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Concorso Università di Udine: centodieci e frode
26 Aprile 2010 Inchieste
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Nel gennaio 2010 l’Università di Udine ha pubblicato un concorso per una collaborazione presso l’ufficio stampa d’ateneo. Pubblicare significa rendere pubblico: ciò non è avvenuto perché oltre all’affissione all’Albo Ufficiale (una spaventosa carrellata di fogli inseriti in una lunga vetrina appesa al muro, nell’atrio di Palazzo Antonini), la pubblicazione sul sito web era invisibile, visto che la pagina d’accesso (Concorsi) recita tuttora “Aggiornato il 30/09/2008” e la pagina web successiva riporta oltre ad un simpatico “New” anche un contraddittorio “Aggiornato il 15/02/2008”.

Per vie traverse si poteva quindi aver notizia del bando, magari due giorni prima della scadenza.
La procedura è quasi semplice: si legge il bando, se ne valutano i requisiti, si compila la domanda secondo il modulo prestampato e la si consegna al Protocollo.
Qui, nel silenzio dell’austerità di Palazzo Florio, un’annoiata signorina riceve la documentazione, sotto lo sguardo rilassato del Ministro Brunetta che, ritratto in una foto, se la dorme della grossa seduto in poltrona, e dice: “Non c’è il curriculum?”. Risposta: “Non è richiesto nel bando; c’è solo un allegato, da compilare, in cui, in due righe, son da scrivere i Titoli accademici e professionali… Dottore e Giornalista Professionista.. tra l’altro il requisito di scolarità è limitato al diploma di scuola superiore. Devo aggiungere..?”; “No-no, vabbè”.

Il dubbio scervella la mente: è venerdì, per cui lunedì ci si ripresenta al protocollo per integrare la domanda con un curriculum che, sempre per vie traverse, si è saputo che altri candidati hanno automaticamente inserito (una addirittura ha aggiunto un allegato C). Ma il termine è scaduto da 48 ore, fanno mille storie, alla fine ricevono il foglio ma sentenziano che la commissione non potrà prenderlo in considerazione. La signorina stenta a rilasciare la ricevuta, bisogna convincerla.

Una dozzina circa i candidati di cui quattro si sono presentati alle prove di selezione (scritto ed orale).
La prova scritta è banale (un comunicato stampa di 25 righe), seguendo una traccia un po’ ambigua.
L’orale è più serio e sonda pienamente conoscenze ed attitudini. Chi fa questo mestiere lo passa con il massimo del punteggio, 30/30. Il massimo punteggio tra i quattro candidati.
lo scritto vale 40 punti: chi fa questo mestiere lo passa con 35/40 al pari di un’altra candidata che aveva già lavorato in quell’ufficio e, probabilmente, era informata per tempo del bando.

Esaminando poi gli atti del concorso, per avere i quali, integralmente, è stato necessario presentare la domanda tre volte (!), si è scoperto che la prova scritta di chi fa questo mestiere era perfettamente linda, priva di correzioni, ed il giudizio della commissione faceva porre solo un quesito:”Perché non 40/40?”.

La prova scritta dell’altra candidata, invece, al di là della noia standardizzata del testo (espressa in altri termini dal giudizio della commissione), poneva un forte dubbio sostanziale: le righe dello scritto erano sì 25 ma a tre quarti di facciata, essendo stata tirata una linea come per i temi del liceo, quindi, a priori, insufficienti.

Titoli: in ballo sono 30 punti (30­+40+30=100). Chi fa questo mestiere si è visto rigettare il curriculum che, pur non essendo richiesto dal bando, era un 30 sicuro, ottenendo solo 7 punti. Chi già lavorava lì ed aveva mangiato la foglia, inserendo il curriculum, ne ha racimolati 17, anche perché i punteggi sonno stati attribuiti secondo un metodo sconosciuto al bando (già lavorato per l’università, collaborazioni x, corsi y…).

Esito del concorso, questo sì pubblicato su web ma senza i giudizi e i voti delle singole prove: prima chi lavorava già lì, pur essendo solo pubblicista e non giornalista professionista; seconda chi lavorava già nella segreteria dell’università, pur essendo solo pubblicista e non giornalista professionista; terzo, per decimi di punto dalla seconda, chi fa questo mestiere ed ha anche superato un pesante esame di stato per divenire giornalista professionista (la commissione non ha tenuto in conto questo piccolo passaggio nella valutazione dei titoli accademici e professionali).

Ricorso? Chi vuole investire migliaia di euro per vedere riconosciute dal Presidente della Repubblica le proprie ragioni, dopo almeno tre o quattro anni?
Oltretutto non viene esplicitata la durata della collaborazione: prima, a voce, doveva essere decretata dal dirigente al rientro dalle ferie; poi, per iscritto e dopo tre richieste di accesso agli atti, si spiega che il concorso si esplicita in una lista dalla quale si dovrebbe attingere in caso di eventuale necessità… Il giuoco non vale la candela.

Bocciati.

( Un saluto a [158.110.104.29] proxy.amm.uniud.it che ci visita quotidianamente !!!  11.04.2011)

"5" Comments
  1. Fabiano Miceli

    Perchè non fa ricorso?
    Come descritto, se quanto scrive è corretto ci sono ampi margini per dubitare della correttezza della commissione. A proposito, quali erano i componenti?
    Sono un docente dell’ateneo e personalmente non mi fa per nulla piacere questo suo articolo. Dunque, la esorto a fare ricorso.

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