la UE spende per certificare quanto inquina una centrale che -è un dato di fatto- inquina.

Non solo: spende tanto quanto sarebbe impiegabile per collegare Favignana con un elettrodotto sottomarino (8 miglia appena) alla costa trapanese sulla quale svettano (ben visibili dall’isola) mastodontici parchi eolici. SEA, però, non dovrebbe più produrre energia.

Riguardo ai parchi eolici del trapanese, già noti alle cronache giudiziarie, si è scoperto che essi, in determinati periodi, producono troppa energia: il surplus viene scaricato a terra in quanto la Sicilia è isolata dalla rete elettrica nazionale, a Messina e sulla costa calabrese dirimpetto ci son due enormi tralicci, privi però dei cavi…

Un paradosso nel paradosso: buttiamo via energia pulita ma finanziamo quella sporca.
Ed è tutto in regola: questa è la UE.

Tommaso Botto

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