#agendadigitale ? #RESTAURATORI: ANNI PER FARE DOMANDA (FORSE)

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Ci risiamo: dopo la figuraccia del 2010, il Ministero dei Beni Culturali ha avviato di nuovo la procedura per ottenere le qualifiche di restauratore e collaboratore restauratore.
Quattro anni fa un bando, simile a quello emanato recentemente, fissava requisiti e modalità per presentare la domanda, passaggio indispensabile per vedere riconosciuta la qualifica di restauratore a chi restauratore già è.

gabbia di matti

Nel 2010 fu un disastro: veniva richiesto ai restauratori di dimostrare, con apposite certificazioni delle Soprintendenze, di aver eseguito restauri in un periodo anteriore molto lungo, risalendo, con carte e scartoffie, sino al secolo (millennio) precedente. Un po’ troppo in là negli anni per chi, ad esempio, aveva fatto tutta la gavetta, lavorato quindi per dieci anni e più ma non aveva l’età anagrafica per rientrare in quest’assurdo termine.

Le carte e scartoffie poi, dovevano essere inviate tramite l’apposito “portalino” ministeriale: una lunghissima procedura per una domanda che richiedeva ore di lunghe scansioni di documenti. Sessioni di lavoro extra-professionale talmente lunghe da far rimpiangere la posta tradizionale: a molti sarebbe infatti convenuto inviare tutto il proprio curriculum professionale -e le certificazioni dei lavori eseguiti rilasciate dalle Soprintendenze- tramite semplici fotocopie infilate in un plico con la relativa domanda, i documenti di riconoscimento etc.
Poi quel bando venne, inesorabilmente ed italianamente, congelato, con un menefreghismo istituzionale da oscar: nulla se ne seppe più, se non che a tre quattro rinvii per la scadenza dei termini, cambiò il governo, il relativo ministro (Bondi) e i governicchi che ne seguirono non ne fecero più nulla.
Uno sputo in faccia per i tanti restauratori, soprattutto “piccoli”, che passarono le notti in bianco per vedersi riconosciuto il titolo professionale ed uscire così da una limbica situazione in cui il lavoro si “aggancia” solo se frequentatori (o amici) delle singole Soprintendenze.
Pare incredibile ma in Italia, nonostante il suo patrimonio culturale senza pari, non vi è un ordine, un albo dei restauratori: abbiamo quello dei geometri, dei giornalisti, dei notai… ma non quello dei restauratori.
Quindi, dopo i governicchi Monti e Letta, ora è la volta di Renzi, con il ministro Franceschini al dicastero dei Beni culturali.

Nella sostanza non cambia un granché: resta la corsia preferenziale per chi ha concluso le scuole di restauro (un numero estremamente esiguo di operatori per il mercato italiano) e i termini temporali per le certificazioni svolte sono stati aggiornati, per così dire, resi più contemporanei.
L’attuale governo fa le cose, però, a metà: nel 2010 il bando avviava le procedure per i restauratori e per i collaboratori /tecnici del restauro: due procedure differenti per due titoli differenti che richiedono titoli differenti.
La banda di Renzi ha invece avviato la procedura per il “gradino più basso” della professione, ossia quello di collaboratore. Grandi proclami segnalano che vi sono state grandi innovazioni nel nuovo bando rispetto al precedente: in verità, pochi, per nulla, non si sa, probabilmente peggio.
Ora la procedura è forse più complessa, perché doppia: il restauratore deve prima presentare la domanda per collaboratore ed in seguito (quando verrà emanato l’apposito bando), potrà procedere per vedersi riconosciuto il titolo di “restauratore”, utilizzando come pre-requisito la qualifica di collaboratore. Due passaggi anziché uno: nel 2010, in teoria, avrebbe potuto accedere da subito alla singola graduatoria che lo interessava, o di restauratore o di tecnico.

“Non dovrò mica rifare ex-novo tutto quel popò di domanda?”, si chiede un restauratore direttamente interessato al bando del 12 Settembre per il conseguimento della qualifica di Collaboratore Restauratore.
“Si” recita spietatamente il portale ministeriale: è questa l’#agendadigitale di Renzi?

“Guardate che la domanda è articolata e complessa quanto quattro anni fa”, spiega il nostro restauratore. “Le istruzioni sono fuorvianti, non si comprende da subito se si possono recuperare i dati ‘vecchi’, ossia tutte le informazioni (nome dell’opera, tipologia, ubicazione, ente o privato proprietario, periodo dei lavori, Soprintendenza di competenza, certificazioni etc.) inserite in quel terribile 2010, oppure introdurle ex-novo. Dalla sommaria introduzione” (ndr: in un portale per nulla user-friendly, poco intuitivo e ridondante come solo l’Ente pubblico può appaltare), “parrebbe di si, destando un certo conforto. Poi, purtroppo, superati i primi ostacoli già in fase di registrazione (nemmeno le password di allora sono in funzione e vanno inviati carta d’identità e codice fiscale di dimensioni non superiori a 1MB), si scopre che tutto questo volume di documenti va reimmesso nel portale”.
L’aspetto comico di tutto ciò sta nel fatto che nello stesso portale, una volta registrati, è possibile consultare, nel dettaglio, le informazioni inserite quattro anni fa ma il sistema non le inserisce automaticamente nella nuova domanda: ricopiarle è un lavoro routinario implacabile, lunghissimo e suscettibile d’errore: “Meglio farlo ex-novo…”, dichiara avvilito il nostro restauratore.

Un lavoro doppio negli anni, idiota, che non è detto che comporti la formazione di questa sorte di albo dei restauratori, visti i precedenti.
“In più, alla faccia dell’innovazione nella Pubblica Amministrazione,” si sfoga il nostro restauratore, “vorrei sapere chi ha avuto la pensata di inserire quel vincolo di 1MB massimo per ogni documento che viene inserito: nel 2010 avevo archiviato per bene tutte le scansioni fatte a documenti che l’ente pubblico fornisce solo su carta e che avevo allegato alla domanda, ahimè, andata a vuoto. Ora scopro che gli stessi documenti che, paradossalmente quattro anni fa andavano bene, ora sono troppo grandi, mi tocca comprimerli o scansirli di nuovo uno ad uno ed infilarli in questo benedetto portale. Geniale, sembra fatto apposta per dar fastidio. Faccio queste operazioni un po’ alla volta, di notte, altrimenti non lavoro”.
C’è tempo sino al 24 Ottobre per concludere il primo step, ossia far domanda per il titolo di tecnico del restauro. Poi dovranno essere verificati i requisiti dal ministero, approvare le domande e, una volta stilato l’elenco, procedere con la seconda fase, quella delle domande per il titolo di restauratore vero e proprio.
Cambierà governo e…
 

Portale dei resturatori https://ibox.beniculturali.it/restauratori2/concorsi/pagepubliclogin.aspx

 

 

Tommaso Botto

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