Cabinovia Pontebba – Pramollo, tra sogni e paure

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Dicembre 2009: mese decisivo per gli sciatori del Nord-Est.

Oltre alla neve si stanno aspettando due novità, una concreta e una risolutoria.
Quella concreta è l’inaugurazione del collegamento funiviario tra Italia e Slovenia, in quel del massiccio del Canin: Sella Nevea sarà collegata a Bovec, ufficialmente, dal ventitré dicembre.
Secondo il progetto iniziale i lavori si sarebbero dovuti concludere a gennaio 2009 ma qualcosa non è andato come previsto.

34 milioni destinati dalla Regione Friuli Venezia Giulia per sostituire la funivia che parte da valle (già attiva nelle ultime due stagioni) e creare il nuovo troncone che porterà gli sciatori italiani sul versante sloveno (e viceversa).
34 milioni d’investimento per impianti sciistici che producono ricavi annui pari a circa un centesimo (340 mila euro a stagione), con piste per non più di 15 chilometri o 30, se si pensa, com’è giusto, ad un comprensorio unico, costituito da Sella e dall’omologa Bovec.

La novità risolutoria riguarda invece la travagliata vicenda della cabinovia che dovrebbe collegare Pontebba, comune attiguo a quello di Chiusaforte, sede municipale di Sella Nevea, ed il comprensorio carinziano di Pramollo Nassfeld: 110 chilometri di piste, servite e riverite, da alberghi, centri benessere, rifugi e parcheggi, con accessi e vie di fuga per gli amanti di boschi e neve fresca. Insomma: un modo di fare sci, tipicamente austriaco, che riesce a coniugare ambiente, sport e business.

Da trent’ anni si parla, si progetta, si proclama e si tentenna: fatto sta che la cabinovia non ci sta.
Pontebba resta un casello autostradale, una dogana dismessa, un triste paese di transito, segnato dall’abbandono, in cui migliaia di auto fanno su e giù per i tredici chilometri di strada alpina che portano  al Pramollo. Nulla a confronto dell’omologo Troepolach, nel fondovalle austriaco, collegato (quello sì) con un’imponente cabinovia all’area sciabile più bella ed invidiata nel giro di 100 chilometri: progresso, sviluppo, economia e lavoro sono i benefici visibili di questi investimenti e delle ricadute del loro indotto.

Due grossi gruppi, l’uno costruttore d’impianti a fune e l’altro specializzato nel settore alberghiero, abbiano presentato un project financing da cento milioni di euro alla Regione Friuli Venezia Giulia per realizzare quest’opera epocale: collegare Pontebba (ed il suo scalo ferroviario) a questo Eldorado dello sci.

La Regione s’è presa ancora tempo per decidere; a fine dicembre il responso, ossia la valutazione se quest’opera, praticamente gratuita per le casse pubbliche, sia da considerarsi di pubblica utilità.
La valutazione parrebbe prettamente tecnica ma le implicazioni politiche sono alla base di questa soap opera: da troppi anni prevalgono sterili egoismi locali, inconciliabili con l’economia e le sinergie europee.

Purtroppo, mentre Pontebba si spopola e continuiamo, da decenni, a foraggiare Sella Nevea affinché “parta”, ossia decolli turisticamente, c’è ancora gente che ripete la litania da guerra fredda: “Perché dobbiamo portare turisti in Austria?”. A questi verrebbe da rispondere: “Perché li dobbiamo spedire in Slovenia, in un piccolo comprensorio gelido come la steppa russa?”.

Purtroppo, sinora, quelli che han deciso non hanno mai messo sci ai piedi, né, tantomeno, si son girati un po’ le Alpi a studiare le altre realtà.

Babbo Natale, facci il regalo!

Tommaso Botto

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