TRA GLI ALPINI, KHOMEINI

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Il libro “Dovatu Alpin?” censurato preventivamente dai vertici dell’Associazione Nazionale Alpini, un po’ come fece l’imam Khomeini che condannò a morte (fatwa) lo scrittore Salman Rushdie per il libro “I versi satanici”. Un’intimidazione che non fa altro che confermare i contenuti del libro, già ampiamente circostanziati. Adesso che faranno? Boicotteranno librerie ed edicole? Oscureranno internet? E’ la solita strategia distorsiva: senza nemmeno aver letto il libro, “libro che trasuda alpinità”, lo si presenta come ostile a tutto e a tutti…

KHOMEINI

 

In questi giorni Safarà Editore ha ricevuto forti pressioni, che hanno portato l’editore a dover mettere in discussione la vendita di “Dovatu Alpin?” durante l’Adunata Nazionale. “Dovatu Alpin?” (Safarà Editore) è un libro di inchieste su aspetti inediti dell’ANA scritto dal giornalista e alpino Tommaso Botto. «Per me è una forma di censura, oltre che un danno economico – afferma l’editore Guido Giuseppe Pascotto -. Un editore dovrebbe poter pubblicare e vendere senza alcun tipo di pressione esterna, a maggior ragione se sono inchieste giornalistiche veritiere e provate da numerosi documenti ufficiali presenti anche all’interno del libro».

Dovatu Alpin?” è stato presentato per la prima volta ieri sera, e durante la presentazione l’autore ha affermato: «Non si può dire nulla che esca dalla visione verticistica dell’Ana. Il fatto è che questo libro trasuda alpinità, come il mio stesso carattere e l’educazione che ogni giorno trasmetto ai miei figli. Noto una frattura fra la direzione di Milano cioè l’oligarchia al vertice e l’operosità eil pensiero alpino che vengono dal basso, da coloro che costituiscono la stessa Associazione. Per essere radiati basta davvero poco, basta essere in disaccordo con il vertice. E si può essere radiati anche via mail. Spero che dopo questa pubblicazione si facciano avanti anche gli altri radiati».

 Copertina DOVATU ALPIN

Il volume – che non è affatto uno sfregio all’Ana, come ci tiene a precisare Botto – è una raccolta di servizi, articoli giornalistici e documenti che fanno luce sulle epurazioni operate dall’Associazione Nazionale Alpini in questi ultimi anni, non emerse se non in minima parte nella stampa tradizionale. Lo stesso autore, il giornalista professionista Tommaso Botto, è stato sottoposto a procedimento disciplinare, all’interno dell’ANA di cui fa parte, per aver fatto da tramite tra i “condannati” e l’opinione pubblica, ovvero per aver svolto il suo mestiere.

Il libro è acquistabile nelle librerie della città di Pordenone, online e dal sito www.safaraeditore.com.

Dovatu Alpin? –Dovatu è irriverente, a volte impertinente. Dovatu è un’espressione dialettale, ibrida tra friulano e veneto, decisamente sarcastica: significa “dove vai” ed è naturalmente accompagnata, con pungente ironia, dall’altalenare tipicamente italiano della mano a grappolo. Può essere scanzonato come amaro, può piacere o non piacere ma il dovatu nasce dalla constatazione di qualcosa che viene presentato diversamente da quel che è nella realtà, spesso con maliziosa tendenziosità.
Dovatu quindi introduce, in una discussione, un dubbio: sarà vero? È proprio così? «Ma dovatu?». Dubbi: viviamo nell’epoca dei dubbi. E dai dubbi, giornalisticamente, nascono le inchieste. E le inchieste devono essere irriverenti, impertinenti e fastidiose, sennò non si è giornalisti, ma passacarte.

Questo volume non è uno sfregio all’ANA: si tratta invece di un lavoro per l’ANA, intesa come Associazione d’Arma che raccoglie coloro i quali hanno indossato il Cappello Alpino prestando servizio militare, un’opera finalizzata a far sapere a tanti associati all’oscuro di tutto, alcune vicende che, secondo buon senso e spirito di fratellanza alpina, non avrebbero dovuto verificarsi.
Alcuni articoli sono tratti dalla testata on-line Dovatu.it, dove hanno trovato spazio, con ampio seguito di pubblico, numerose indagini giornalistiche sulle tematiche alpine, più specificatamente sull’Associazione Nazionale Alpini. Altri sono inediti, scritti da Tommaso Botto o dagli stessi protagonisti di queste tristi vicende. Le epurazioni consistono in processi disciplinari avviati nei confronti di alcuni associati dissidenti, persone che, pur conservando innegabile fede alpina e avendo operato attivamente all’interno della organizzazione associativa, non digerivano alcune scelte imposte dall’alto, che hanno a che fare più con movimenti di denaro e con logiche partitiche che non con lo spirito e gli ideali alla base della grande famiglia alpina. Purtroppo un dialogo con i vertici dell’ANA, anche se cercato a più riprese, non c’è mai stato: questa delusione, però, non ha intaccato la fiducia dell’autore – Ufficiale, in congedo, del Corpo degli Alpini e allievo della SMAlp di Aosta – per 300 mila Penne Nere, oltre agli Amici degli Alpini.
L’ANA sta vistosamente invecchiando, come conseguenza della sospensione del servizio militare. In cima alle polemiche sollevate dai dissidenti, si posiziona il tema della “naja”, il servizio militare d’un tempo che si è tentato di sostituire con l’incredibile “mini-naja”: uno stage di tre settimane (a pagamento) che è stato comunque ricompensato con l’attribuzione ai partecipanti del Cappello Alpino, sommo emblema per avere il quale tante generazioni di giovani Italiani hanno sudato, sofferto e lavorato per almeno 12 mesi.

Redazione

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