50° anniversario della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

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Seduta solenne in Consiglio Regionale: gli interventi di Franz, Tondo, il presidente della Corte Costituzionale Gallo, Asquini e gli altri capigruppo.

Il presidente del Consiglio regionale Maurizio Franz ha aperto la seduta solenne dell’Assemblea per la celebrazione del 50° anniversario della promulgazione dello Statuto di Autonomia della Regione Friuli Venezia Giulia, alla presenza del neoeletto presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo, la cui lectio magistralis ha per tema i “Profili finanziari del regionalismo differenziato”.

Attualità della specialità, minoranze linguistiche, revisione delle norme sull’ordinamento finanziario, fra i temi affrontati nel suo intervento da Franz che, definendo questo anniversario un’occasione importante per ricordare il passato, ma soprattutto per riflettere sul futuro e in particolare su un nuovo modello di autonomia per la nostra Regione, ha ricordato le ragioni della nostra specialità legate all’esigenza di individuare un assetto politico-istituzionale in grado di affrontare i complessi problemi di queste terre che costringevano la nostra gente a cercare fortuna altrove, e ha rivolto “un pensiero colmo di gratitudine alle migliaia di corregionali emigrati nei cinque Continenti, per quanto hanno fatto e continuano a fare per tenere alto il nome del nostro Paese e dell’intero Friuli Venezia Giulia nel mondo”.

In 50 anni la nostra economia è radicalmente cambiata. Gli speciali poteri allora attribuiti alla Regione – ha ricordato il presidente – consentirono di impostare la politica economica che ha caratterizzato questo mezzo secolo facendoci diventare terra di immigrazione (l’8.8% della popolazione regionale è straniera). In questo percorso, fondamentale l’esperienza del terremoto del 1976, immane tragedia dalla quale nacque un nuovo modo di operare sinergico tra Regione ed Enti locali, quel Modello Friuli che ha consentito una compiuta ricostruzione e ha creato una diversa coscienza tra i soggetti che qui amministrano la res publica.

La costruzione delle grandi infrastrutture, l’attività internazionale avviata dal Friuli Venezia Giulia con la Comunità di lavoro Alpe Adria e i compiti di promozione e cooperazione internazionale con l’Est europeo attribuiti dallo Stato alla Regione con la legge 19 del 1991 sulle aree di confine sono aspetti che hanno, poi, consentito al presidente di porre l’accento sulla attualità delle ragioni della nostra autonomia, che – per Franz – potrà esplicarsi in futuro attraverso una rivisitazione dei compiti e delle prerogative affidateci con la legge 19, che trovano fondamento, nella nostra particolare collocazione geopolitica.

Anche se deve essere rivista, la specialità della nostra Regione ha ancora un senso: il Friuli Venezia Giulia, al centro di una rete di relazioni economiche, sociali e culturali destinate a intensificarsi, dall’allargamento a Est dell’Unione europea è esposto molto più di altre regioni ai rischi di un declino economico – ha detto il presidente, auspicando che si dia rapida attuazione ai nuovi poteri in materia di autonomia tributaria attribuiti alla Regione. Si tratta – has piegato – della opportunità per il Friuli Venezia Giulia, anche in considerazione della sua collocazione geografica, di avere strumenti in grado di dare maggiore flessibilità e manovrabilità al prelievo fiscale sul sistema produttivo di questa Regione, per consentirle di reggere la concorrenza pregiudizievole dei Paesi confinanti ed evitare così che imprese italiane si trasferiscano oltre confine perché attratte naturalmente dal vantaggio fiscale, dal basso costo del lavoro e dell’energia.   Inoltre, il trovarsi al centro delle comunicazioni tra Est ed Ovest richiede particolari strumenti per la programmazione delle infrastrutture di comunicazione, anche in termini di partecipazione “ascensionale” alle politiche comunitarie in materia di trasporti, e per la valutazione del loro impatto ambientale e sul sistema insediativo.

