Archeologia a Favignana, dov’è finito l’Uomo di Cala Rotonda?

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Dov’è finito l’Uomo di Cala Rotonda?

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In un magazzino? In un laboratorio? Sulla scrivania di un usciere? In bagno?
O non lo sanno?

Due anni fa veniva ritrovato a Favignana un teschio, soprannominato dai turisti Frufrù e ‘battezzato’ dagli archeologi in ferie che si presero cura di lui, “Uomo di Cala Rotonda”.
Le prime valutazioni fatte dagli esperti sul posto (in spiaggia!) presumevano che si trattasse di un teschio (con altre ossa visibili all’interno dell’ammasso di sassi e argilla che le custodiva da secoli) risalente al Neolitico.
Poi, a causa dell’inerzia degli Enti preposti, i resti di Frufrù vennero abbandonati e nel giro di poche settimane la mano dei vandali fece scempio dell’Uomo di Cala Rotonda: il teschio venne spaccato e numerose ossa trafugate.
Quindi, a seguito di nostra circostanziata denuncia, la Soprintedenza di Trapani applicò finalmente tutte le sue energie, diramando ai quattro venti un comunicato stampa di smentita.
Lo ricopiamo qui:

La Soprintendenza di Trapani, avendo preso visione dell’articolo pubblicato lo scorso 11 ottobre dal periodico DOVATU, smentisce categoricamente la notizia in cui come titolo ad effetto viene dichiarato ‘Vittorio Sgarbi sposta il teschio di Favignana: persi i resti dell’Uomo di Cala Rotonda’.

Per una corretta informazione si comunica che l’ex Stabilimento Florio ha ospitato da Luglio ad Ottobre la mostra curata da Vittorio Sgarbi ‘Artisti di Sicilia’ e per esigenze organizzative si è provveduto, con personale altamente qualificato ed interno alla Soprintendenza di Trapani, a trasferire i reperti in deposito in un altro locale ritenuto idoneo all’uopo. Tra questi reperti è presente quanto resta dell’Uomo di Cala Rotonda.

Si precisa, altresì, che al momento non è stata effettuata la datazione dei resti, quindi è del tutto arbitrario dichiarare che il teschio sia “preistorico”.

Pertanto si chiede l’immediata smentita pubblica ed ampia di quanto erroneamente riportato, in quanto la notizia in argomento risulta falsa e lesiva dell’immagine istituzionale della Soprintendenza di Trapani, che opera quotidianamente per la tutela e valorizzazione dei beni culturali. Paola Misuraca”.

Questa, purtroppo, era la seconda comunicazione che ricevevamo dalla Soprintendenza.

La prima fu, infatti, questa, di Rossella Giglio, all’indomani del ritrovamento e della nostra segnalazione riguardo a tombaroli e cacciatori di souvenir:

Condivido con il mio amico Max Firreri, che mi ha girato il suo indirizzo e che legge questa mail, la sorpresa con la quale ho appreso la notizia da lei divulgata.

Se, come leggo, lei è un Professionista, non ci sarà bisogno di ulteriori indicazioni per un corretto approccio ai fatti.

Cordialmente

Rossella Giglio Cerniglia
Soprintendenza  per i beni culturali e ambientali via Garibaldi, 90 – 91100   TRAPANI

 

Quando l’Ente mi tenta…

 

Sentita oltremodo la Soprintendenza, comprese le difficoltà finanziarie e la mancanza di un budget da destinarsi ad analizzare le quattro ossa rimaste dell’Uomo di Cala Rotonda (se effettivamente esistono e non sono state perse), suggerivamo all’Ente un istituto universitario del Nord che avrebbe certamente effettuato gratuitamente le analisi.
Da questo ultimo contatto, circa dieci mesi fa, non abbiamo più avuto il “piacere” di sentire la Soprintendenza.
Alla quale Soprintendenza chiediamo, ancora:

Dov’è conservato l’Uomo di Cala Rotonda?
È possibile avere qualche fotografia dei resti?
Come proseguono gli studi, fossero mai iniziate le analisi?
Quando inizieranno gli scavi nel luogo del ritrovamento, datosi esservi con certezza altre ‘sorprese’ sotto sassi e terriccio?

Redazione

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