Censimento ed obbligo di risposta

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Le leggi di tutto il mondo prevedono l’obbligo di risposta, affiancando determinate sanzioni per chi non risponde. Però non tutti i Paesi le applicano.

I censimenti della popolazione hanno, da sempre, conservato un carattere d’obbligatorietà, basato sull’imposizione, anche forzata, di tali operazioni, da parte dell’autorità governante. Si parla quindi di compulsorietà censuaria.
I censimenti demografici moderni sono fondati su precise previsioni legislative: tutti gli Stati che effettuano tali periodiche rilevazioni stabiliscono, in conformità a norme di differente origine (decreti governativi, leggi del Parlamento, dettami costituzionali), la loro esecuzione disciplinata.
Infatti, non vi sarebbe obbligo di risposta ai quesiti censuari se non vi fosse una sanzione per il violatore: la violazione di tale obbligo è sanzionata generalmente con pene pecuniarie. Nello scenario internazionale la pena detentiva è prevista esclusivamente per situazioni aggravate da fenomeni di violenza e di turbative dell’ordine pubblico.

Le pene sono comunque proporzionali all’offesa: generalmente il rifiuto a rispondere viene considerato meno grave rispetto alla voluntas di fornire un dato errato o falso, il che fa presumere che il fornire un dato falso cagioni al sistema statistico un danno maggiore che non quello prodotto dal dato mancante.

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In Italia L’obbligatorietà viene sanzionata, in caso di rifiuto, omissione, errore grave o incompletezza da parte dei rispondenti (persone fisiche o legali rappresentanti delle persone giuridiche), con le pene pecuniarie, previste dell’articolo 11 del D.L. 6 settembre 1989, n° 322, che variano da un minimo di 200 euro ad un massimo di 2.000 euro per le violazioni da parte delle persone fisiche e da un minimo di 500 euro ad un massimo di 5.000 euro per le violazioni da parte di enti e società.
Le cronache non ricordano casi di applicazione della sanzione nella passata tornata censuaria.

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Svizzera
. Nel 2000 Il Parlamento elvetico ha adottato un nuovo orientamento legale, in un’ottica moderna e collaborativa, stabilendo che la violazione dell’obbligo di risposta avrà da essere sanzionata non più con una pena, bensì con una tassa proporzionale al danno arrecato all’ente rilevante; infatti colui il quale rifiuta di collaborare o inserisce volontariamente dati errati nei questionari somministrati causa al proprio Comune un onere supplementare rappresentato dai solleciti e dalle richieste di precisazioni; valutato finanziariamente questo costo aggiuntivo, esso andrà rifuso all’ente preposto tramite una tassazione proporzionale; lo stesso ente statistico elvetico segnala però che tale tassazione commisurata al danno non è stata applicata uniformemente nel Censimento 2000: infatti le violazioni sono state perseguite solo parzialmente, facendo vacillare il principio d’uguaglianza davanti alla legge.

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In Croazia L’obbligatorietà nei confronti dei rispondenti è sancita indirettamente: sono dettagliatamente previste le sanzioni, da circa 250 euro a 1.350 euro, per coloro che rifiutano di fornire informazioni, che rispondono erroneamente o falsamente o si sostituiscono ad altri nel dare le risposte ai quesiti del questionario. 

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Negli Stati Uniti d’America il mandato di condurre un censimento periodico della popolazione deriva direttamente dal sommo impianto legislativo, la Costituzione, per motivazioni eminentemente pratiche, consistenti nella necessaria enumerazione per definire le “quote” proporzionali con cui i singoli Stati dell’Unione contribuiscono alla tassazione federale ed inviano i propri rappresentanti al Congresso.
Il censimento, affidato al Bureau of The Census, struttura del Ministero per il Commercio, viene visto come un importante strumento di democrazia sin dalla sua prima esecuzione nel 1790: è considerato quasi più importante del voto elettorale, a differenza del quale è compulsorio, in quanto è prescritto l’obbligo di risposta da parte di tutte le persone.
Il rifiuto a rispondere viene punito con ammenda pecuniaria, come previsto nella costituzione al titolo tredici, capitolo sette, sezione 221, corrispondente, al massimo, a 100 euro.
L’atto doloso consistente nel fornire informazioni errate viene sanzionato con una multa, al massimo, di 500 euro. 
Nella pratica è stato scarsamente applicato questo dettame sanzionatorio, applicato in pochissimi casidi rifiuto o disinteresse. 