Anche la questione delle minoranze linguistiche nel tempo ha mutato volto. La presenza nella nostra regione di ben tre minoranze linguistiche storiche (friulana, slovena, tedesca) rappresenta un unicum in tutto il panorama nazionale, e per ognuna di esse – ha sottolineato Franz – ci siamo infatti dotati di normative specifiche ben prima che il legislatore statale se ne occupasse; puntando alla loro salvaguardia si mira alla difesa e riscoperta delle radici di questa terra.

A difesa della specialità, Franz ha ricordato anche i risultati di buon governo ottenuti in questi anni.

La nostra Regione continua a sobbarcarsi importanti funzioni fra cui la sanità, la finanza locale, la viabilità e i trasporti, utilizzando solo le entrate proprie e quelle da compartecipazione ai tributi erariali, di molto inferiori a quelle attribuite alle altre Regioni speciali, e nonostante alcuni temi finanziari siano ancora da definire – ha detto il presidente, auspicando in particolare una revisione delle norme sull’ordinamento finanziario della Regione che sostituisca il criterio dell’attribuzione del gettito sulla base del luogo di riscossione con quello fondato sulla riferibilità dello stesso al territorio (ossia al luogo del domicilio fiscale del contribuente); un proposito, questo, inserito nel Protocollo di intesa con lo Stato in materia finanziaria del 29 ottobre 2010, stipulato in via di parziale anticipazione rispetto alla attuazione del federalismo fiscale.

Il nostro assetto finanziario – ha aggiunto Franz – ha determinato una responsabilizzazione degli amministratori che si assumono i rischi di fluttuazione del gettito tributario e dei costi dei servizi, ma molti, purtroppo, tendono oggi a voler mettere in discussione tutto questo.

Con l’acuirsi della crisi economica e finanziaria, lo Stato ha introdotto unilateralmente nell’ordinamento, con provvedimenti urgenti, misure di coordinamento della finanza pubblica che, sotto vari profili, appaiono sempre più chiaramente in contrasto con l’autonomia finanziaria regionale. La Regione ha chiesto invano allo Stato la convocazione del tavolo di confronto per l’attuazione del federalismo fiscale allo scopo di definire consensualmente molteplici temi. Mancando l’occasione del confronto, la Regione si è vista costretta a rivolgere le sue istanze alla Corte costituzionale.

Ritengo – ha affermato Franz  – che, in nome del coordinamento e contenimento della finanza pubblica, vi sia stato un attacco alla specialità. Una continua erosione di risorse che potrebbe portare a non garantire ai cittadini l’esercizio delle importanti funzioni in capo alla nostra Regione.

In questo momento storico in cui il modello delle autonomie, e del regionalismo nel suo complesso, è messo in discussione, dobbiamo cercare di valorizzare la nostra specialità – ha concluso Franz, annunciando che ciò sarà oggetto di un prossimo convegno organizzato dal Consiglio regionale con l’Associazione dei consiglieri regionali e ritenendo necessario un impegno comune affinché anche le altre Regioni possano ottenere maggiori margini di autonomia finanziaria affinché, responsabilizzando i centri di spesa, si possano ottenere gli auspicati risultati di efficacia, efficienza ed economicità della macchina amministrativa, contribuendo così – è stata l’ultima sottolineatura del presidente del Consiglio regionale – ad una nuova fase di sviluppo e crescita della nostra regione e dell’intero Paese, oggi “bloccato”, per il nostro futuro e in particolare per quello delle giovani generazioni.

L’autonomia finanziaria di entrata e di spesa delle Regioni, alla luce della Costituzione e delle sue più recenti modifiche, nella lectio magistralis di Franco Gallo.

