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Alpini puniti a Udine: deboli accuse dell'Ana che forse nascondono altro
5 Ottobre 2011 Inchieste
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La vicenda ha scosso tutta la famiglia alpina.

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I procedimenti disciplinari nei confronti di Luigi Rovaris e Mattia Uboldi (soci Ana della sezione di Udine, tra le più grandi dell’Associazione Nazionale Alpini con una forza di 13.000 iscritti), non sono ancora definitivi: censura al primo e sospensione al secondo.

Le prime audizioni si sono consumate a luglio e, da quel che abbiamo potuto appurare, l’infondatezza delle accuse e la debolezza dell’impianto accusatorio insospettiscono alquanto.

Basti intanto osservare che, in entrambi i casi, grosso modo, non vi è stato contraddittorio.

 Alcune precisazioni sull’intricata ed imbarazzante vicenda sono dovute, anche per far ordine tra mille e mille interpretazioni della vicenda che si rincorrono in rete.

Riguardo ai contenuti dello striscione incriminato, appurati gli eventi pregressi, esso recita due verità: “altri hanno sfilato di sabato” (la Brigata Folgore, ad esempio, a Livorno sabato 26 Febbraio, in partenza per l’Afghanistan, con successivo torneo calcistico al quale ha partecipato personalmente il Ministro La Russa; il 22 ottobre, sabato, si riproporrà l’evento); “agli alpini non è stato consentito” (nonostante le rassicurazioni durante tutto l’anno di organizzazione); “sono forse figli di un dio minore?” è una debordata polemica, espressione di un risentimento che non solo Rovaris ha fatto sua.

Rovaris ha da subito precisato che l’iniziativa è partita da lui e che la sezione nulla sapeva del suo progetto, come ha ugualmente puntualizzato che lo striscione è stato esposto, per cinque minuti, a suo comando, nel momento in cui il cerimoniale ha attribuito gli onori al Capo di Stato Maggiore Generale Giuseppe Valotto, negando assolutamente che ciò sia avvenuto durante la dizione dei nomi dei caduti.
Cosa per altro precisata agli uomini della Digos intervenuti -per semplici accertamenti- in seguito all’accaduto.

Striscioni a contenuto politico durante le manifestazioni dell’Ana: autorizzati o meno ci sono sempre, in barba all’apoliticità dell’associazione d’arma.

Un esempio è il “Mininaja, maxi idea, grazie ministro” con il quale i vertici nazionali dell’Ana hanno glorificato l’idea imprenditoriale del ministero di istituire la mininaja che, lo ribadiamo, è una minchiata!

Mininaja! E qui entra in gioco Uboldi, segretario Ana Udine, pecora nera dell’Ana nazionale proprio perché ostile a quest’umiliante progetto di dare il cappello alpino a quattro stagisti annoiati.

È appurato che non è lui l’autore del sagace volantino che proclama: “PERONA, CANTORE TI ASPETTA… CON UNA PICCOZZA PRONTA ALL’USO!…”. Probabilmente non si saprà mai chi l’abbia scritto, sicuramente non un consigliere nazionale come appare nella ‘firma’ anonima.

Uboldi, alpino dentro e fuori, storico impegnatissimo, dedito a numerosissime iniziative, da due anni si batte per contrastare questo scellerato progetto: è lui l’autore, firmato, del documento VENTUNO DOMANDE SU “PIANETA DIFESA”, lettera aperta al presidente Perona su tante cose incomprensibili che stanno accadendo attorno e dentro all’Ana.

Un alpino che ha dato fastidio alla presidenza?

In verità succede questo: 300.000 soci Ana, la naja non c’è più, il numero, inesorabilmente scende gradualmente (anche perchè tanti militari volontari non vedono l’ora di cambiare musica e corpo!), la presidenza Ana appoggia il ministero in questo progetto (che vale sinora 20 milioni di euro) per fare come altri, l’Ordine dei giornalisti ad esempio, che iscrivono iscrivono iscrivono chiunque, pur di far numero, trascurandone l’essenza.

Per dovere di cronaca riportiamo la convocazione ed i verbali del procedimento disciplinare a carico di Mattia Uboldi:

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