BANCHE: DITTATURA 1, DEMOCRAZIA 0!

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Quanto è accaduto, e sta per accadere, in merito al sistema bancario italiano è grave e assai preoccupante, visto che i pericoli per i risparmiatori sono tutt’altro che finiti.

fallimento banche[6]

Si precisi che il P.I.N. è ben conscio che nel caso delle quattro banche fallite ultimamente quelli che hanno pagato sono gli azionisti, che dal punto di vista formale avrebbero dovuto conoscere i rischi a cui potenzialmente sarebbero andati in contro.

Tuttavia, il P.I.N. sa altrettanto bene che la maggior parte di loro sono piccoli risparmiatori indotti a sottoscrivere pacchetti azionari tramite ricatti e raggiri operati dalle banche e dai bancari che le rappresentavano.

Le responsabilità della Banca d’Italia e, di riflesso, del Governo sono evidenti e da queste si allungano poco rassicuranti ombre di collusione.

Ciò detto, in questi giorni sono passati stranamente sotto silenzio alcuni particolari non da poco.

Il Governo, e il suo Presidente del Consiglio, nel mare di parole proferito venerdì scorso si sono affrettati a dire che, “a parte i quattro istituti che non ce l’hanno fatta, il resto del sistema bancario è stato capace di rinnovarsi e, pertanto, è sano”. Tuttavia, meno di un’ora dopo il buon Renzi precisava che “è urgente intervenire sul sistema bancario e che non c’è tempo da perdere”!

Quindi, a fronte di ciò il P.I.N. pensa che la situazione sia vicina a un tracollo preoccupante.

A supporto di una simile considerazione il Partito desidera proporre una certa digressione in merito al Regio Decreto del 1936 (Governo “Mussolini”) che fino a gennaio regolerà la tutela dei risparmiatori.

Quel RD fu fatto perché, in caso di fallimento di una banca, lo Stato avrebbe protetto i cittadini, visto che da costoro dipende il P.I.L.: se questi possono usufruire dei loro risparmi, spendono, e, spendendo, fan girare l’economia e le Casse dello Stato. Ovvio, no?

Ve anche da dire che, dopo la crisi del 1929 – partita anche in quel caso a causa delle collusioni tra banche e finanza-, e a seguito del New Deal di Roosevelt, a livello internazionale, per ovvie ragioni, si introdusse un principio – che venne meno negli anni 90 grazie ai nostri governanti corrotti – molto semplice ed efficace: la divisione netta di banca e finanza; l’una non poteva operare nell’altra a prescindere e viceversa, e ciò per ovvie ragioni.

Per la cronaca, va anche detto che il Regio Decreto del 1936 in realtà non venne mai applicato: i costi degli istituti che fallirono in passato furono assorbiti dal sistema bancario nazionale, perché allo Stato mancavano come al solito i soldi.

Comunque, il principio che una dittatura molto tempo fa affermò era quello che l’interesse dello Stato coincide con quello dei risparmiatori.

Da gennaio questo concetto verrà annullato al punto che, nei casi di fallimenti bancari lo Stato non potrà intervenire, e il risparmio verrà tutelato con certezza solo a livello dei correntisti per quote fino a € 100.000,00.

Sarà che “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, ma non è che il sistema “sano ma su cui si deve intervenire con urgenza” si stia preparando al tracollo e, quindi, a passare all’incasso/rapina?

Pare quindi evidente: dittatura 1, “democrazia” 0!!!

 

Mattia Uboldi

Presidente del P.I.N.

Redazione

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