Il neopresidente della Corte costituzionale ha parlato di clausola di adeguamento, perequazione, decentramento, autonomia differenziata tra Regioni ordinarie e Regioni speciali

Tra gli aspetti evidenziati da Gallo quanto a quest’ultimo punto, l’obbligo per le Regioni ordinarie, sancito dall’articolo 119 della Costituzione, di sottostare ai principi di coordinamento con lo Stato in materia di fiscalità, mentre per le speciali si afferma il principio della mera armonia con il sistema tributario nazionale. Ciò perché le seconde hanno già, come affermato nell’articolo 116 sempre della Costituzione, i propri Statuti di rango costituzionale che definiscono i rapporti con lo Stato e dunque il coordinamento con esso. Infatti non significa che possono imporre imposte regionali arbitrarie sui redditi e sul patrimonio perché non devono mai venir meno l’armonia, la ragionevolezza e la coerenza con il sistema tributario statale.

Il presidente ha quindi affermato che le politiche fiscali sono spesso strumentali all’autonomia politica, ovvero l’autonomia tributaria è autonomia politica. E ha sostenuto che la vera specialità finanziaria delle Regioni autonome si risolve nell’entità della quota partecipativa dei contributi, entità che è più elevata di quella che guida le Regioni ordinarie: l’autonomia arriva e dipende dalla percentuale di compartecipazione tributaria.

Il discorso cambia guardando all’autonomia finanziaria dal punto di vista delle spese. Parlando sempre delle Regioni speciali, Gallo ha spiegato che anch’esse devono perseguire i principi di perequazione e solidarietà, ma sono richieste che vengono loro fatte attraverso gli Statuti costituzionali, ovvero attraverso norme di attuazione degli Statuti e non tramite legge ordinaria come avviene per le altre.

Avete utilizzato poco la vostra potestà contributiva – ha poi affermato il presidente della Consulta, chiudendo il discorso sulla fiscalità per affermare che non è vero che le Regioni hanno un peso ridotto nel sistema nazionale, tutte hanno fatto sentire le proprie ragioni in particolare per ambiente e pianificazione, e che il discorso del federalismo va avanti.

Per Gallo, c’è la necessità di potenziare le Regioni come istituto in sé e dare loro spazio sulla base del principio sancito dall’articolo 5 della Costituzione. Ma va chiesto loro di essere punto di sintesi amministrativo e politico dei sistemi locali, al loro interno e verso il Governo centrale. Si impone un progetto organico di Regione – è stata la chiosa del presidente, che ha anche affermato che i principi di regionalismo e centralismo devono incontrarsi tra loro, nonché fare i conti con i principi sorti in sede europea.

L’autonomia finanziaria di entrata e di spesa delle Regioni, alla luce della Costituzione e delle sue più recenti modifiche, nella lectio magistralis di Franco Gallo.

Il neopresidente della Corte costituzionale ha parlato di clausola di adeguamento, perequazione, decentramento, autonomia differenziata tra Regioni ordinarie e Regioni speciali
Si sono quindi susseguiti gli interventi dei presidenti dei Gruppi consiliari.

Per Stefano Alunni Barbarossa, capogruppo di Cittadini-Libertà Civica, oggi la specialità deve poter dare un nuovo impulso economico alla nostra regione, in un rinnovato contesto europeo, attraverso l’uso flessibile degli strumenti fiscali a carico del sistema produttivo, favorendo l’innovazione e la piccola e media impresa; inoltre, va portata avanti con la massima determinazione la valorizzazione del pluralismo linguistico e culturale, ben sapendo che l’allargamento dei confini premierà le regioni che sapranno anticipare uno sviluppo economico e sociale integrato fra i territori circostanti.

Per Alessandro Corazza, capogruppo di Italia dei valori, l’anniversario deve far riflettere sul senso della specialità e sulle prospettive che può offrire ai giovani, su quanto si è riusciti a fare in tema di competitività e quanto per coniugare economia con  responsabilità. Oggi pertanto – ha affermato -sento di chiedere che la nostra autonomia sia esercitata non per difesa ma per cogliere le opportunità, per promuovere scelte strutturali, puntando sugli start cup e a una rivoluzione culturale, poiché in una democrazia rappresentativa anche i cittadini hanno una grande responsabilità.

