BRUXELLES, ALLARMISMO CHE FA BENE AL TERRORISMO

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Una gita organizzata da tempo. Una meta, però, che il weekend scorso era certamente sconsigliata: Bruxelles, con l’allerta 4 per il rischio di attentati jihadisti.
Un allarmismo che l’italico turista ha trovato un po’ eccessivo ed ha bellamente sfatato questa paura indotta di cui, inizialmente, era allo scuro.
Arrivo all’aeroporto della capitale belga venerdì sera attorno alle 19: tutto tranquillo, il nostro turista non sapeva nemmeno di questi problemi d’ordine pubblico.
Ma già in metropolitana s’accorge della presenza di militari armati, a coppie, in ogni stazione.
La città era incredibilmente tranquilla, praticamente vuota, ma all’ignaro turista nessuno ha comunicato alcunché.
A passeggio per la città nota un viavai di poliziotti e militari, a piccoli gruppi, tutto sommato tranquilli: si stupisce nel riconoscere parecchie camionette di unità cinofile che attraversano vie e piazze cittadine.

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Il turista non allarmato scatta qualche foto: soldati armati l’avvicinano, chiedono di visionare le foto ed esigono, gentilmente, di cancellarle.
Boh? Esegue l’ordine e nota che, lì vicino, anche una telecamera con treppiede viene fatta rimuovere.
Bella la vacanza senza foto, se non rubate!

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Tutta la notte ode continui stridere di sirene: se ne accorge ovviamente in una lunga passeggiata, datosi che la metropolitana viene chiusa, anche in quartieri popolati da arabi.
Ma non pare che vi sia in giro nessun martire d’Allah.

L’indomani mattina, viene informato da un conoscente: la Commissione Europea ha avvisato tutti i dipendenti, funzionari, burocrati e parlamentari… di stare in casa, di non uscire per il rischio d’attentati.
Un coprifuoco vero e proprio. Ma senza il “fuoco”.
Ah… la UE! Impressiona sempre per la sua determinazione e le scelte coraggiose: chissà quanto è costato l’SMS cumulativo?

Gli scatta un “chissenefrega” dettato dalla necessità comunque di mangiare e di fare qualcosa.
Va in giro in una città surreale di oltre un milione d’abitanti ma deserta.
Trova un bar aperto davanti alla Stazione Centrale, fa a tempo ad ordinare qualcosa e appena avvicina la forchetta alla bocca… il cameriere lo avvisa che devono chiudere; mangia qualcosa e lo cacciano educatamente.
Visita allora un mercatino di Natale, questo almeno è aperto: guardie private perquisiscono borse e zaini, il clima è freddo, pioggia mista a neve e vento.

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Va a cena: il ristorante ha le insegne spente, le porte chiuse e le tende tirate. Ma è aperto, bussa, gli chiedono se ha prenotato e lo fanno entrare. Il ristorante è pieno, anche se sprangato.
La fifa fa si che su otto commensali invitati, solo in quattro si presentano.
Gli altri si son persi ottime bistecche.

I belgi si dimostrano ubbidienti e fifoni: trova solo un bar gestito da italiani, aperto di notte.
Come in giro, tra i pochissimi gruppetti a passeggio, s’accorge che perlopiù si tratta di Italiani (e di Olandesi).
Tanti Italiani anche la domenica mattina in una grande struttura che ospita una sorta di festa delle patatine fritte, in una piazza detta “delle due chiese” dove , in verità, di chiese ve n’è una sola?
L’altra l’avranno rubata i jihadisti?
Viene naturale scherzare, sdrammatizzare su questo superallarme: una capitale continentale deserta, come in un film western, per la presunta fuga di quattro terroristi, da copione (in tutti i film i malavitosi da Parigi scappano in Belgio), significa solo che ha vinto il terrorismo.

Un terrore che ha fatto sì che lunedì il nostro turista ha dovuto prendere un Taxi, probabilmente a guida araba, per raggiungere l’aeroporto: con la metropolitana chiusa, avrà lavorato il doppio.
Chissà se avrà già fatto il bonifico in Siria?

Tommaso Botto

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