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Nel Regno Unito ogni “tornata” censuaria, poggiante le basi legali sul Census Act del 1920, richiede la preventiva pubblicazione del programma censuario in tempo utile per avviare una discussione pubblica riguardo alle ragioni sottostanti al censimento, le metodologie di rilevamento e trattazione dei dati, i quesiti interrogativi da porre e le modalità di diffusione dei dati.
In seguito l’iter legale prevede l’approvazione parlamentare di tale progetto censuario, tramite il Census Order and Regulation; il testo del documento parlamentare può essere integrato con successivi emendamenti (Census Emendment Acts), riguardanti, nel caso del censimento del 2001, aspetti legati alle interrogazioni sul credo religioso e sull’utilizzo di lingue minoritarie in zone particolari.
L’obbligatorietà per i rispondenti è prevista all’articolo otto del succitato Census Act, ad eccezione delle domande aventi ad oggetto tematiche religiose.
Nell’eventualità della mancata collaborazione di alcuni, viene avviata la procedura detta “non-compliance policy”, tramite la quale i responsabili della rilevazione sono tenuti, per legge, a comunicare alle autorità giudiziarie gli estremi dei non-collaborativi, ossia coloro che rifiutano di rispondere o dichiarano evidentemente il falso.
In una prima fase istruttoria verrà così valutata la sussistenza probatoria della violazione contestata; successivamente il caso verrà passato ad un Solicitors Office (tribunale per le cause meno gravi) per passare alla fase dibattimentale.
Nell’eventualità che il “disobbediente” perseguiti nella linea del rifiuto, ossia non compili il questionario in oggetto, o che si macchi di ulteriori aggravanti, quali atti violenti e di intimidazione nei confronti del personale censuario, egli verrà condannato ad un’ammenda variabile da 50 a 800 euro, più le spese procedurali.
La giurisprudenza cita un centinaio di casi di condanna per violazione dell’obbligo ad informare tramite compilazione del questionario censuario, una condanna al pagamento di 4.000 euro e un caso d’incarcerazione dovuta all’ennesimo rifiuto, in questo caso a pagare la sanzione pecuniaria.
In Scozia si considera la compilazione del questionario censuario un obbligo legale per tutti coloro i quali si trovino sul territorio scozzese alla data del censimento.
In caso di mancata collaborazione da parte dell’intervistato, il primo obiettivo sarà comunque quello di ottenere la compilazione coatta del questionario da parte delle autorità preposte, avviando un “non-compliance process” tramite invio d’avvisi ufficiali della violazione dell’obbligo legale, ulteriori visite conoscitive e “interrogatori cautelari” nei confronti del destinatario del questionario.
Nell’eventualità che, terminata la prima fase di ricerca dei non rispondenti, risulti ancora che qualcuno non abbia risposto, è obbligo dei responsabili del census redigere una lista con i rispettivi nominativi, lista che detiene valore probatorio per un’eventuale procedura penale.
In caso di condanna per la violazione dell’obbligo a rispondere, viene comminata una sanzione pecuniaria di, al massimo, 1.500 euro.
Storicamente, nel sito web istituzionale del General Register Office for Scotland si fa menzione di solo quattordici casi di grave violazione dell’obbligo a rispondere con successive condanne penali presso un Procurator Fiscal

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In Australia le previsioni sanzionatorie in caso di violazioni legate all’obbligo di collaborare con i rilevatori determinano pene che vanno dai 50 ai 500 euro per il rifiuto a rispondere e dai 500 ai 1000 euro per coloro i quali forniscono volontariamente informazioni false. In taluni casi gravi, l’ordinamento giuridico prevede, come pena, la detenzione carceraria.

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In Nuova Zelanda L’obbligo a rispondere è previsto solo nei confronti del capofamiglia, il quale deve compilare i questionari anche in riferimento ai propri congiunti, esclusi però eventuali affittuari, introducendo una sorta di compilazione su delega obbligatoria, un pò come in Italia.
La violazione di tale obbligo viene punita con un’ammenda variabile, a seconda che si tratti di rifiuto o di falsa dichiarazione, tra i 250 e i 1.000 euro.

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Tommaso Botto

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