Igor Kocjiancic, capogruppo di Sinistra Arcobaleno, esordendo in sloveno per sottolineare – ha spiegato – uno degli aspetti fondanti della specialità, ovvero la presenza delle minoranze linguistiche, ha anche invitato a valutare quanto si sia veramente valorizzato questo aspetto nelle dieci legislature. Questa specificità rimane, anche in condizioni nuove e mutate, uno degli aspetti dell’autonomia ancora di forte attualità e da implementare. Occorre impostare il confronto, più che sull’abbattimento dei costi, sui modelli di efficienza ed efficacia come fanno in Europa, ha aggiunto evidenziando la contraddizione in atto tra il dibattito italiano e la realtà europea.

Edoardo Sasco (capogruppo UDC,) che ha ricordato i presidenti della regione Alfredo Berzanti, Antonio Comelli e Adriano Biasutti per riassumere storia della specialità e autonomia regionale, ha sottolineato che, di fronte agli interrogativi su come mantenerla e difenderla, vale la capacità dimostrata di svolgere funzioni utili per l’intero sistema: sanità, trasporti, protezione civile, emblemi di una virtuosità che torna utile non solo a noi, ma all’Italia. E ricordando la riduzione dei consiglieri regionali, ha sottolineato che servono nuove modifiche statutarie, che siano di natura pattizia e non unilaterali: non siamo a chiedere la difesa dell’esistente, ma un’autonomia, per pensare localmente e agire globalmente.

Roberto Asquini: “50 anni di risultati, ora la sfida è l’autonomia fiscale e amministrativa per competere nell’Europa delle Regioni”. «Siamo di fronte a 50 anni di risultati per tutti. Risultati come il contributo carburante, il contenimento dei costi e il buon funzionamento del sistema sanitario regionale che ci paghiamo da soli, unici in Italia. Ora la sfida è l’autonomia fiscale e amministrativa per competere nell’Europa delle Regioni». È in sintesi l’intervento del consigliere regionale, presidente del Gruppo Misto Roberto Asquini, in occasione della cerimonia ufficiale per il 50° anniversario della Regione. «Grazie all’autonomia, alla specialità e alla responsabilità abbiamo ottenuto grandi risultati».

***Il testo integrale dell’intervento del Consigliere Asquini tenuto durante la cerimonia ufficiale del 50° anniversario della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia***:

Non ero nato nel 1963, ma ringrazio chi ha pensato, voluto, sentito dal cuore e costruito questa Regione. Il Friuli Venezia Giulia Speciale e Autonomo mi ha dato più opportunità, più benessere, più libertà. E oggi l’opportunità di dirlo. Ho potuto crescere in un contesto internazionale nell’Europa progressivamente più libera che nasceva grazie anche al supporto dell’Alleanza Atlantica che in questa regione è da sempre centrale. Tutti in questa regione hanno contribuito a costruire, e qualche rammarico c’è solo per quei pochissimi che di tanto in tanto dicono che la Specialità serve poco. A questi va risposto che senza Autonomia e Specialità saremo senza respiro, finiti. Autonomia e Specialità sono i valori istituzionali centrali. Per noi Autonomia e Specialità significa Responsabilità. Significa Risultati. La nostra Regione è la migliore. Nessuno ha costruito come noi. Nessuno ha ricostruito come noi dopo il terremoto. Pochi avevano visto e realizzato con largo anticipo la necessità della politica della prima casa, che grazie a un sistema di incentivi ragionevoli ma diffusissimi ha dato responsabilità a tutti e serenità generale. Nessuno in Italia si paga la Sanità. Noi si. E funziona. E ci paghiamo le autostrade, le autonomie locali, la protezione civile, i trasporti, … e quello che oggiAggiungi un appuntamento per oggi si chiama contributo carburante che, va ricordato, ha dato negli anni passati utili alla Regione e allo Stato e sconti ai cittadini. Cioè hanno guadagnato tutti. Senza specialità tutto questo non ci sarebbe. E c’è responsabilità anche nei tagli. Anche la massima istituzione italiana parla da tempo di tagli, noi li abbiamo fatti, abbiamo ridotto l’indebitamento e ci siamo anche tagliati i seggi. Da subito. Si impari da noi. E il valore di questo popolo è riconosciuto anche all’estero, con la capacità che hanno saputo offrire ovunque i nostri concittadini oggiAggiungi un appuntamento per oggi in giro per il mondo, con imprese e dignità che sono da sempre il nostro biglietto da visita invidiabile. Grazie a chi oggiAggiungi un appuntamento per oggi sta all’estero con il Friuli Venezia Giulia nel cuore e nelle radici. Spero che i prossimi 50 anni ci riservino grande ruolo anche in Europa. Penso sempre di più a una dinamica Europa delle Regioni. Regioni che anche senza il ruolo di “Stato” sappiano rappresentare il proprio popolo che si autogoverna sempre di più con grande efficacia.  Una Regione che sappia e possa competere. Perché proprio in questo la nostra autonomia ha futuro. Senza sistemi di autonomia economica e fiscale – rigorosamente responsabili come è nostro stile – non si può competere. Con più poteri istituzionali a noi ci guadagna anche lo Stato, così è dimostrato – ho già citato i due esempi – su carburante e soprattutto Sanità. Oggi c’è anche la moneta unica. Ma non abbiamo unici sistemi fiscali, del lavoro, di gestione del territorio. Altri territori – europei – utilizzano anche la moneta complementare (si chiama così proprio perché non ha valore di valuta), per non parlare degli altri sistemi di governo ordinario dell’economia. In Friuli Venezia Giulia dobbiamo poter competere. Per competere occorre più autonomia nella responsabilità che abbiamo sempre dimostrato. E questa la sfida, il valore, il futuro della specialità. W il Friuli Venezia Giulia.

