Beni confiscati alla mafia, lo scandalo ANBSC #ilsilenzioèdolo

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#ilsilenzioèdolo

Il Csm ha avviato accertamenti sui magistrati di Palermo coinvolti nell’inchiesta di Caltanissetta sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia.
I
beni confiscati sono circa 12.000 in Italia; di questi più di 5000 sono in Sicilia.
Si parla di un business di circa
30 miliardi di euro.
Questi beni sotto sequestro vengono affidati a un amministratore giudiziario scelto dal giudice del caso, che dovrebbe gestirlo mantenendolo in attività e tenerlo agli stessi livelli che precedevano il sequestro.
Tuttavia
il 90% delle imprese, aziende, immobili, confiscati alla mafia in Italia finiscono in malora spesso prima ancora di arrivare a confisca. E non c’è nessuna trasparenza in queste delicate e appetibili gestioni.
Per le legge i Comuni, ad esempio, devono indicare sui loro siti web elenco e dettaglio di beni confiscati alla mafia, i “Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzati “.

Provate a farvi un giro sul web (Regione Sicilia, Comuni etc.): trovate documenti in bianco, pagine vuote o addirittura link inesistenti.

beni confiscati alla mafia

beni confiscati alla mafia 2

Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzati  favignana

Vi è poi, come fonte informativa, l’ANBSC, ossia l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata è stata istituita con decreto-legge 4 febbraio 2010, n.4 , convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2010, n. 50, oggi recepita dal decreto legislativo n.159 del 6 settembre 2011 (Codice Antimafia).
E’ posta sotto la vigilanza del Ministro dell’interno, la struttura ha sede principale a Reggio Calabria  e sedi secondarie a Roma, Palermo, Milano e Napoli.

Il sito web istituzionale è roboante: “Naturalmente all’attività di amministrazione e destinazione dei beni svolta dall’Agenzia, animata dalla volontà di non rendere vano l’impegno di Forze dell’Ordine e dell’ Autorità giudiziaria, si affianca il costante monitoraggio posto a garanzia dell’effettivo riutilizzo sociale dei patrimoni mafiosi, affinché il compito istituzionale svolto non si riduca a semplice dato statistico, ma si concretizzi in una reale percezione della presenza dello Stato nel territorio”.

Spiace constatare però che nemmeno la statistica fa, il sito non è aggiornato e la presenza dello Stato è percepita col lumicino: sono solo un migliaio i beni confiscati censiti, contando la lista del database, a fronte dei 12mila beni totali confiscati dallo Stato. Un 10% che fa urlare vergogna. Ma su una paginetta di questo strano sito web viene addirittura dichiarata un’altra cifra: 6838. Nella relazione 2012, l’ultima pubblicata, compare un altro numero: 11.238. Boh?
Quindi i beni confiscati risulterebbero 12mila circa ma il sito dell’ANBSC ne considera, ne ‘tratta’ solo un decimo? Pare di si.

Alcune pagine estremamente importanti per una corretta e trasparente informazione, comunicano un laconico “Statistiche in aggiornamento, riallineamento in corso con dati del Ministero della Giustizia”.

ANBSC vergogna

ANBSC sito corrotto
E tutte le vittime di mafia, tutti i servitori dello Stato che si sono sacrificati per combattere la criminalità organizzata? Hanno dato tutto per leggersi “Statistiche in aggiornamento, riallineamento in corso con dati del Ministero della Giustizia”? 

Una prova empirica molto semplice fa inoltre constatare che un immobile che risulta, sul sito di un piccolo comune, sequestrato, in verità non risulta nemmeno menzionato nel database dell’ ANBSC.

anbsc

L’ANBSC ha duecento dipendenti, oltre ai dirigenti di numero ignoto, si legge che ce ne sono due di vertice più il direttore, il prefetto Umberto Postiglione è nato ad Angri (SA) il 16 settembre 1950 (oggi è il suo compleanno, auguri!).
Il dato della forza organica non si ricava dalla pagina web predisposta (manco a dirlo, in fase di predisposizione dal 2013!) ma dai tassi d’assenza (media del 18%) reperibili sulla Gazzetta Amministrativa.

anbsc non predisposto
Il bilancio di previsione 2013 (ultimo dato contabile reperibile) dell’ANBSC è di 14 milioni di euro, con entrate di appena poco più di 5 milioni di euro.
Altro che 30 miliardi!

Su Change.org gira una petizione: l'”Associazione nazionale per le verità scomode” chiede infatti un database costantemente aggiornato di tutti i beni mobili, immobili, comparti aziendali e gli importi dei conti correnti in sequestro.
Chiede, inoltre, che venga reso pubblico il percorso del bene: da sequestro a confisca, da confisca a confisca irrevocabile.
Questi provvedimenti comporterebbero un maggiore controllo sul sistema clientelare, a tutt’oggi esistente, dei beni in sequestro alla mafia.

Firma la petizione

 

 

Tommaso Botto

1 comment

  1. Mattia S. says:

    Mag 25, 2016

    Rispondi

    L’HANNO AGGIORNATO! MISSIONE COMPIUTA

Commenti

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