Censimento: la scelta del CENSUS MOMENT

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Il census timing: la scelta della frequenza censuaria e della data del censimento.

La pianificazione censuaria è legata da precisi vincoli temporali, riconducibili ai principi di simultaneità e periodicità della rilevazione totale.

Simultaneità significa che ogni persona dovrà essere enumerata in riferimento ad un preciso momento temporale (census moment); assieme alla periodicità (il censimento si svolge ogni dieci o cinque anni) contribuisce ad affermare il valore comparativo dei dati statistici.

Infatti, per analizzare e raffrontare i dati nella dimensione diacronica, è opportuno che essi si riferiscano allo stesso periodo dell’anno e che la rilevazione si svolga con una periodicità definita e sempre uguale nel tempo.
In caso contrario le informazioni raccolte perderebbero il loro grado di comparabilità, rendendo fallaci i tentativi di spiegare i fenomeni passati, descrivere accuratamente quelli presenti e prevedere quelli futuri.

L’Onu raccomanda che le enumerazioni della popolazione avvengano con una frequenza almeno decennale: così la generalità delle Nazioni effettua i censimenti ogni dieci anni; fanno eccezione alcuni Paesi che scelgono di effettuare il censimento ogni cinque anni (Australia, Canada, Nuova Zelanda).

Tale scelta viene operata partendo dalla constatazione che il Paese interessato attraversa un periodo di veloci cambiamenti nella struttura della popolazione e nelle caratteristiche delle abitazioni; oltretutto l’innovazione tecnologica è d’aiuto in quest’incremento di lavoro, sicché chi si dota di metodologie e strumenti al passo coi tempi può affrontare con minor dispendio di risorse il censimento quinquennale.

Sarebbe auspicabile, in una prospettiva di comparabilità statistica internazionale, che tutti i Paesi del mondo effettuassero i censimenti nello stesso anno, contemporaneamente, garantendo una comparabilità sincronica transnazionale, per fornire agli utilizzatori dei dati rilevati una visione d’assieme, internazionale, più vicina alla realtà: ciò implicherebbe però l’interrompere le singole periodicità nazionali di rilevazione, troncando una sequenza certosina che dura da secoli.

Ma, probabilmente, l’umanità non è in grado di mettersi d’accordo neppure su una data..!

Problemi ben più vicini alla vita d’ogni giorno sorgono nella fase di decisione della data a cui riferire il censimento; il principio generale è quello di definire un giorno del calendario che minimizzi la possibilità che una persona non si trovi nella sua dimora abituale.

Il problema dei “non trovati” era particolarmente sentito nei vetusti censimenti de iure: con la generale propensione per la formula dell’enumerazione de facto (oggetto della “conta” sono i presenti e non solo i residenti), si è ovviato in parte a questa problematica; il disagio e i costi legati a continue visite dei rilevatori, in caso di mancata consegna dei questionari di rilevazione, rendono, comunque, attuale il problema dei “non trovati” e necessario stabilire il census moment.

Numerose sono le congetture elaborate per valutare quale giorno sia più adatto per riferirvi formalmente la rilevazione censuaria: vengono evitate le stagioni climaticamente estreme, per facilitare l’attività dei rilevatori; vengono rifiutati i periodi concomitanti con eventi importanti, festività religiose e pellegrinaggi; sono parimenti evitati periodi, contraddistinti da stagionalità produttive (agricoltura, allevamento,..), durante i quali vi è un particolare incremento di lavoro per determinate fasce di occupati; dovranno parimenti essere esclusi i giorni durante le principali vacanze scolastiche.

Nelle Nazioni caratterizzate da una particolare estensione e varietà climatiche si dovrà fare riferimento più che ad una data certa ad un periodo censuario di riferimento, della durata di norma di due-tre settimane.

Il periodo censuario è un concetto comunque utilizzato dai sistemi di rilevazione che riferiscono i dati statistici ad un’unica data del calendario: esso è limitato dall’inizio e dal termine cronologico della fase di enumerazione vera e propria.

Una volta determinato l’anno ed il giorno idonei per la rilevazione, probabilmente dopo continue variazioni, viene seguito il principio della “tradition of a fixed census date”: non viene modificata la data, considerandola “buona”, fino a prova contraria.

Il sistema britannico prevede la possibilità, per i “privati” in generale, di presentare formali “suggestions” al National Statistics, consigliando o sconsigliando eventuali giorni determinati.

Questa peculiarità può essere considerata come un esemplare, razionale e democratico esempio di statistical audit, quasi un virtuosismo di relazioni pubbliche, capace eventualmente, in caso di valide giustificazioni e di esclusione di impedimenti pratici e legali, di modificare il calendario statistico nazionale per un generale principio di customer satisfaction nei confronti del singolo cittadino.

La scelta della “data del censimento” è un problema strettamente legato al concetto di “reperibilità”.

Il timing è un aspetto della nostra vita sempre più vincolante; nell’epoca contemporanea le nostre vite sono contraddistinte da una sempre maggiore mobilità: gli scorci di vita quotidiana a supporto esemplificativo di quest’affermazione potrebbero essere infiniti.

L’incremento della mobilità è forse il peggior nemico del censimento demografico: sono sempre più i casi di “non trovati”, generando così scetticismo riguardo al valore dei dati e del metodo censuari.

Sono state presentate autorevoli osservazioni riguardo alla necessità di modificare le metodologie di osservazione sociale, il censimento in primis, in quanto “obsoleto” poiché vincolato da concetti statici quali “residenza”, “domicilio”, etc., inconciliabili con la realtà quotidiana.

Probabilmente il censimento rimarrà sempre uno strumento indispensabile di pianificazione: necessita però, in alcuni suoi aspetti, di un radicale ammodernamento, concettuale e strumentale.

Tommaso Botto

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