Questo è un punto di partenza – ha detto Danilo Narduzzi (Lega Nord-Padania) senza indulgere alla nostalgia, pur considerando l’esercizio virtuoso delle nostre competenze e il fatto che la Regione è sempre stata governata bene. L’autonomia non può essere la difesa dell’esistente, ma il far sì che anche le altre Regioni possano avere libertà e autonomia come noi e possano trattenere almeno il 75% delle risorse. Non c’è libertà per noi  se non c’è per gli altri – ha affermato sottolineando che oggi l’attacco del centralismo è frontale. L’affossamento del federalismo è emblematica, un modo classico per svuotare i concetti.   Per Mauro Travanut, capogruppo del Partito Democratico, questi 50 anni sono stati densi di avvenimenti ben presenti non solo nella memoria e ma anche nel dibattito politico attuale; per questo il significato della giornata non è solo celebrativo. In tutte le regioni incide la crisi del Paese; se è vero che le Regioni possono aver deluso, e non tutte in egual misura, non si deve indulgere al pessimismo sulle sorti dell’istituzione, perché non sappiamo quale sarebbe stato l’ordinamento senza e perchè il risultato è irreversibile. È giusto riconoscere che rispetto al ’63 le ragioni che portarono al riconoscimento alla nostra specialità sono in parte mutate e in parte superate, ma restano pur sempre la base, e determinanti.

Infine Daniele Galasso, capogruppo del Pdl, proponendo una verifica se la nostra autonomia sia stata utile al Paese e alla regione, fa parlare i fatti: siamo la meno speciale fra le speciali; gli errori non sono mancati; si è copiato troppo il modello statale, c’è stata troppo autoreferenzialità, si poteva fare di più; ma la nostra specialità ha forgiato qui la cultura della responsabilità, un sistema di sostegno alle imprese, un servizio sanitario sanitario che non ha un euro di debito, un sistema di autonomie indebitato solo per opere di investimento, una protezione civile modello; abbiamo affrontato le crisi positivamente, è stato ridotto il picco di debito della regione, tutto questo disturbando il meno possibile lo Stato. Davanti a questo sforzo, il Governo centrale ci ha mandato la grandine sul raccolto e ci lascia il simulacro dello Statuto.

 

 

A concludere la seduta celebrativa è stato il presidente della Regione Renzo Tondo, che ha tratteggiato i passi più significativi della storia di un’autonomia regionale lunga cinquanta anni.

