Censimento: la tutela della riservatezza non è totale. Il fattore umano

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La privacy dei rispondenti in mano a diverse persone, tenute sì al segreto ma pur sempre persone.

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Un’importante implicazione legislativa riguardante i moderni censimenti generali ruota attorno alla tematica del necessario bilanciamento tra la raccolta dei dati statistici e la tutela della riservatezza personale.

Il dichiarato anelito alla segretezza informa dalle basi le metodologie attuative delle grandi rilevazioni: la grandissima diffusione delle informazioni raccolte sulla totalità della popolazione, potrebbe pregiudicare il diritto alla privacy, fornendo i dati sensibili individuali a chicchessia.

Il dato personale (presupposto come anonimo) vive un momento di possibile “notorietà”, durante il quale è soggetto ad un’eventuale illecita diffusione, nel lasso temporale, cruciale, che intercorre tra la rilevazione della caratteristica individuale e la sua trasformazione in un dato statistico anonimo, ossia nel passaggio da dato disaggregato ad aggregato.

E’ durante questa sequenza diacronica che la riservatezza affronta i rischi maggiori: solo se saranno approntate in tale fase efficaci tecniche di segretezza, la confidenzialità potrà essere tutelata e non sarà più possibile risalire dal dato aggregato, o elementare, riferibile da una specifica unità d’analisi (l’individuo), al dato disaggregato, ossia semplificato in un generale processo di rielaborazione concettuale.

Ad esempio: il signor Mario Rossi, età 47 anni, cittadinanza italiana, stato civile coniugato, lavoratore dipendente, diverrà un’anonima unità statistica X della categoria “maschio, italiano, fascia d’età 45-55, lavoratore dipendente”; da contro, partendo dal dato numerico di detta categoria, inglobante tutte le unità d’analisi accomunate da tali qualità, non dovrà essere possibile risalire alle caratteristiche individuali del signor Mario Rossi.

Escludendo a priori una sorte di macrospionaggio (se non da parte dello Stato, inteso non come apparato globale che, paradossalmente, già detiene le informazioni che il censimento va a ricavare, ma come singoli organismi che lo compongono), possiamo comunque ipotizzare una sorte di microspionaggio, ossia l’assimilazione di informazioni riservate da parte di terzi.

In sintesi: il rilevatore piglia i questionari belli e compilati, se li carica in macchina, ha fatto tardi e se li porta a casa: vuoi che, per necessità lavorativa, per curiosità, per ilari confidenze, non curiosi tra le risposte, magari con parenti, amici, fidanzate? Tanto chi lo becca? Per analogia potrebbe capitare la stessa cosa con il sistema di risposta on-line: Grande o Piccolo Fratello che sia, avrebbe una base di dati bella e pronta, molto più duttile e facile addirittura da “piratare”.

Riflettiamoci bene: le figure intermedie tra fonte informativa (il rispondente) e il suo destinatario (l’istituto statistico), come il rilevatore, il coordinatore e le figure di supervisione, inequivocabilmente pregiudicano l’assioma del segreto statistico: ad esempio, io rilevatore Gigi leggo il questionario di Ciro (anche in buona fede, per fare una verifica sulla completezza) e non posso non assimilare informazioni quali la convivenza, sicuramente omosessuale, di Ciro con il mio psicologo, il fatto che era già sposato, che la casa in cui vive è enorme, nonostante dichiari di non avere redditi da lavoro etc.

Entra quindi in gioco il fattore umano, con le sue debolezze, con le sue malizie e le sue perfidie.

A leggere le liste dei rilevatori e dei coordinatori procacciati (con metodi più o meno trasparenti e meritori) dai Comuni in occasione del censimento italiano, tra i tanti “impiegati per necessità” si leggono stranamente gli stessi nominativi di rilevatori impegnati in passate tornate censuarie o  rilevazioni statistiche periodiche: questi abituè del censimento insospettiscono alquanto per la loro periodica attenzione all’attività censuaria.

Inoltre, tra i tanti si notano nomi di giornalisti, pubblicitari, professionisti del marketing, politici di bottega… individui che si prendono una pausa dalle loro solite incombenze per… “passione”! Passione per le informazioni.
Oppure consigliano ai figli di prendersi una pausa dagli studi e di “fare ‘sto lavoretto”…

A pensar male si commette peccato ma spesso ci si azzecca.

È inutile, quindi, menarla tanto con il segreto statistico: non c’è.

 

(Segue in http://www.dovatu.it/news/censimento-e-tutela-della-riservatezza-le-misure-adottate-in-altri-paesi-2654/ ).

Tommaso Botto

1 comment

  1. […] “  *  Trieste, 26 lug  2011- Interrogazione su domande nazionalità e lingua nel Censimento 2011.   La tutela delle minoranze linguistiche è tema di levatura “costituzionale” cui lo Stato italiano ha dato risposta normativa, seguito dalla Regione Friuli Venezia Giulia, con propria legge, in relazione alla minoranza slovena. A livello europeo la questione, complicata e complessa, è allo studio per arrivare ad una Convenzione Quadro per la protezione delle Minoranze Nazionali del Consiglio d’Europa. In quest’ottica un apposito Comitato consultivo sta lavorando ed è giunto a delle conclusioni. Il consigliere regionale del PdL Piero Camber, recependo un appello delle Associazioni: “Identità e Tutela Val Resia” e “Lega della Slavia friulana”, ha presentato un’interrogazione al presidente della Giunta regionale Tondo per sapere se avesse intenzione di richiedere, come sarebbe necessario, allo Stato italiano, di inserire nei moduli del  15° Censimento Generale della Popolazione Italiana 2011, che saranno distribuiti agli abitanti del Friuli Venezia Giulia, una domanda sull’appartenenza ad una nazionalità. Nell’ interrogazione Camber fa notare come il Comitato consultivo, richiamando le conclusioni in riferimento all’applicazione dei singoli articoli della Convenzione Quadro, deplori il fatto “che non sia del tutto disponibile una adeguata panoramica della composizione della popolazione e delle attuali modifiche demografiche”. Allo stesso tempo il Comitato nota l’assenza, nel contesto dei Censimenti della popolazione, di una domanda sull’appartenenza etno-linguistica, pur sottolineando il fatto che sia le autorità che le minoranze sono divise in merito all’auspicabilità di inserire tale domanda in futuro. Questa informazione – conclude Camber nella sua interrogazione – è, oggettivamente, essenziale per pianificare, valutare ed attuare le misure utili all’applicazione della tutela delle minoranze, anche in presenza di una puntuale legislazione. La modifica al questionario del Censimento potrebbe ancora avvenire senza alcun costo aggiuntivo e senza contravvenire alla normativa della privacy.” […]

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