Acqua: piovono critiche, scrosciano polemiche, dovrebbe essere trasparente…

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Gestione dell’acqua dopo l’esito referendario: scontro di opinioni tra il Sindaco di Udine Furio Honsell ed il Consigliere Regionale Alessandro Colautti.

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Una nota di un mese fa del Sindaco Honsell, in tema di acqua, ha scaldato gli animi.

Il comunicato, una replica a precedenti dichiarazioni del Centro Destra in tema di gestione dell’acqua, dice questo:

Non sanno di cosa parlano e trovo sia una vera e propria vergogna che alcuni esponenti del centro destra comunale e regionale mistifichino a tal punto la verità.
Ma non solo. Perché da quello che dicono appare con evidenza che non hanno capito il senso del referendum.
Il problema è che le bollette che i cittadini pagano per l’acqua devono andare a copertura delle spese per la costruzione degli acquedotti e non, come voleva il berlusconismo del Pdl, nelle tasche degli azionisti privati. Così come dice la legge del 1996, che non è stata sottoposta a referendum.
Da mesi – spiega – sto cercando di realizzare il gestore unico dell’acqua ed ora ci stiamo arrivando.
Per questo richiamo formalmente i consiglieri di centro destra, comunale e regionale, alla responsabilità nei confronti dei cittadini.
Anche se questo rappresenta una sconfitta politica per la destra – dichiara –, la lascino fare per il bene della collettività.
Questi esponenti del centro destra – conclude Honsell – non solo pare non sappiano di cosa stanno parlando sul referendum, ma non sanno cosa dicono nemmeno per quanto riguarda la cessione del ramo acqua da Amga a Cafc. Questa è una decisione dell’Ato presa all’unanimità da tutti, e dico tutti, i sindaci del territorio
”.

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Il Consigliere Regionale FVG, Alessandro Colautti (Pdl), già presidente del Consorzio Acquedotto Friuli Centrale (CAFC Spa), replica così:

La posizione di Honsell sta diventando politicamente imbarazzante.
Lui, il primo firmatario del referendum promosso dal comitato del sì, si trova oggi a gestire l’acqua – bene pubblico – in una società composta da soggetti quotati in borsa (Acegas- Aps) e privati (Eon) in piena contraddizione con l’esito referendario.
Perché non si procede speditamente al conferimento del ramo acqua di Udine nel Cafc (interamente pubblico) e a formare così il gestore in–house della provincia di Udine?
Risponda il Sindaco….e lasci perdere l’inutile tentativo di buttarla in rissa: vergogna!

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I capisaldi legislativi della gestione dell’acqua sono venuti meno.
Consigliere Colautti, quali sono gli scenari e il tipo di gestione che si vanno delineando?


Il referendum ha abrogato la gara per la ricerca del partner tecnico/privato previsto almeno al 40% per gestire le società (non riguarda la parte patrimoniale- le reti- che restano comunque pubbliche) e ha eliminato il 7% (compreso nella tariffa) per la remunerazione del capitale, destinato agli investimenti.
L’esito referendario ha travolto l’articolo 23bis, ma restano in vigore le direttive comunitarie che prevedono, tra l’altro, anche la gara a fine concessione.
In ogni caso bisogna mettere mano a livello nazionale per dare forza al ruolo regolatore dell’Autorità istituita.
A livello provinciale ci sono tutte le condizioni per valorizzare il ruolo pubblico dei gestori (Cafc- Poiana) per giungere al gestore unico in house (compreso il ramo acqua dell’Amga) in perfetto spirito referendario”.

Colautti, Lei è d’accordo sul fatto che i soldi ottenuti dall’acqua vadano impiegati per costruzione e gestione di acquedotti?

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Deve essere così: fatto per ora non attuato dal comune di Udine che ha preteso i dividendi (così come gli altri soci) evidentemente da destinare ad altre attività, non certo agli investimenti nel settore del servizio idrico integrato.
La rete idrica è sicuramente in una situazione precaria, ma la perdita media (in Friuli) è all’incirca del 30% in linea con il trend nazionale.
Sicuramente l’acqua, seppur copiosa, non va sprecata, anche se una valutazione costi-benefici va fatta perché l’acqua dispersa finisce in falda.
Inoltre a livello mondiale sta emergendo una linea che non bada solo alla sostituzione delle reti (appunto dai costi spesso eccessivi) ma al governo della pressione con cui si eroga l’acqua, fonte di elevati costi energetici e di messa sotto stress delle reti stesse che porta ad una elevata dispersione.
Infine quando si parla di servizio idrico integrato si pensa sempre e solo all’acqua potabile e ci si dimentica del grave problema della fognatura e depurazione che hanno una forte incidenza ambientale”.

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 Lei ha detto che la tariffa è un deterrente allo spreco.., solo il Cafc ha fatturato nel 2009 29,6mil€..:

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La tariffa si ispira ad un principio sacrosanto: chi più consuma più paga, salvaguardando le fasce più deboli.
Il sistema tariffario è definito in modo tale da coprire i costi di gestione e gli investimenti, compresa la “famigerata” remunerazione del capitale che, nel caso delle società pubbliche, altro non è che poter accedere al credito bancario per garantire gli investimenti sulle reti.
Il risultato bilancistico del Cafc (+3 milioni circa nell’anno 2010) è sicuramente un esempio virtuoso di come anche un’azienda pubblica possa essere efficiente.
Il risultato positivo raggiunto che non ha generato dividendi per i soci viene tutto destinato agli investimenti cui vanno aggiunti i contributi previsti dalla Regione di 100.000 euro su tutto il territorio FVG.
Non si può dire che sia sufficiente per garantire l’efficientamento di più di 4000 chilometri di reti e 500 depuratori, ma sicuramente permette un trend positivo.
L’auspicio è giungere al gestore unico che potrebbe sicuramente migliorare di molto la programmazione degli investimenti.

Tommaso Botto

1 comment

  1. […] mesi di polemiche su chi dovrà gestire in Fvg i servizi idrici, ci ha pensato il Governo Monti a scompaginare […]

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