Il 31 gennaio 1963 – ha affermato – superate le remore imposte dal Trattato di pace del 1947 e, con esse, la riserva contenuta nella decima disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica, nasceva questa Regione. Essa ha rappresentato un unicum in Italia non solo per la sua originaria composizione, ma soprattutto perché, fin dall’inizio, fu definita come l’ultima delle Regioni speciali e la prima delle Regioni a statuto ordinario. Meno forti erano infatti i poteri assegnati, ma soprattutto la dotazione finanziaria spettante fu molto più ridotta rispetto alle altre autonomie allora esistenti.

Dopo aver ricordato i presupposti e i passaggi che portarono alla promulgazione dello Statuto di autonomia, Tondo ha evidenziato come i primi decenni furono dedicati soprattutto a consolidare un’unità regionale che non traeva origine da condizioni geografiche e storiche, bensì essenzialmente politiche: lo dimostra il dibattito nell’Assemblea costituente e ne è prova l’emendamento che ha sancito la specialità, proposto alla Costituente quasi all’ultimo momento, che ha fissato e fatto approvare la denominazione della Regione e la sua composizione territoriale, come poi sancita dall’articolo 116 della Costituzione.

Da quel momento ci si preoccupò innanzitutto di risolvere il problema della marginalità del nord est, geograficamente mutilato, ma soprattutto posto lontano dalle realtà più centrali ed economicamente più dinamiche del Paese, e inoltre con un territorio disomogeneo e caratterizzato dalla presenza di importanti minoranze linguistiche. La marginalità geografica, se non superata, avrebbe creato emarginazione economica e avrebbe consolidato la situazione di sottosviluppo in cui versava il confine orientale.

In questa logica e con questo obiettivo primario – così ancora il presidente Tondo – sono state portate avanti iniziative fondamentali come l’autostrada che collegava Trieste e Udine al Veneto, affidata in concessione alla Regione. Analogamente, sono state poi gestite e vinte le grandi sfide che l’Istituto regionale ha dovuto affrontare, la ricostruzione del Friuli dopo il devastante sisma del maggio e settembre 1976 e il trattato internazionale italo jugoslavo di Osimo del 1975, che interessò la provincia di Trieste.

Siamo fieri, come cittadini di questa regione, di aver potuto e saputo in quegli anni decisivi, grazie alla solidarietà nazionale e all’impegno della popolazione e della sua classe dirigente, ricostruire un dinamico tessuto economico e soprattutto di aver completato una rete infrastrutturale all’avanguardia. Le risorse per la ricostruzione hanno generato l’autostrada per Tarvisio, cioè per il nord Europa, l’ammodernamento e il raddoppio della ferrovia Pontebbana e lo scalo di Cervignano. Le risorse di Osimo hanno poi completato le strutture del confine, gli autoporti e finanziato la grande viabilità.

La riflessione di Tondo si è quindi spostata sul tema del regionalismo e dell’autonomia. Siamo consapevoli – ha affermato – che l’Italia è stretta dai vincoli imposti dall’Unione europea, che il debito pubblico accumulato è enorme, che la spesa va drasticamente ridotta e riqualificata. Ci chiediamo però se quest’opera debba essere necessariamente compiuta mortificando le autonomie, le Regioni come pure le Autonomie locali, tanto più se queste autonomie hanno potuto rappresentare concretamente la propria virtuosità.

Il Consiglio regionale è stato eletto non solo per rappresentare il territorio, ma prima di tutto per valorizzare e, se necessario, per difendere l’autonomia, definita dalla Costituzione e sancita dallo Statuto costituzionale. Noi riteniamo che la specialità sia attuale nella misura in cui adeguiamo il cambiamento globale alle esigenze del territorio. La specialità della nostra Regione non ha soltanto profonde radici storiche, in quanto la sua collocazione geopolitica ancora oggi richiede strumenti specifici di intervento, anche dopo la caduta dei confini politici in questa parte dell’Europa. Le nostre imprese subiscono la concorrenza dei Paesi vicini dove sono in vigore più favorevoli regimi di tassazione e di lavoro. Per questo è stato importante aver ottenuto, nel percorso di attuazione del federalismo fiscale, la possibilità di introdurre in Friuli Venezia Giulia una ‘fiscalità di sviluppo’. Senza contare i costi dell’energia, un problema che vale per tutte le imprese italiane, ma che qui da noi diventa pressante.

A giustificare la specialità – ha sottolineato Tondo – c’è poi la presenza di minoranze, il nostro ruolo storico e geopolitico di cerniera con i Paesi del Centro e dell’Est che ha posto il Friuli Venezia Giulia nel cuore dell’Europa. Un ruolo che intendiamo rafforzare al servizio del Paese, anche grazie al progetto di Euregio Senza Confini sottoscritto il 27 novembre 2012 con Veneto e Carinzia.

L’autonomia – a giudizio di Tondo – non va rivendicata come diritto, ma conquistata con l’autorevolezza e l’efficienza, e va difesa con i fatti, i comportamenti, i numeri soprattutto vogliamo coniugarla con la parola ‘responsabilità’.

La Regione Friuli Venezia Giulia è una delle poche, forse addirittura l’unica Amministrazione pubblica territoriale, Stato compreso, ad aver ridotto drasticamente, nel corso di questa ultima legislatura, il debito regionale, precedentemente prodotto e autorizzato. Questo, a nostro avviso, è il modo che dovrebbe essere comune a tutti, per concorrere efficacemente a risanare il Paese, non già quello di tagliare i servizi necessari per i cittadini, con il rischio di intaccare i livelli di assistenza.

Siamo stati, inoltre, i primi in Italia con le sole Regioni e Province speciali dell’arco alpino, ad aver aderito spontaneamente e tempestivamente all’intesa con lo Stato per il contributo di solidarietà a favore delle Regioni più svantaggiate, patto rimasto però un concorso virtuoso ma isolato a tre sole Regioni. E ci siamo sobbarcati, anche per conto dello Stato, la realizzazione di una struttura impegnativa come la terza corsia dell’autostrada sulla direttrice europea del corridoio quinto.

Nonostante questo impegno e nonostante le risorse riservate dallo Statuto siano state sin dall’origine percentualmente le più contenute – così ancora il presidente Tondo – la Regione è stata oggetto nell’ultimo periodo di tagli lineari, incompatibili con gli impegni che essa deve onorare rispetto a un territorio dove sanità, trasporto pubblico e soprattutto la finanza degli Enti locali gravano interamente sul bilancio regionale, a differenza di quanto avviene per le altre Regioni italiane.

Rispetto alla sanità, che occupa più della metà del bilancio regionale, Tondo ha ricordato che nel 1996 la Regione ha deciso di uscire dal Sistema sanitario nazionale e da allora ha gestito la sua sanità in piena autonomia, senza aver mai avuto bisogno di chiedere allo Stato risorse aggiuntive. A ciò si aggiungono strumenti quali il Fondo per l’autonomia possibile, destinato al sostegno di persone gravemente in difficoltà, portato a zero dal Governo attuale e che la Regione ha scelto di garantire con le stesse risorse.   La celebrazione dei primi 50 anni della Regione autonoma – ha concluso Tondo – non sarebbe tale senza il ricordo, il riconoscimento e il ringraziamento a tutti coloro che hanno in questo lungo arco di tempo rappresentato e difeso l’istituzione regionale, dedicando la parte più importante della loro vita e tutto l’impegno professionale. E tutti siamo consapevoli che nulla di quello che è stato fatto in questi anni sarebbe stato possibile senza la responsabile partecipazione, collaborazione e anche il sacrificio della nostra gente, che oggi merita qui un forte attestato di stima.

Con l’intervento del presidente Tondo si è conclusa in Consiglio regionale la cerimonia celebrativa per il 50° dalla promulgazione dello Statuto di Autonomia della Regione Friuli Venezia Giulia.

Redazione

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